Lacedonia, l’antica Akudduniad
di Michele Miscia
L’agglomerato urbano di Lacedonia insiste su una formazione tufacea ricca di cavità naturali da sempre utilizzate dall’uomo per gli usi più eterogenei. Alla fine del pleistocene, ovvero ad oltre diecimila anni or sono, risalgono i primi vestigi che attestano la presenza umana sul territorio: punte lapidee di freccia della forma detta “a mandorla” sono state ritrovate proprio nelle immediate prossimità delle grotte, a testimonianza del fatto che erano utilizzate dai gruppi di cacciatori e raccoglitori seminomadi alla stregua di ricoveri.
È molto probabile, dunque, che si sia sviluppata in loco una società rupestre della quale, però, si possono soltanto intuire i resti delle tracce cancellate inesorabilmente dal tempo. Comunque già in epoca sannitica Lacedonia, con il nome di Akudunniad, fu territorio di primaria importanza, considerato che in tutte le varietà tribali i Sanniti non usavano edificare agglomerati urbani lapidei, se non cinte murarie ciclopiche entro le quali ricoverarsi in caso di guerra, ma abitavano in vici et pagi sparsi nell’ager.
Dell’epoca ci restano importanti reperti, anche se molti di più risalgono al periodo romano, soprattutto a quello imperiale, nel quale insisteva un’arce, alla cui sommità campeggiava il tempio dedicato alla dea Iside in prossimità delle terme, del foro e di un grande anfiteatro, smantellato nel Settecento al fine di ricavarne l’attuale massiccio campanile lapideo della cattedrale. L’agglomerato urbano romano era di notevoli dimensioni visto che gli era attribuito lo status di municipium, sotto il nome di Aquilonia (in hirpinis), dotato di magistrature proprie.

Ulteriore importanza fu acquisita dal luogo con la fondazione, da parte di Francesco De Sanctis, di uno dei primi Istituti superiori dell’Italia unita, il celebre Magistrale, la cui edificazione risale al 1878. Molto importante è Lacedonia per i fedeli di san Gerardo Maiella, che visse in loco nell’adolescenza per quattro anno, compiendovi innumerevoli opere prodigiose, tra le quali il celeberrimo “Miracolo del Pozzo”.
Intorno a tale pozzo è nato il Museo diocesano dedicato al santo, che conserva reperti pregevolissimi, tra i quali il Trittico quattrocentesco di Andrea Sabatini da Salerno o l’edizione completa, in lingua francese, dell’Encyclopedie di Diderot e D’Alembert datata al 1754. Non mancano, insomma, attrattori culturali, tra i quali il Museo Antropologico Visivo Irpino.

Di recente Lacedonia ha ottenuto il riconoscimento da parte dell’UNESCO per la transumanza, pratica che è stata dichiarata patrimonio dell’umanità, a testimonianza della volontà di salvaguardia di tradizioni antiche che vanno riscoperte.