Iaia Forte si racconta

 Iaia Forte si racconta

“Esorcizziamo la paura con la cultura, bene comune che sorregge il paese”

È stata tra le protagoniste più amate della stagione televisiva appena terminata, con il ruolo di Marilù Ruggero nella fiction “Vivi e lascia vivere” di Pappi Corsicato, accanto ad Elena Sofia Ricci. Ma, appena le disposizioni post-lockdown l’hanno permesso, Iaia Forte è tornata subito al primo, grande amore: il teatro.

Il Napoli Teatro Festival Italia diretto da Ruggero Cappuccio non manca mai di “sconfinare” nella nostra provincia, e la scelta della tappa irpina per l’edizione 2020 è caduta sul Complesso Monumentale di Santa Chiara di Solofra e sullo spettacolo “Li canti della Gatta Cenerentola”, un progetto di teatro musicale e pupi napoletani di Ambrogio Sparagna, ispirata all’opera di Giambattista Basile, in cui Iaia Forte è la protagonista.

Ci racconta questa produzione, che si preannuncia decisamente originale nonostante tragga spunto da una storia molto conosciuta?
«Questa rivisitazione è frutto della mente creativa di Ambrogio Sparagna, eccezionale musicista e antropologo musicale, che ha composto musiche originali e scritto i testi. Ci saranno dei bellissimi pupi realizzati appositamente per l’occasione, nonché uno strumento musicale del ‘600 che Sparagna ha ricostruito partendo da una raffigurazione presente in un quadro, e che viene presentato per la prima volta al pubblico proprio in questo spettacolo. Partecipo nelle vesti sia di cantante che di attrice e spero che gli spettatori si lasceranno travolgere dai bravissimi solisti dell’Orchestra Popolare italiana e balleranno insieme a noi. Gli irpini hanno un fortissimo legame con la musica popolare, ricordo moltissimi festival e kermesse in questa provincia. Tornare ad esibirmi qui mi emoziona».

L’evento è stato subito un sold out, eppure non manca chi è ancora un po’ restio a prendere di nuovo parte alle manifestazioni culturali…
«Bisogna contestualizzare. Molti spettacoli si stanno facendo all’aperto e, anche nei teatri al chiuso o nei cinema, tutti gli accessi e i posti a sedere sono regolamentati in base alle nuove normative, la massima sicurezza è garantita. Inoltre niente più della cultura, della musica, della partecipazione collettiva alla bellezza, sono fondamentali per superare i momenti bui e i traumi come quello che abbiamo passato, per esorcizzare la paura e l’angoscia».

Il mondo dello spettacolo è stato tra i primi a subire il brusco stop alle attività. Lei come ha affrontato la quarantena?
«Al di là della naturale preoccupazione per quello che stava accadendo, a livello personale mi sono goduta un po’ di tempo “libero”.  Lavorando molto in teatro sono sempre in giro, ho sfruttato la pausa per ritrovare la centralità di me stessa».

Di cosa ha bisogno il settore dello spettacolo per ripartire in modo efficace?
«Di istituzioni che capiscano davvero che i beni culturali, intesi anche come gli “immateriali” prodotti dello spettacolo, sono dei veri beni comuni. È importante che una nazione si identifichi con i progetti culturali, non soltanto di evasione, come fondamenta sulle quali costruirsi. Soprattutto in un paese come il nostro che è la culla della bellezza e dell’arte».

Oltre a questa produzione per il NTFI, quali sono i prossimi progetti che la vedranno impegnata?
«Sicuramente ci saranno altre date con questa nuova versione della “Gatta”, e poi riprendo finalmente a Napoli le riprese, interrotte dall’emergenza, del film che Mario Martone sta realizzando sulla vita di Eduardo Scarpetta. Recito, tra gli altri, insieme a Toni Servillo e Maria Nazionale, e ho il ruolo della prima attrice della compagnia fondata da questo grande personaggio. Mi diverte moltissimo “interpretare” quello che è il mio mestiere, inoltre sto vivendo la rara occasione di coniugare le mie passioni più grandi: il teatro e il cinema».

Se dovesse sceglierne una sola tra le due?
«Marlon Brando diceva “Il teatro è degli attori, il cinema dei registi”. Quindi non c’è dubbio: scelgo il teatro».

Rosaria Carifano