Claudio Velle, il fotografo che ha raccontato l’Irpinia dal 1970

 Claudio Velle, il fotografo che ha raccontato l’Irpinia dal 1970

Le sue foto sono sensazioni uniche, rimpianti di un’epoca che non tornerà più 

“Oggi Avellino non ha una identità”

Se vuoi conoscere la storia di un luogo devi parlare con chi, non solo l’ha vissuto, ma l’ha scrutato, interpretato, colorato a seconda del proprio stato d’animo di fronte alle immagini di tutti i giorni. Claudio Velle con il suo obiettivo ha raccontato Avellino e la sua gente passando attraverso i suoi accadimenti.

È un fotografo di terza generazione: prima suo nonno Giovanni poi il papà Angelo, e infine lui. Suo figlio ha scelto invece di investire il suo futuro nella ricerca e vive e lavora fuori città. Seduto al tavolino di un bar, Claudio ha accolto con piacere di farsi intervistare: il suo futuro doveva essere quello di uno sportivo, aveva scelto l’Isef, ma sin dall’età di 6 anni accompagnava il suo papà nei servizi fotografici per i matrimoni: «Lì devi essere veloce – dice- perché se non lavori, non mangi».

La Mefite – Claudio Velle

Nel 1952 è ad Ariano Irpino a immortalare i danni del terremoto, la scuola è quella del grande maestro Fausto Grimaldi del quotidiano Il Roma. E così la fotografia diventa la sua passione e vince a 20 anni il suo primo premio alla mostra “Metamorfosi del verde in Irpinia” allestita presso la Biblioteca provinciale di Avellino con uno scatto in bianco e nero dentro alla cava in pietra della famiglia Sarno.

Decide che il suo futuro è la macchina fotografica quando arrivano le richieste degli scatti all’Avellino Calcio della serie A: gli anni d’oro delle grandi squadre italiane, dei goal fatti e ricevuti (il colpo di testa del difensore Vincenzo Romano che inchioda Albertosi e realizza la vittoria dell’Avellino contro il Milan il 28 gennaio del 1979), del travolgente tifo biancoverde. 

 Le mie sono domande di chi vuole conoscere la città in cui vive, con vera curiosità. In effetti siamo due colleghi (mi fregio di definirmi così): io racconto i fatti scrivendo, lui è un fotografo che affida ai suoi scatti per l’amore che ha per la città che gli dato i natali e che oggi «non riconosco, ingrigita come è dalla mancanza di una identità».

Campagna Irpinia – Claudio Velle

È amarezza quella di Claudio quando pensa a cosa era Avellino e a quella che è diventata: un luogo da cui scappare, «bene ha fatto mio figlio» dice, non c’è futuro se non restituisci dignità ai luoghi che hanno costituito l’anima pulsante di Avellino. E con la memoria va al Corso, al centro storico e a tutto quel verde oggi sacrificato dalla una mal realizzata ricostruzione post terremoto.

Gli chiediamo di realizzare una mostra per noi: di immaginare i suoi scatti su Avellino e su come è cambiata dal 1970 a oggi. «Dipende da chi ti paga- risponde con una battuta – tra bellezze e bruttezze, tra i colori dell’autunno e il grigiore»: nello scatto degli anni ‘70 la meglio gioventù del Circolo della Stampa, il caffè Margherita e il famoso Mandolino, il bar Lanzara; gli anni ‘80 sono caratterizzati dal terremoto, la gente e lo scatto in piazza libertà a Salvatore, un attacchino che con il suo pennello dirigeva “il traffico” di persone in fila nella confusione in attesa di un pasto caldo, e ancora il reportage per l’Agenzia Italia tra la devastazione nei paesi altirpini e il dolore di quella gente. Gli anni ‘90 passano per l’inaugurazione della Funicolare di Montevergine e la manifestazione all’Hotel Romito dove c’erano tutti: «dal commendatore Sibilia al senatore Mancino». Il racconto arriva ad oggi: non lesina critiche all’attuale amministrazione comunale che non riesce a restituire una identità alla città, «uomini poco attenti a quello che accade, nessuno che giri la città e incontri la gente per ascoltarne le necessità». 

La fotografia? In controluce quando sorge il sole dietro al Monte Tuoro, molto in bianco e nero, per il «grigiore che caratterizza questi tempi».

Oggi il fotografo Claudio Velle ha uno studio ad Aiello del Sabato, il primo fu del nonno nel 1887: un angolo in cui puoi ripercorrere la sua attività attraverso le foto in mostra, e poi c’è la pagina facebook che racconta della sua passione per l’ambiente e l’architettura.

Lui ci crede ancora e mi invita a lavorare per restare in questa città e a crescere insieme a lei.

Marina D'Apice

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