“Irpinia, see you soon!”

 “Irpinia, see you soon!”

Peter Cincotti, da New York al mondo con il cuore a Cervinara

In Italia, il successo presso il grande pubblico è esploso nel 2013, quando ha duettato con Simona Molinari al Festival di Sanremo nel brano “La felicità”. Ma Peter Cincotti aveva già alle spalle una lunga carriera e gavetta, e un grande amore ricambiato sia con il Belpaese che con l’Irpinia. Il jazzista newyorkese, come tradisce il suo cognome, è originario di Cervinara, e proprio con la comunità caudina ha instaurato uno stretto rapporto fatto di visite e concerti, culminate con il conferimento della cittadinanza onoraria 5 anni fa. In attesa di rivederlo da queste parti, ci ha raccontato un po’ di sé, della sua musica, delle sue radici.

Parlaci un po’ della tua famiglia. Come hai vissuto le tue origini italiane e che rapporto hai con l’Italia?

La famiglia del mio bisnonno è partita da Cervinara per raggiungere East Harlem, a New York, alla fine dell’800. L’ultima volta che ci sono stato ho fatto conoscenza con un sacco di “Cincotti”! Invece la famiglia di nonna proviene da Nord Italia, vicino Piacenza. Le mie origini contano moltissimo per me, e le tradizioni che mi sono state trasmesse negli anni sono una parte molto importante della mia vita. Considero l’Italia come una seconda casa, e non lo dico solo perché i miei antenati ne sono originari, ma perché vi ho trascorso moltissimo tempo, negli anni, esibendomi per il memorabile pubblico italiano, in così tanti posti. È sempre stato un paese che ha supportato la mia musica e la mia carriera in ogni tappa del percorso, e di questo sono molto grato.

Sei cittadino onorario di Cervinara e qui vivono alcuni tuoi parenti. Cosa significa per te avere un legame di sangue con una terra così lontana?

È stato un grande onore ricevere la cittadinanza, ed è qualcosa che conserverò tra i miei ricordi più cari, per tutta la vita.  Mi sento in stretta connessione con questa terra, la sua storia, la sua gente. Rammento benissimo la rassicurante sensazione di sentirmi proprio come a casa, e non vedo l’ora di tornarci ed esibirmi di nuovo.

Da sx: Pellegrino Casale (allora presidente del Consiglio comunale), Peter Cincotti, Filuccio Tangredi (all’epoca sindaco), Angelo Marchese (organizzatore visita Cincotti), Caterina Lengua (attuale sindaco di Cervinara).

Quando hai deciso che saresti stato un artista e quali sono stati i tuoi primi passi in questo mondo?

Credo di non aver mai davvero “deciso” di diventare un musicista, è qualcosa che semplicemente è successa. Ho iniziato a suonare nei nightclub di Manhattan quando avevo 12 anni, per poi passare ai pianobar, ai ristoranti, ovunque ci fosse un piano. Ho preso varie lezioni di musica negli anni, ma devo dire che ho imparato di più “lanciandomi” e suonando dal vivo. Inoltre, avere la possibilità di assistere a grandi performance live è la migliore formazione che si possa avere.

Cosa avresti fatto se non fossi diventato un musicista?

Non saprei proprio! Forse l’avvocato. Mi è stato detto che sono bravo nelle discussioni.

Qual è la tua fonte di ispirazione quando scrivi?

Tante cose, ma direi la vita in generale.  Esperienze, ricordi, relazioni, persone, ciò che osservo. Ecco perché è così importante vivere davvero la vita. Si può studiare tantissimo, ma non si avrà molto da dire se non si vive. Più fai esperienza e cogli occasioni, e più cresci come persona. Di conseguenza, più puoi attingere come autore.

Sei ancora, attualmente, il più giovane artista mai arrivato al 1° posto nella Billboard Jazz Charts. Cosa consiglieresti ai giovani che vogliano seguire le tue orme?

Che non basta solo volerlo. Ma consiglio di iniziare questo tipo di carriera solo a chi ne senta davvero la necessità, la vocazione. Non va perseguita per motivi di business. Vorrei che i miei stessi figli non decidessero di percorrerla, a meno che non sia qualcosa senza la quale non possono vivere.

L’emergenza coronavirus ha colpito duramente il settore dello spettacolo dal vivo. Come stai affrontando questo delicato momento?

Non mi sono mosso da Manhattan, per lo più ho scritto e registrato nuova musica nel mio appartamento. È stato così strano vedere “la città che non dorme mai” farsi un sonnellino. Ho recentemente composto e pubblicato su Youtube una canzone dedicata a New York, “Heart of the City”. Spero possa portare un sorriso a tutti quelli che amano questa città tanto quanto me.

Foto di Angelo Marchese

Quali  sono i tuoi progetti futuri?

Sto lavorando al mio prossimo album, che si chiamerà “88, Keys and Me”. Sarà un disco tributo a tanti e differenti pianisti, uomini e donne, da Scott Joplin a Lady Gaga. Proporrò nuovi arrangiamenti delle canzoni e trarrò ispirazioni da Oscar Peterson a Billy Joel, da Nat King Cole a Chris Martin, mescolandoli tutti insieme.

Pensi di tornare a visitare l’Irpinia appena l’emergenza sanitaria sarà rientrata?

Certo, lo spero proprio! Non vedo l’ora di tornare e mi auguro possa accadere presto.

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