Chiara Di Maio: “Siamo stati abbandonati, ma ripartiremo”

 Chiara Di Maio: “Siamo stati abbandonati, ma ripartiremo”

La titolare di “Dulcis in furno” è tra i promotori di un manifesto di piccoli imprenditori. “Fino ad oggi il Governo ha fatto solo promesse, servono misure rapide e concrete per superare l’emergenza”

“Siamo ripartiti dopo una chiusura sofferta, dolorosa alla quale ci siamo immediatamente adeguati per garantire la sicurezza dei nostri dipendenti e dei nostri clienti”. Chiara Di Maio, titolare di “Dulcis in furno”, eccellenza dolciaria apprezzata ben oltre i confini d’Irpinia, racconta i difficili giorni del Covid-19. “Fino ad oggi abbiamo ascoltato solo vuoti e inutili proclami che hanno prodotto davvero poco”, commenta amaramente. Dall’inizio di maggio i punti vendita di Avellino e Atripalda hanno riaperto i battenti, anche se con un’attività ridotta, in linea con le indicazioni del Governo e della Regione. Una fase di grande difficoltà che ha spinto l’imprenditrice a costituire, insieme ad altri operatori, un’associazione in rappresentanza delle piccole e medie imprese. “Abbandonati dallo Stato, noi non ce la faremo” è lo slogan, il grido di battaglia degli imprenditori che hanno presentato un programma che invoca un vero e proprio Piano Marshall per provare ad arginare la crisi.

Chiara, cosa chiedete per uscire da questa crisi al più presto?

Innanzitutto un risarcimento in misura percentuale direttamente ai proprietari dei locali commerciali, anziché il credito d’imposta per gli esercenti. Oggi viviamo una crisi di liquidità profonda che non ci consente di pagare il fitto e i nostri dipendenti.  Così come chiediamo il blocco delle utenze non domestiche, anche parziale, fino alla fine dell’emergenza.

Avete redatto un vero e proprio manifesto.

E’ così, la situazione di assoluta emergenza ci ha spinto ad alzare la voce. Tra le nostre richieste c’è anche il blocco delle procedure di iscrizione CRIF e CAI, un contributo mensile nella misura del 30% del fatturato annuo a fondo perduto, in quanto non siamo certamente noi i colpevoli della crisi della nostre aziende. Sarebbe auspicabile anche il congelamento delle pretese tributarie anche iscritte a ruolo e il prolungamento di ogni forma di finanziamento in corso. Per noi sarebbe fondamentale anche la concessione di utilizzo di scoperto bancario per il pagamento di assegni che dimostrino pagamenti di fatture per forniture antecedenti l’inizio dell’emergenza.

Le proposte messe in campo dal Governo non vanno in questa direzione?

I prestiti, anche se agevolati, non faranno altro che accumularsi ai debiti già presenti. Senza contare che lo spettro di nuove norme per garantire il distanziamento sociale non aiuteranno un rapido ritorno a regime delle nostre attività. Gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande sono, insieme a quelli turistici e dedicati all’intrattenimento, i più colpiti: è impossibile supportare le spese di gestione, pagare i fornitori, stipendiare il personale, con introiti ridotti all’osso sia per la legittima paura delle persone a riprendere le uscite come abitudini che per l’introduzione di norme che rendono economicamente insostenibile la continuazione delle attività. Basti pensare alla riduzione di posti a sedere, agli ingressi scaglionati e registrati, all’installazione di pannelli divisori in plexiglass e all’uso obbligatorio di mascherine e guanti per tutti, a partire dai clienti.

Il manifesto è stato sottoscritto da operatori di tutti i settori.

Sì, si sono uniti a noi estetisti, negozianti del settore abbigliamento, parrucchieri, e tantissimi altri. Ci siamo prima fusi con il gruppo Partite Iva Irpinia & Sannio guidato dal commercialista Antonio Marrone e, grazie al passaparola, siamo diventati in poche ore più di mille attività, unite e pronte a farci sentire.

Proviamo ad andare oltre il Covid e l’emergenza sanitaria. Come vede il futuro del commercio in città?

Le nostre attività sono e restano un punto di riferimento: siamo il cuore pulsante delle nostre città. Io spero che ci saranno presto le giuste condizioni per ripartire. Vogliamo lavorare e tornare ad incontrare i nostri clienti. Allo stesso tempo non possiamo nasconderci che, se non potremo garantire il fatturato, le chiusure, con le conseguenti perdite di posti di lavoro, saranno inevitabili.

Marco Grasso