Montecalvo Irpino. Pane, amore e… archeologia

 Montecalvo Irpino. Pane, amore e… archeologia

Il suo nome “ufficiale” è Vico de Cillis. Proprio come una storica famiglia nobiliare del paese che risiedeva nell’omonimo ed imponente Palazzo che sorge lungo Corso Umberto I, l’arteria principale dalla quale si dirama. Ma per tutti gli abitanti di Montecalvo Irpino, e non solo, quella viuzza stretta che porta allo scalone della Chiesa di Santa Maria Assunta è ormai nota come il Vicoletto degli Innamorati.

Certo, nell’epoca dei selfie guancia a guancia e delle foto social accompagnate da ardenti citazioni poetiche, un passato in cui fosse praticamente vietato mostrarsi in pubblico con il proprio partner appare lontanissimo. Invece, appena ancora pochi decenni fa, i giovani innamorati dovevano nascondersi, poiché non era consentito loro restare da soli. Camminare lungo quel vicolo, talmente stretto da permettere il passaggio di due persone solo a patto di avvicinarsi molto, era l’unico modo per i montecalvesi di essere davvero autorizzati a sfiorarsi. Lontani da occhi indiscreti, riusciva a scappare qualche carezza; regali e bigliettini potevano essere scambiati mantenendo quella che oggi tutti chiamiamo “privacy”; col favore del buio, veniva osato anche qualche bacio. La scusa ufficiale per passare di là senza destare sospetti? Il vicoletto è una vera e propria “scorciatoia” per raggiungere la chiesa.

Ma con lo spopolamento, le intemperie, il cambio delle abitudini, per molti anni quella stradina è stata abbandonata all’incuria, e il suo glorioso ruolo brillava soltanto negli occhi e nei ricordi degli anziani che raccontavano alle nuove generazioni cosa significasse innamorarsi ai loro tempi.

È nel 2017 che l’associazione “I Pupini”, presieduta da Gianluca Cardinale, decide di rimettere a nuovo il vicolo. Ripulito dai rifiuti e dalle sterpaglie, abbellito con cartelli colorati, fiori e frasi d’amore, è diventato una vera e propria attrazione “instagrammabile”. È meta di sposi per il servizio fotografico nel loro giorno speciale e anche di bambini che vogliono immortalare la loro comunione o il compleanno in una location “a colori”. Il giorno di San Valentino, poi, giovani del luogo vestiti con gli abiti tradizionali – come quelli ricchi di colore, pizzi e monili della storica figura della “pacchiana” montecalvese – fanno rivivere l’antico spirito della via, facendo da guida ai visitatori nella Montecalvo del passato, e degli amanti dagli sguardi rubati.

Decidere di recarsi a Montecalvo Irpino per uno scatto “di tendenza” nel vicoletto può essere l’occasione per scoprire tutto ciò che di particolare questo borgo ha da offrire.

Come la statua lignea della Madonna dell’Abbondanza, appartenuta alla famiglia di San Pompilio Pirrotti, al quale Montecalvo ha dato i natali. Ritrovata nel 2001 in un sottoscala del palazzo nobiliare, risale almeno al 1700 ed è oggi conservata proprio nella Chiesa di Santa Maria Assunta. Grazie alle donazioni della popolazione è stata restaurata e adornata di una preziosa corona d’oro, e i visitatori possono ammirarne una curiosa particolarità: la presenza, nella pupilla dell’occhio destro, dell’immagine di un teschio. Ciò la lega ulteriormente alla figura del santo irpino, famoso perché parlava e pregava con i teschi e invitava i fedeli a fare lo stesso con i resti dei propri defunti.

Molto interessante da visitare è anche l’antico Rione Trappeto, un quartiere rupestre dove si trasferirono i sopravvissuti alla devastante peste del 1665 dal vicino comune di Corsano, scavando grotte e caverne nel tufo naturale. Con l’ausilio di una guida esperta, che sa dove “mettere i piedi”, si potranno scoprire suggestivi scorci di un luogo che sembra essersi fermato nel tempo.

E come passare una giornata in paese senza un assaggio del famoso pane di Montecalvo? Dalla caratteristica forma circolare, e non ovale come le più classiche pagnotte, è ottenuto da farina di grano duro della varietà Saragolla.  La particolare composizione e lievitazione, hanno permesso al comune irpino di entrare a far parte dell’Associazione Nazionale “Città del Pane”.

Rosaria Carifano