Sant’Angelo a Scala

 Sant’Angelo a Scala

L'antica Asculam

è quasi certo che la città tardo romana di Asculam, sorta sulle rive del ruscello San Giulio, che segna il fondovalle del versante est dei Monti del Partenio, sia il primo agglomerato urbano di Sant’Angelo a Scala alle falde del monte Vallatrone.

Il nome Angelo evoca quello di San Michele Arcangelo, il cui culto fu diffuso dai Longobardi che gli neressero una piccola chiesa, citata in un documento del 402. Quanto alla specificazione “a Scala”, “ad scalas“  vi sono più tesi: per la configurazione delle montagne che circondano il borgo, per la stradina a scale che collegava il borgo alla chiesa di San Michele, infine, per le sue stradine a scala. Con i Normanni, Sant’Angelo divenne feudo, passando da un signore all’altro fino ad arrivare ai marchesi Carafa nel1466 e ai Marchesi Salvo, ultimi feudatari. Negli anni cinquanta i residenti erano 1500, ma a cominciare dagli anni sessanta molti di essi emigrarono verso “nuove terre” abbandonando la campagna, poco redditizia e privilegiando le città alla ricerca di opportunità di lavoro. Le conseguenze di questo esodo furono lo spopolamento del paese e il depauperamento socio-economico. Oggi, il numero dei residenti è dimezzato e, per di più, gli abitanti effettivi sono poche centinaia. Neppure con il tragico sisma del 1980, il paese ha avuto quella crescita e quello sviluppo che ci si aspettava.

Eppure Sant’Angelo a Scala possiede una ricchezza storico, artistica, paesaggistica notevole che avrebbe potuto essere il volano motore di un rilancio socio-economico-culturale, capace di invertire il flusso migratorio di tanti giovani e meno giovani disoccupati e il mancato rinnovo generazionale. La valorizzare dei propri tesori avrebbero potuto cambiare la sua storia.

Tanti i siti da rivalutare: i ruderi dell’“Abbazia di San Marco  del IX secolo, fondata dai Benedettini ”neri”, sita alle falde dell’ Eremo di San Silvestro I papa, meta di antichi pellegrinaggi per le fonti di acque “miracolose”. Quando l’abbazia di San Marco fu soppressa, cedette il titolo abbaziale alla chiesa di San Giacomo Apostolo, del 1600, costruita su una più antica del 1375. Al suo interno si possono ammirare  stili architettonici diversi, la statua di porcellana del 1700 della SS.Incoronata di Giovanni da Nola detto il Merliano,  la statua lignea settecentesca di San Michele Arcangelo, la teca con le reliquie di San Silvestro I papa, l’organo a mantice del ‘600, il reliquario con i resti di San Giacomo, gli altari barocchi e alcune tele del 700.Esternamente si possono ammirare la fontana e il lavatoio pubblico. A monte si ergono i ruderi del castello e del palazzo – foresteria dei marchesi Carafa, mentre a valle si trovano le Grotte Paleolitiche e le Tombe Sannitiche. La ricchezza ambientalistica di Sant’Angelo a Scala la si scopre percorrendo le strette stradine del borgo, visitando i luoghi ameni lungo il corso del San Giulio come “Le Briglie”  e i vecchi mulini. Tra la gli alti faggi e i castagneti, infine, a circa 1100 m.s.l.m, sorge un luogo incantato: “la piccola Pompei del Partenio”, i ruderi del grande Convento Camaldolese della SS.Maria Incoronata. Quelle pietre e quegli archi raccontano accattivanti storie: la vita e la fine del Convento fatto distruggere da Giuseppe Bonaparte, nel 1806, per aver dato ospitalità al mitico brigante “Fra Diavolo”. Tra i grandi personaggi storici santangiolesi citiamo il papa Paolo IV, Carafa e il grande compositore del ‘600 Pietro Auletta.  La speranza di un concreto rilancio culturale, sociale ed economico del territorio è, oggi, riposta nelle giovani generazioni che operino per la sua valorizzazione e promozione. Ciò che la nostra e le precedenti generazioni non hanno saputo realizzare, per rendere fruibile ai tanti possibili turisti le bellezze di Sant’Angelo a Scala.

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