Villanova del Battista

Uno sguardo oltre il confine

di Floriana Giardino

Nell’entroterra nascosto della nostra Irpinia, c’è un posto a tanti sconosciuto, forse da qualcuno dimenticato, Villanova del Battista.

Scrisse Ottaviano Silano: […] Na vota si chiamava Pulcherino e prim’ancora si riceva Palumbino. Strurièrono questa terra tirramoti e uerre, ma Albanisi e Scavuni la facierono nova e ra tanne si chiama Villanova. Nu nome nuovo pi’ na terr’antica, ra sempre canercia cu chi la fatica; terra amara, terra amata, terra cara, terra uriàta,ma sempre risiderata pure ra quiri che l’hanno abbandonata […]

La storia di Villanova è molto tormentata. Troppe volte vittima di una furia cieca e buia: guerre, invasioni, infiniti terremoti hanno continuamente distrutto la memoria di questo posto. Sono tutt’ora in corso le ricerche sulla discendenza del popolo di Villanova, discendiamo dall’Albania, dalla Romania o dalla Dalmazia? Villanova è l’antica Polcarino, Pulcherino o Palumbium/Palumbinum? I quesiti sono tanti, le risposte sono poche e non del tutto certe.

A 747 m. di altezza, Villanova, ospita una vista panoramica mozzafiato. Essa abbraccia la sommità di questo grazioso e piccolo paese, formando una corona che consente di perdersi negli orizzonti circostanti. In ogni singolo momento dell’anno è pervasa da un alone misterioso, quasi magico, che conduce il visitatore a fondersi con il suo silenzio, quasi come se quest’ultimo volesse essere ascoltato.

Usi, costumi, tradizioni ancorate e dimenticate, storie, racconti, leggende e magia fanno sì che il visitatore ne resti affascinato.

Tradizione secolare, a dir poco immemorabile, è il tiro del Giglio, il gigante di Paglia. Un percorso per gli occhi e per l’animo: dai semplici fasci di grano all’elaborazione in ghirlande di spighe, fino alla paglia intrecciata che diventa scultura, scenografia, architettura nelle pazienti mani di antichi maestri e di giovani e bambini che onorano e portano avanti la tradizione. Una forte religiosità, il tenace attaccamento alle tradizioni, l’amore per la terra hanno generato e nei secoli producono una cerimonia celebrativa che rendono unico questo evento.

Ma Villanova guarda anche verso il futuro abbracciando pur sempre il passato. Passeggiando per i vicoli del “Paese Vecchio”, si giunge all’Arco degli Schiavoni, che ricorda l’origine o la ricostruzione del paese da parte di una colonia di Slavi. Si ha motivo di ritenere che gli Slavi erano già a Polcherino prima ancora di fondare la chiesa madre, precedentemente al XV secolo. Si narra che nei pressi dell’arco vi erano le cantine famose per il fresco secco, in quanto scavate nel sasso. Sopra l’arco vi era l’abitazione del custode della Porta degli Schiavoni e la sede del Regio Giudicato Circondariale (1817-20). 

Oggi, una volta attraversato l’Arco, dinanzi al visitatore si erge il MUMUT (Museo Multimediale della Transumanza), una struttura moderna e particolare che gioca con la luce e con l’acqua per esaltare il paesaggio circostante. Non è un caso il gioco creato con l’acqua, in quanto il museo è stato costruito nelle antiche vasche di contenimento dell’acqua realizzate in epoca fascista. Difficile descrivere i colori, i suoni che si provano mentre si passeggia all’interno del museo. È un chiaro invito a visitarlo.

Questo posto sconosciuto ai più, si può raccontare, descrivere o immaginare attraverso i libri e le storie. Ma bisogna viverlo, vederlo, sentirlo. Almeno una volta.

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