Valeria Pavlova: “Amo fotografare la bellezza delle donne”
“L’umanità può vivere senza la scienza, può vivere senza pane, ma non senza la bellezza. Non potrebbe più vivere perché non ci sarebbe più nulla da fare al mondo”. Lo diceva l’immortale scrittore russo Fëdor Dostoevskij e la sua compatriota – ormai irpina d’adozione – Valeria Pavlova, non soltanto è perfettamente d’accordo, ma è anche convinta che questo aspetto salvifico appartiene soprattutto alla bellezza delle donne.
Pavlova arriva ad Avellino con la madre da Kazan, la capitale della regione russa del Tatarstan, quando ha soltanto 12 anni. Frequenta il liceo artistico, perché da sempre la sua passione si incanala verso la creatività visiva, fino a quando non incontra la fotografia e scoppia la passione. Negli anni si specializza, seguendo corsi con nomi del calibro di Alexandra Burimova e Gosha Kamaev. Ma non dimentica come ha cominciato: «Con il cellulare, scattando un po’ di tutto. Poi mi sono accorta di essere brava a relazionarmi con i corpi, soprattutto femminili. Le mie amiche mi chiedevano sempre di far loro delle foto perché dicevano che ero più brava dei loro fidanzati. Sapevo valorizzarle, farle sentire a loro agio, e individuare il modo migliore perché si sentissero e si vedessero belle. Da donna a donna, è più facile». Come se fosse una legge di natura, subito replicabile una volta riscontrata.
Ma, dopo aver conosciuto Valeria Pavlova, possiamo per certo affermare che non è così. Dai suoi occhi, dai suoi gesti, traspaiono un’empatia e una sincera voglia di mettere a proprio agio il prossimo che sono necessario frutto di un percorso personale, ragionato, che lei cerca di far passare come semplice forse per eccesso di modestia. Infatti, indagando, viene fuori la scintilla che ha condotto a quelle riflessioni: «Ho lavorato anche come modella, e la maggior parte dei fotografi di moda sono uomini. In tutte le loro foto applicano sempre il loro sguardo maschile, ma lo definirei decisamente maschilista. Pensano sempre che una donna debba essere bella e sensuale per soddisfare la loro idea di questi due concetti, mentre io credo che ognuna debba sentirsi così per sé, nel modo che più le piace». Per questo motivo Valeria ha iniziato ad immaginarsi modella di se stessa, e ha anche deciso di mettere a disposizione il suo talento per le donne, “sfruttando” il suo essere donna: «Le capisco, vivo la loro stessa condizione di giudizio. Ogni donna combatte tra la voglia di mettere in mostra la propria vanità e la paura, facendolo, di esporre i suoi difetti. Con un fotografo, un uomo, si sentono giudicate, si vergognano. Con me no, perché le capisco. Se sedendoci escono i rotolini o piegando le gambe si vede la cellulite, se proprio il giorno dello shooting ci è venuto il ciclo e quindi ci sentiamo gonfie, oppure è spuntato un brutto brufolo all’ultimo momento, a me possono dirlo senza problemi. Lavorerò in modo da non metterle a disagio, da non mostrare queste cose».

A questo punto, una riflessione sorge spontanea: non pensa, Valeria, che nascondere i difetti aiuti a far passare un messaggio sbagliato, di perfezione irraggiungibile – oggi alimentata dai social? E proprio in un momento in cui si cerca di sensibilizzare le donne a potersi mostrare senza paure anche nei loro lati considerati antiestetici? «Più che di nascondere i difetti, io parlerei di valorizzare i pregi – risponde lei – Ogni donna è bella a modo suo, e ha dei punti di forza. Per qualcuna sarà il fisico scolpito, per un’altra i capelli, altre avranno degli occhi stupendi e altre ancora un bel sorriso. Puntare l’attenzione su questo, lavorare con questa modalità, aiuta a rafforzare la loro autostima. Lo dico perché lavoro soprattutto con ragazze, giovani, per le anteprime delle loro feste. Stanno ancora imparando a conoscere se stesse e il loro corpo, e io le aiuto a sentirsi belle, sicure. Anche perché sui social (e non solo) chi vuole attaccarti e trovarti un difetto lo farà a prescindere. Io da adolescente sono stata bullizzata perché straniera, e venivo presa in giro per i miei tratti somatici caratteristici, come il naso all’insù. Ho avuto il complesso per anni. Solo una volta cresciuta mi hanno detto che in realtà è considerato un pregio».
Proprio per creare un set che sia un ambiente confortevole per i suoi soggetti, Pavlova organizza sempre un incontro conoscitivo precedente al giorno degli scatti: «Mi piace chiacchierare con la donna che poserà per me. Rompere il ghiaccio parlando dei suoi interessi, delle passioni, e poi arriviamo a che cosa si aspetta dallo shooting, come vorrebbe apparire».
Inoltre, non si limita a scattare le foto, ma è una vera e propria art director del progetto: «Sono formata come make-up stylist, quindi mi occupo anche del trucco. E aiuto le donne che ritraggo pure nella scelta degli abiti, mettendo a disposizione il mio guardaroba o selezionando tra le proposte che mi portano loro. Curo la foto a 360°. Anche perché quello che mi interessa è far venire fuori le emozioni. Creo foto che non si limitino a mostrare quello che c’è, ma che trasmettano qualcosa».
D’altronde, il suo modello è la fotografa Annie Leibovitz: «Ogni sua foto comunica. Il suo stile è unico».
Per il futuro, Pavlova ha dei piani ben precisi: «Sogno di aprire un’agenzia di moda insieme al mio compagno, che ci faccia arrivare fino agli Stati Uniti, e di scattare per le copertine di Vogue».
Intanto, vuole continuare a lavorare con le donne, le piace donare una giornata da sogno a chi, nella vita, si occupa di tutt’altro: «Penso che ogni donna dovrebbe regalarsi uno shooting ogni sei mesi. La quotidianità frenetica ci porta spesso a trascurarci, a indossare sempre gli stessi abiti, a non fare più caso a come ci presentiamo. Sapere di essere modelle per un giorno, prepararci, truccarci, indossare gli abiti più belli che abbiamo oppure che pensiamo ci stiano meglio, è una coccola che dovremmo farci a cadenza regolare. Brilliamo come stelle, mettiamo in pausa il resto. Ed è bello, dopo qualche anno, riguardare quegli scatti e dire “com’ero affascinante”. Inoltre, mi piacerebbe immaginare qualche progetto creativo, nuovo. Non mi occupo di matrimoni, sono sempre gestiti in modo molto “classico”. Ma se qualche sposa avesse voglia di osare, di lasciarsi guidare in qualcosa di più originale non direi di no».