Paolo Landi svela i segreti di Visit Italy

 Paolo Landi svela i segreti di Visit Italy

“Investimenti, competenze e uno staff felice: da soli e improvvisati non si vincono le sfide”

Se vi piace viaggiare, nelle vostre ricerche pre-partenza vi sarete di certo imbattuti in uno dei tantissimi canali “Visit” del web. Visit Greece, Visit Malta, Visit London e molti altri ancora, sono portali che forniscono al turista tutte le informazioni di cui ha bisogno per programmare una vacanza, stimolando la sua curiosità. Ma, se negli altri paesi sono gestiti dalle istituzioni pubbliche, Visit Italy è invece nato grazie all’intuito di due  privati. Una sfida vinta, cresciuta anno dopo anno, che ha reso visititaly.eu il Vincitore dei Web Award 2020, la più importante competizione dedicata alle eccellenze del web in Europa.

Paolo Landi, avellinese, è uno dei soci fondatori nonché direttore commerciale di Marketing Italia, realtà titolare del progetto Visit Italy e di tutte le sue ramificazioni, leader nella promozione e valorizzazione dei territori e delle destinazioni turistiche, il cui indotto lavorativo conta circa 250 persone in tutta Italia e due sedi: Napoli e Milano. Un’avventura in cui Landi si è lanciato dal 2016, dopo una trentennale esperienza nella direzione, gestione e formazione delle risorse umane in grandi aziende.

Com’è nata, quindi, l’idea di creare Visit Italy?

Durante un corso di formazione ho conosciuto Ruben Santopietro, il mio socio e direttore marketing. Ci separano 20 anni d’età, ma il feeling professionale è stato immediato. Ha avuto lui l’intuizione giusta perché ha intercettato il vuoto, nel nostro paese, dei canali Visit, e mi ha proposto di creare Visit Naples. Il progetto si è ingrandito fino a Visit Italy e, insieme, abbiamo stilato un modello di business, capendo come fare destination marketing in maniera sostenibile.

Come ci siete riusciti?

Un grande problema dei social è che bisogna sempre riversare contenuti, e per farlo ci vuole un grande investimento economico. Per dare vita ad un indotto di finanziamento, non beneficiando di soldi pubblici, abbiamo fatto incontrare realtà private e territori, chiedendo agli imprenditori di sponsorizzare i nostri contenuti: in cambio ne hanno ricavato visibilità e il riconoscimento di aver contribuito allo sviluppo della zona di appartenenza.

Poi, il team si è allargato…

È arrivato il direttore creativo, Massimiliano Marcucci. Essendo i social dal funzionamento intuitivo, tutti pensano di saper creare contenuti appetibili ma, per fare la differenza, bisogna affidarsi a dei professionisti. Lui ha una grande esperienza nel settore dell’industria creativa e nel video-content. È stato tra i fondatori degli Angels of Love, ha lavorato con nomi del calibro di Garrone e Battiato. Fondamentali sono anche stati gli innesti di Giuseppe Renzuto (direttore tecnico), Domenico Maschio (digital espert) e Francesca Annunziata (content manager). E un importante ruolo viene svolto dai nostri manager commerciali di riferimento su tutto il territorio: sono fondamentali.

Paolo Landi

Il successo di Marketing Italia risiede nella divisione dei ruoli?

In gran parte. Massimiliano pensa allo storytelling, a come veicolare il messaggio. Ruben si occupa delle dinamiche di digital e influencer marketing (è tra i 6 professionisti più autorevoli in Italia in materia). Io colloco il tutto sul mercato. Siamo fieri di poter dire che non c’è un attore dominante, ma uno staff solido e preparato. Il nostro modello è vincente fin dall’organizzazione, che sfugge le classiche dinamiche delle gerarchie frontali. Oggi, che moltissimi compiti sono svolti dalle macchine, l’elemento umano è fondamentale. In un team funziona chi si appassiona al progetto e viene gratificato nelle sue competenze. Inoltre, non lavoriamo secondo giorni e orari fissi, ma per obiettivi. Ci aggiorniamo ogni lunedì, ma ognuno gestisce il tempo in autonomia. L’importante è il risultato.

