Torre Le Nocelle

 Torre Le Nocelle

Dall'antichità al presente

Adagiato ai piedi di una verde collina, sul versante sinistro del fiume Calore, Torre le Nocelle è un grazioso centro di circa 1200 abitanti le cui origini risalgono a un’epoca remota.

Nel territorio del comune sono stati rinvenuti oggetti di epoca romana e preromana, tombe, ruderi, i resti di un acquedotto romano che costeggiava il fiume Calore, petroglifi e persino fossili di alghe marine risalenti a 200 milioni di anni fa.

Nella piazza principale del paese, non lontano dal Monumento ai Caduti, e inglobata nelle mura di Palazzo Penna, si trovano due epigrafi in lingua latina, risalenti al II secolo d.C.

L’etimologia del toponimo (dal latino “turris” , torre), suggerisce la presenza di una torre di avvistamento di età normanna che fungeva da baluardo difensivo.

Il nucleo primitivo del borgo viene citato per la prima volta in alcuni documenti di epoca angioina con il nome di “Turrecella”. In epoca medievale appartenne ai feudi di Montemiletto e di Montefusco. Nel 1412 il comune fu denominato, per l’appunto, “Torre di Montefuscolo”, in quanto circondava la baronia di quella che fu la capitale della Provincia di Principato Ultra.

L’attuale nome geografico è attestato a partire dal 1727.

Agli inizi dell’Ottocento, con l’abolizione del feudalesimo, gli abitanti del luogo pretesero l’autonomia e nel 1810 si rivoltarono contro la casata dei Di Tocco di Montemiletto (già signori del circondario di Benevento nei primi decenni del 1100), acquisendo il possesso delle attuali contrade Starse e Bosco Faiano.

Nel Settembre del 1860, un anno prima della proclamazione dell’Unità d’Italia, Torre le Nocelle fu teatro di una sanguinosa rivolta messa in atto dai reazionari filoborbonici contro i liberali garibaldini, che determinò la caduta del governo provvisorio che si era instaurato nella cittadina.

Gli abitanti del posto, comunemente chiamati “torresi”, sono molto legati al culto di San Ciriaco, le cui reliquie sono conservate nel busto ligneo raffigurante il martire – giustiziato ai tempi dell’imperatore romano Massimiano -, esposto nell’omonimo santuario, edificato nel XVIII secolo e riattato dopo il sisma del 1980.

Il nucleo originario della chiesa, inzialmente denominata di Santa Maria Maggiore, risalirebbe ai primi decenni del 1100.

Il campanile, staccato dalla chiesa madre, con la caratteristica cupola “a cipolla”, fu edificato nel 1719 sulle rovine dell’antica torre che svolgeva funzioni difensive, come indica una iscrizione in latino situata sulla porta della struttura.

Dal 1635 – anno della traslazione di una parte delle reliquie del martire originario della Tuscia -, ogni 8 Agosto frotte di pellegrini provenienti da tutta la provincia Irpina si recano al santuario per venerare il protettore dalle tentazioni, dalle possessioni diaboliche e, si dice, dalle malattie degli occhi.

Il 16 Marzo si celebra il dies natalis (il giorno della morte secondo la Chiesa Cattolica) del Santo che, secondo la leggenda, entrato nelle grazie di Diocleziano, avrebbe liberato dal demonio Artemisia, figlia dell’imperatore.

Si narra altresì che in Persia Ciriaco abbia compiuto una analoga guarigione con la figlia del re Sapore, Giovia.

Ciriaco di Roma (al secolo Sesto Sessio), filosofo di professione, spogliatosi di tutti i suoi averi, prestò aiuto ai poveri e ai bisognosi. Si convertì al Cristianesimo e fu Diacono della Chiesa di Roma sotto Papa Marcello I. Fu imprigionato, torturato e decapitato nel 303 sulla via Salaria a Roma ed il suo corpo trasportato al VII miglio della via Ostiense.

Il culto di San Ciriaco è diffuso in molte località italiane e all’estero: è patrono di alcune località della Germania e di Ibiza, in Spagna, ma il culto del santo è presente anche in Francia, Austria, Lussemburgo, Belgio, Inghilterra e tra gli emigrati torresi a Boston, dove si trova una effigie del martire, custodita nella chiesa di Saint Leonard nel North End. La copia del simulacro fu trasportata negli Stati Uniti il 23 Novembre 1917 da Florindo Cirignano, nonno dell’omonimo appassionato di storia ed etnografia che ci fornisce un resoconto dettagliato e affidabile della storia e del folklore del paese.

Non lontano dal Santuario intitolato al patrono si trova la chiesa conosciuta come Oratorio di San Ciriaco, verosimilmente edificata dopo l’anno mille. L’edificio servì da penitenziere, poi funse da asilo infantile “gestito da buone suore”. Qui si possono osservare due colonne di marmo cipollino provenienti, presumibilmente, da un tempio pagano.

L’economia del paese è di stampo rurale, tuttavia sono presenti anche imprese del settore secondario di discreta entità. Malgrado ciò anche qui, come in tutta la provincia irpina, persiste la diaspora verso le regioni del Nord d’Italia e l’estero.

A causa del permanente sottosviluppo del meridione questo processo di desertificazione demografica continua a svuotare il comune: i giovani laureati lasciano il luogo natale per cercare fortuna altrove e gli studenti preferiscono frequentare atenei lontani.

Torre Le Nocelle rischia di piombare in un sonno perpetuo, nonostane alcuni tenaci resilienti (amministratori, imprenditori e giovani ispirati), si stiano adoperando per favorirne lo sviluppo, la riqualificazione e per promuoverne la cultura e il patrimonio storico e artistico.

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