Il Demiurgo

 Il Demiurgo

Quando il teatro va oltre il teatro

Portare il teatro “fuori” dal teatro. Avvicinare allo spettacolo dal vivo pubblico distante dai circuiti convenzionali. Valorizzare il patrimonio storico-architettonico di un luogo rendendolo parte integrante di una rappresentazione. Sono queste le sfide – tutte vinte – dalla compagnia Il Demiurgo, nata a Lauro ormai 8 anni fa e diventata, in breve tempo, punto di riferimento regionale per l’organizzazione di eventi teatrali in location alternative al classico palcoscenico, come dimore storiche o siti naturalistici.

«Per Platone il Demiurgo era il tramite tra il mondo delle idee e quello del reale. Per noi, è il punto di incontro tra i nostri sogni e ciò che ci circonda», racconta Franco Nappi, regista, attore ed autore.

«Sono di Lauro e insieme ad altri ragazzi ho preso parte, negli anni, alla manifestazione Lumina in Castro che si svolge dal 2006 al Castello Lancellotti, un bellissimo maniero con un passato ricco di storia interessante. Lì è nata l’idea di provare ad andare oltre, e di animarlo con spettacoli dal vivo facendo in modo che non fosse solo una bella scenografia già pronta, ma un vero protagonista attivo di ciò che andavamo a mettere in scena. Sono sempre stato affascinato sia dal teatro che dalla storia locale. Dopo anni di studio fuori regione sono tornato e, con Il Demiurgo, c’è stata una convergenza di queste passioni».

Dell’iniziale gruppo di indipendenti che si era raccolto attorno ad un primo esperimento, Nappi ed Emilia Esposito hanno poi dato vera forma al progetto, diventando i due soci fondatori della compagnia che oggi conta, tra artisti e maestranze, circa 70 collaboratori che ruotano intorno a diverse produzioni nel corso di un anno.

«La nostra utenza è interessata all’arte e alla cultura, ma non è intercettata dal circuito teatrale canonico. Quando il prodotto artistico funziona, si crea un meccanismo virtuoso in base al quale la pièce valorizza il luogo dove si svolge e, viceversa, il set fa da garanzia per lo spettacolo. Lavoriamo principalmente con i grandi classici, sia perché è più facile coinvolgere un pubblico che già conosca l’argomento, e sia perché i classici sono tali in quanto anche dopo secoli hanno sempre qualcosa da dire. I titoli ai quali siamo più legati? Romeo & Giulietta, perché è stato uno spettacolo fortunatissimo che ha collezionato tantissime repliche anche fuori regione. E Il Ritratto di Dorian Gray, perché è stata la mia regia più coraggiosa. Ho compiuto scelte rischiose che sapevo avrebbero causato delle reazioni contrastanti da parte del pubblico, anzi, ci speravo. È stata una chiave di volta artistica perché, a partire da quel momento, abbiamo iniziato ad aggiungere sempre un punto di vista personale e un’impronta originale nelle storie che portiamo in scena».

Le produzioni firmate Il Demiurgo animano splendide location in tutta la Campania e oltre, come la Galleria Borbonica e il Museo del Sottosuolo di Napoli, le Grotte di Pertosa e la Reggia di Caserta, i borghi di Civita di Bagnoregio e Orte, e tante altre. Ma il connubio prediletto resta quello con il Castello Lancellotti: «È sempre stato un luogo aperto alla comunità. Il proprietario, il principe, ha sempre avuto piacere che la struttura venisse destinata ad usi culturali e le attività della ProLauro che si svolgono al suo interno hanno formato un precedente importante, soprattutto per farlo conoscere fuori dal nostro comune».

Nel repertorio della compagnia non mancano anche nuove drammaturgie e incursioni nelle sale teatrali più classiche: «Nel 2019 abbiamo portato in scena al Palapartenope lo spettacolo Zero, di Daniele Acerra, mentre con S.A. – Senso Artificiale di Andrea Cioffi e Sara Guardascione, abbiamo vinto il bando Nuove Sensibilità e, grazie al patrocinio del Teatro Pubblico Campano, ci siamo esibiti al Teatro Nuovo di Napoli».

Adesso, dopo lo stop forzato dall’emergenza covid, è il momento di ripartire con la programmazione: «I settori di cultura e intrattenimento sono stati i primi ad essere bollati come qualcosa di cui si poteva fare a meno con troppa facilità. Io sono credente, eppure è stato doloroso notare come sia mancato così tanto il poter sedere nei banchi della chiesa e non sia stata palesata la stessa urgenza per un museo, un concerto, uno spettacolo. Ma noi ricominciamo, con lo stesso entusiasmo di sempre. In estate siamo tornati in scena all’aperto, perché – oltre ad essere la modalità consigliata dalle normative della riapertura – è una situazione più congeniale per il pubblico. Si possono accogliere più spettatori in sicurezza e – dopo tanti mesi chiusi in casa – si realizza il legittimo desiderio di “esterno”, di vento addosso e di stelle sulla testa. Le prossime produzioni, in scena in autunno, saranno un Don Giovanni di Molière tradotto in napoletano e Il Fantasma di Canterville di Wilde».

Rosaria Carifano

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