Feik, quando la cosa sbagliata è quella giusta da indossare

 Feik, quando la cosa sbagliata è quella giusta da indossare

Parla Petrozziello, co-ideatore del brand di T-Shirt che sta spopolando sui social

di Carmen Bochicchio

“Facciamo cose sbagliate” è il motto che campeggia sulla homepage del sito di e-commerce di un brand di T-shirt che due creativi avellinesi, poco più che 30enni, hanno chiamato provocatoriamente Feik proprio per richiamare una parola entrata nel linguaggio quotidiano spesso però in un’accezione negativa.

Ma non è questo il caso e il perché ce lo spiega Paolo Petrozziello che, insieme a Giuseppe Cucciniello, ha scelto la strada dell’imprenditoria sulle orme della passione comune per la comunicazione, il digital marketing e la grafica.

Quando e come è nato il brand Feik?

La brandizzazione di questa attività risale all’estate scorsa quando ha fatto il suo ingresso in campo Giuseppe per il varo del sito on line ma l’idea mi è venuta nel 2016, anno in cui ho iniziato a pubblicare sul profilo Facebook le mie creazioni dopo aver trascorso l’adolescenza a realizzare grafiche per magliette che stampavo per uso personale. Ben presto mi sono ritrovato con amici e conoscenti che mi commissionavano la produzione delle T-shirt. Ho iniziato così una distribuzione tra intimi che man mano si è allargata. L’idea delle magliette apparentemente “sbagliate” ma in realtà originalissime e divertenti iniziava a suscitare interesse. Per tutto questo devo ringraziare di essere stato ad un concerto a Salerno…

Feik

Perché? Spiegati meglio.

Il tutto è nato davanti ad uno stand di magliette allestito in occasione di un concerto a Salerno. Ho notato una T-shirt con l’immagine stampata di Eddie, la mascotte degli Iron Maiden, ma con la dicitura Metallica. Due gruppi metal diversissimi e da sempre in competizione. Questo errore, questa contrapposizione tra grafica e scritta mi ha aperto un mondo. Ho comprato quella maglia e da quel momento ho iniziato ad individuare, scegliere e coniugare in un solo contesto messaggi e personaggi apparentemente contrastanti o addirittura antitetici.

Una comunicazione dirompente, direi, in una società che spinge per un’omologazione di massa…

Esatto! Io penso che realizzare cose sbagliate non sia sbagliato ma costruttivo. Aiuta a crescere e a fare esperienza. Avvicina le persone perché le induce a riflettere e a capire senza dover necessariamente giudicare. E poi chi decide ciò che è giusto e ciò che non lo è? Dietro ogni singola T-shirt c’è un lavoro creativo notevole finalizzato a catturare la curiosità del potenziale acquirente. Noi ci rivolgiamo ad un target che va dai 25 ai 40 anni, ma strizziamo l’occhio pure ai giovanissimi con i loro tormentoni social, anche se ad ispirarci maggiormente sono i protagonisti e le atmosfere dei mitici anni ’80-‘90.

Prossimi progetti?

In questo periodo di quarantena abbiamo avuto il tempo di dedicarci alle nuove T-shirt, a parte la linea Gradoni riservata alla ri-edizione delle magliette vintage dell’Avellino Calcio che sta riscuotendo altrettanto successo. Dopo l’estate saremo impegnati nella versione invernale di Feik con la produzione delle felpe. Il sogno che coltiviamo è rafforzare il brand e realizzare tutti i capi di un unusual wear, conservando sempre la nostra identità.