Carni De Caro

Quando mangiare sano è una questione di famiglia

In una terra come l’Irpinia, per decenni, per mangiare carne buona di accertata provenienza, quasi tutti si rivolgevano ad un “contadino di fiducia”. Qualcuno che oltre a coltivare ortaggi, allevava qualche animale ed era garanzia di genuinità per tutti coloro che vivevano di mestieri legati ad altri settori. Con il passare del tempo, la grande distribuzione ha preso il sopravvento. Al carretto del fattore si è sostituita la confezione del supermercato. Alla sicurezza della provenienza, la fiducia in un’etichetta.

Ma, per fortuna, ci sono aziende dove la carne è ancora una vera questione di famiglia, non soltanto perché tutto è gestito dallo stesso nucleo parentale, ma anche e soprattutto perché le scelte compiute guardano ai clienti come a dei veri e propri congiunti.

Carni De Caro non è solo un marchio, almeno non per gli irpini. È un simbolo di qualità che ha attraversato la storia, e si è rinnovato senza perdere mai le sue radici.

Oggi, alla guida di una ditta che vanta oltre 70 anni di vita, ci sono due fratelli della terza generazione dei De Caro imprenditori, Antonio (responsabile commerciale) e Alfredo (responsabile amministrativo). In ogni loro parola trasmettono il grande senso di responsabilità, nonché la gioia, derivate dal far parte di un mondo il cui risultato finale è ben più grande della somma delle singole parti.

«Con il tempo sono sicuramente cambiate delle cose, il progresso tecnologico ha riguardato anche noi. Ma una cosa che non è mai cambiata è la filosofia alla base di tutto il nostro lavoro: la ricerca della qualità. Siamo degli artigiani e fieri di esserlo. Le tecnologie e l’ammodernamento dei processi non hanno modificato il nostro approccio o le metodologie», spiega Antonio. «Tutto è cominciato nel 1943 con nostro nonno, del quale porto il nome, Antonio De Caro. Aveva uno stabilimento a Pietradefusi, dove allevava polli e ne lavorava le carni».

«All’epoca non esisteva la cultura del comprare l’animale già morto e lavorato per essere solo cucinato – aggiunge Alfredo – Pare che il nonno sia stato il primo al Sud Italia ad avere l’idea di vendere il pollo già morto, intero. Poi si è iniziato a sezionare le carni e a vendere separatamente il petto, le cosce e tutto il resto. Proprio mentre cominciavano a cambiare le cose, è subentrato nostro padre».

Con Giovanni De Caro l’azienda cresce e si specializza nella lavorazione delle carni bianche, decidendo di affidare l’allevamento a collaborazioni esterne: «Aumentando la mole degli affari, la filiera diretta diventa impossibile. Per fare bene le cose non bisogna disperdere le energie. Abbiamo degli allevatori che lavorano per noi e che garantiscono, naturalmente, i nostri standard di qualità. Tutte le nostre carni, ad esempio, provengono da ditte che hanno un terzo degli animali per metro quadro rispetto alle quantità dei normali allevamenti intensivi», riprende Antonio.

Giovanni poi conosce Carmela D’Arienzo, che inizia a collaborare con l’azienda di famiglia a tutti gli effetti. I due si sposano e, nel ’92, decidono di spostare lo stabilimento ad Arcella, più vicino al cuore imprenditoriale d’Irpinia e al capoluogo. L’incremento commerciale è enorme. Vengono aperti sette punti vendita in provincia e gli articoli iniziano ad essere meglio differenziati. «E molti vengono ancora prodotti e venduti esattamente come 30 anni fa – aggiunge Alfredo – Con papà siamo passati dal marchio storico “Pollo de Caro” a quel “Carni De Caro” che tutti oggi conoscono, perché abbiamo acquisito la gamma di suini, ovini, bovini e salumi che ancora trattiamo». Questo è il valore aggiunto che apporta Giovanni, che è ancora il punto di riferimento del negozio di Avellino, mentre Carmela è ormai conosciuta come la “Signora” che cura i rapporti con i grossisti. Ma è già da qualche tempo che sono subentrati il loro primogenito Antonio e subito dopo Alfredo. Angelo, il più piccolo, si sta ancora dedicando agli studi, ma i maggiori lo aspettano.