Qual è la vostra vision?

Portare l’Italia al primo posto nel ranking delle nazioni più visitate al mondo. In questo momento è in cima alle mete più desiderate, ma per visite è soltanto quinta. La nostra mission, invece, è valorizzare e promuovere le eccellenze dei territori italiani, raccontati dagli abitanti che li vivono. Non comunichiamo attraverso i modelli classici dei tour operator, ci affidiamo alle persone.

In cosa deve migliorare il settore della promozione turistica italiana?

L’Italia è sempre stata “venduta” dagli stranieri e per questo hanno avuto risonanza soltanto alcuni posti, come Roma, Venezia o la Costiera Amalfitana. Il circuito è sempre lo stesso. Oggi c’è bisogno di un tipo di marketing differente che, utilizzando la fama di queste zone come sponda, riesca a veicolare turismo in quelle limitrofe. Occorre investire nel digitale, perché i turisti oggi si orientano prima online. Non esserci in rete, è come non esistere. Ma bisogna affidarsi a dei professionisti dalle competenze dinamiche: in questo settore ciò che sappiamo oggi domani non vale più. Chi si improvvisa potrà anche avere dei risultati, ma sarà un caso fortuito e non ripetibile.

In Irpinia si parla molto di valorizzazione territoriale e di slow tourism, ma come dare contenuto a queste formule?

Dobbiamo innanzitutto riconoscere chi siamo, abbandonando i campanilismi. E capire che possiamo sfruttare la possibilità di essere vicini a zone che hanno, in termini turistici, un maggiore incoming. È molto difficile immaginare turisti stranieri che scelgano l’Irpinia come meta principale. Ma può esserlo di rimbalzo per chi si reca a Napoli o in Costiera. Nel frattempo, dobbiamo organizzare i servizi di accoglienza a sostegno e fare rete con tutti gli attori della filiera. Realmente, non per proclami. Nessuno ce la può fare da solo, ci andiamo a scontrare con dei colossi enormi. Oggi i turisti si lasciano ispirare dai social e si informano sul web. Al momento, una comunicazione social del “brand” Irpinia non esiste, si può costruire creando occasioni. Il territorio da solo non fa da richiamo, bisogna fornire un motivo per venirci.

Il turismo è uno dei settori che più ha sofferto la pandemia, eppure Marketing Italia ha aumentato il fatturato: com’è stato possibile?

La mentalità imprenditoriale fa la differenza nelle crisi. Durante il lockdown tutti erano online, ed in quel momento si sognava, si organizzava il prossimo viaggio. Appena le restrizioni sono terminate, ha vinto chi si è costruito visibilità e si è fatto intercettare. Noi abbiamo capito che l’opportunità era cambiata: i turisti non potevano venire, ma l’amore per l’Italia non si era fermato. Quindi abbiamo lavorato per crescere ancora di più nelle ricerche di chi voleva informarsi sul nostro paese, inaugurato nuove divisioni (come il Made in Italy), creato eventi virtuali a pagamento (come un corso sulla pizza). Abbiamo rischiato, e questo ha pagato: oggi, se siamo noi a consigliare un tour, le persone si fidano di più.

Un consiglio per la ripartenza?

Essere liquidi, come l’acqua. Capire le tendenze del momento e lasciarsi trasportare senza farsi snaturare. Acquisire sempre nuove competenze, ribaltare i punti di vista e andare per tentativi. Non tutti avranno successo, ma è l’unico modo per capire cosa funziona. La vision e la mission sono importanti e non vanno cambiate, ma i modi per perseguirle sì.

Rosaria Carifano

Quarantotto pagine, patinate e a colori. Un sito agile ed intuitivo. Free-press bimestrale e giornale online, per un'Irpinia come non l’avete mai vista. Che siate irpini, oppure no