Montemiletto

 Montemiletto

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Dall'antichità al presente

L’attuale territorio del comune di Montemiletto, abitato fin dall’antichità, presenta testimonianze sia preistoriche sia risalenti all’età dei metalli e più recenti.

Le prime notizie certe sul centro abitato di Montemiletto risalgono invece al XII secolo. Il feudo fu proprietà dei Della Leonessa e dei De Tocco fino al 1806.

Il centro storico del paese si sviluppa attorno al Castello della Leonessa, situato in posizione dominante rispetto alle vicine colline irpine.

L’edificazione rientra nel vasto processo di incastellamento messo in atto su iniziativa signorile che nel basso medioevo ha interessato gran parte della valle del fiume Sabato allo scopo di riorganizzare il precedente modello di insediamento basato sugli abitati sparsi riferibili ad un assetto risalente all’epoca romana, al fine di sostituirli con quelli d’altura più sicuri e protetti in aree racchiuse, e al contempo poter esercitare un controllo diretto sulla principale via di transito tra la Campania costiera e la Puglia.

Costruito su di una vetta collinare calcarea, dominante sulle valli sottostanti, oggi è costituito da un impianto a pianta irregolare a forma vagamente pentagonale.

Il maniero si presenta munito di due alte torri angolari cilindriche di tipo angioino, di una quadrata detta torre dell’orologio, e di una terza, sempre a forma cilindrica che ora risulta inglobata all’interno di una struttura riadattata a terrazzo nella parte più alta, oltre a lunghe e alte cortine murarie in alcuni casi rinforzate con piccoli contrafforti.

Anche se non esistono fonti documentarie a tale riguardo, è alquanto verosimile che il primo fortilizio sorse già tra l’VIII e il IX secolo e cioè durante la dominazione longobarda.

Nel 1119 il castello venne distrutto e fatto incendiare, insieme a quello di Montaperto, da Rainulfo il Conte di Alife cognato di Guglielmo il Duca di Puglia durante la guerra combattuta contro Giordano il Conte di Ariano.

Nello spazio ora adibito a corte, durante i saggi esplorativi condotti dalla Soprintendenza Archeologica di Avellino, sono stati rinvenuti i resti di almeno quattro ambienti oltre ad un piccolo lembo di rivestimento pavimentale realizzato con blocchi di calcare legati tra loro con malta biancastra oltre alla presenza molto diffusa di tracce di combustione.

Nel corso del tempo il castello ha subito moltissimi interventi e ristrutturazioni che hanno profondamente mutato il suo aspetto originario, modifiche quasi sempre da ricondurre alle sue diverse destinazioni d’uso molte delle quali sono sicuramente avvenute in età angioina e poi in epoca rinascimentale trasformando la struttura, inizialmente adibita a fortilizio, in un palazzo gentilizio.

Il complesso architettonico, così come lo conosciamo ora, risulta quindi costituito da un multiforme corpo di fabbrica caratterizzato nelle cortine murarie da diverse tipologie costruttive, relative a più fasi racchiuse tra torri quadrangolari e cilindriche.

La planimetria attuale presenta tre corpi contigui aggiunti ad un primo nucleo costituito dalla torre quadrata, il donjon (Mastio), il nucleo più antico del complesso attualmente visibile, ovvero la struttura più alta e preposta alla difesa del complesso che inizialmente poteva avere anche funzioni abitative e che in ultimo, verosimilmente in età borbonica, venne adibita a carcere.

Grazie ad una platea del 1507, sappiamo che nel castello di Montemiletto vi era anche una cappella della Santa Croce, le torri erano dotate di merli e rivellini, vi era un giardino pensile con cisterna.

La Mostra sui graffiti del Mastio è nata su iniziativa del comune di Montemiletto ed è stata finanziata dall’Amministrazione Provinciale di Avellino. La progettazione e i contenuti multimediali sono affidati alla WPS multimedia s.r.l. di Roma, mentre l’allestimento delle sale è stato curato dalla ditta SO.ME. s.r.l. di Montemiletto.

I rilievi laser scanner 3D del castello e del mastio sono stati realizzati dallo studio associato PROECO di Siena di Alessandro Benvenuti. La mostra si sviluppa su due ambienti posti al primo piano del castello e in uno di essi è stata allestita una “sala immersiva” nella quale si può assistere alla proiezione di un filmato molto suggestivo, curato nei minimi dettagli dal prof. Giuseppe Di Giovanni, che fornisce preziose informazioni riguardo all’uso del mastio come luogo di detenzione.

www.montemilettomuseoeterritorio.it è il nuovo sito internet realizzato dal gruppo Kyme di Napoli, associazione culturale nata nel 2011 e di cui è presidente l’archeologa e consulente informatica Anna Abbate.

Riguardo al Museo l’ente comunale ha messo in atto le fasi propedeutiche indispensabili per la sua esecuzione e sarà realizzato dopo aver ottenuto tutte le necessarie autorizzazioni da parte dagli enti competenti.

La consulenza scientifica per l’allestimento del futuro Museo Archeologico è stata già affidata ad una nota archeologa, la professoressa Claude Albore Livadie, che ha curato anche tutti i testi riguardanti la parte archeologica del sito internet appositamente dedicato.

Il comune ha programmato anche un altro un evento denominato “la  memoria sepolta, vita pubblica e privata negli anni trenta del novecento”, mediante il quale si vuole far conoscere alcuni momenti di storia locale di cui si era persa quasi del tutto la loro memoria.

L’iniziativa prevede l’allestimento di una mostra fotografica all’interno del castello e la pubblicazione di un catalogo con immagini inedite.

Si tratta di circa 100 negativi risalenti agli anni 30 rinvenuti in modo casuale durante i lavori di ristrutturazione di un fabbricato situato in località Caponi.

Il materiale informativo raccolto, sotto forma di negativi su pellicola fotografica, restituisce  alla nostra comunità eventi, momenti di vita quotidiana, immagini di persone e paesaggi del nostro passato. La divulgazione di tali immagini, una vera e propria miniera di informazioni, contribuisce in modo significativo alla conoscenza del nostro passato e al contempo rappresenta anche un valido monito per le future generazioni.

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