I fratelli De Caro sono stati presenti nella vita dell’azienda fin da piccolissimi. Giravano nei reparti al seguito dei grandi e “rubavano” il mestiere con gli occhi. Appena raggiunta l’età giusta, niente più estati in giro, perché vengono passate a lavorare in ditta. Solo dopo gli studi e l’esperienza, arriva il posto al vertice. La vendita al dettaglio viene concentrata in un grande punto vendita di Avellino mentre quelli in provincia, tranne a Montemiletto, vengono chiusi, perché si preferisce convogliare energie e saperi soprattutto nella lavorazione. «Più che ad espanderci, siamo interessati a consolidare quello che hanno fatto i nostri genitori – riprende il maggiore dei De Caro – Abbiamo il Bollo CE e riforniamo tantissimi negozi della provincia e della regione. Ad oggi, abbiamo circa 500 clienti all’ingrosso, tra macellerie e supermercati, minimarket e ristoranti. Ci sono attività che serviamo da oltre 40 anni. E non c’è avellinese che non sia passato per le carni fresche, oppure per la gastronomia, dal punto vendita di Piazza Kennedy». Anzi, “Piazza Macello”, per restare nel familiare.

I due fratelli sono i primi ad arrivare a lavoro e gli ultimi ad andare via, e per quanti credono che sia difficile lavorare tra consanguinei, Antonio ha la risposta pronta: «Non litighiamo mai, ma non siamo mai in pace. Ci confrontiamo sempre. Alfredo è iper-preciso e ama progettare. Io sono più istintivo: agisco, magari sbaglio, ma procedo. Ci compensiamo».

Nonostante i ruoli di entrambi siano ben chiari e riguardino delle responsabilità specifiche delle aree commerciali e amministrative, i fratelli sono vigili su tutti i procedimenti e i passaggi della lavorazione: «“Tocchiamo” con mano tutta la situazione – continua Alfredo – Abbiamo dei collaboratori molto validi, ma non manchiamo mai, ad esempio, di andare personalmente nelle celle a controllare il prodotto».

Le eccellenze De Caro sono naturalmente le carni bianche, in particolare diverse razze di polli e tacchini, ma anche selvaggina pregiata, come quaglie e faraone. «Per le carni rosse non siamo entrati nel grande mercato. Facciamo una ricerca accurata di razze presenti sul territorio e macellate in loco. Come frisone, marchigiane, pezzate rosse e podoliche. Dopo gli immensi sacrifici dei nostri genitori ne stiamo raccogliendo i frutti. Vogliamo rafforzare quello che è stato fatto perché siamo orgogliosi di appartenere ad una realtà che è riuscita a resistere negli anni alle difficoltà, alle crisi economiche e di settore. Ci sono dipendenti che sono con noi da oltre 30 anni, siamo davvero una grande famiglia al di là del legame di sangue, e il nostro intento è migliorarci continuamente», aggiunge Antonio, che spiega come il punto vendita in città sia il vero cuore dell’azienda, «perché ci consente di avere il rapporto diretto con il cliente finale. Mio nonno è stato il primo a capirne l’importanza, quando ha aperto il suo a Pietradefusi. Aveva anche un galletto che era un po’ la sua mascotte, ed era diventato famoso nei dintorni per questo».

Il primo locale era piccolissimo, appena 11 metri quadrati, ma pian piano si è ingrandito e, oltre alla vendita di carni crude, ha inserito il Pronto Cuoci: pietanze già preparate che devono solo essere cotte, alle quali aggiungere il proprio tocco personale.

Ma la vera svolta, arriva tre anni fa con l’Home & Street Food: succulenti panini e saporiti piatti caldi da scegliere e ritirare in un angolino fronte strada. L’idea iniziale è di Antonio, che da sempre gira il mondo e capisce subito che questa tipologia di ristorazione già molto diffusa in Europa è, invece, ancora del tutto sconosciuta a casa, ed è perfetta per essere proposta accanto al loro punto vendita: «Ho realizzato il mio desiderio: avere una finestra sulla cucina di mia madre. All’inizio c’è stata qualche resistenza, come sempre accade quando i giovani propongono un cambiamento. Ma l’ho spuntata e ho avuto carta bianca. Ero sicuro che sarebbe stato un successo e la riconoscenza dei clienti, i complimenti ricevuti, mi hanno ripagato di tutto». Nell’Home & Street Food, il primo di Avellino, celebrato anche dalla famosa trasmissione televisiva Linea Verde, vengono cucinate ogni giorno solo cose genuine. Anche le verdure sono sempre fresche e preparate al momento.

«Il nostro è uno street food puro: non si può entrare da nessuna parte, ma solo ritirare il cibo – asserisce Alfredo – È stata davvero una soddisfazione il grande riscontro ottenuto». Immediatamente riconfermato, appena le restrizioni dovute all’emergenza covid sono state allentate. Mentre la situazione in sala produzione  non è poi cambiata: «Abbiamo sempre seguito ferree direttive. Mascherine, sanificazioni, per noi erano già all’ordine del giorno».

Cosa c’è nel futuro della famiglia De Caro? «Saremo pionieri nell’inserire la gamma del cotto all’ingrosso – conclude Antonio – E proveremo ad allargare la finestra del nostro Street Food ad un territorio molto più ampio, ma con calma e progettualità perché resta fondamentale la qualità: portiamo sulle tavole dei clienti le stesse cose che mangeremmo in famiglia».