Tullio Imperatore, da avvocato a regista pluripremiato

 Tullio Imperatore, da avvocato a regista pluripremiato

Quando si sceglie di vivere un sogno

di Laura Solimene

Tullio Imperatore, classe 1988, è un regista, filmmaker e fotografo napoletano con alle spalle, già numerose, esperienze prestigiose sia teatrali che cinematografiche. È solo dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza ed essere diventato avvocato, che il regista partenopeo decide di dedicarsi a tempo pieno al cinema, la sua prima e vera grande passione. Autodidatta, si specializza in regia, sceneggiatura, produzione cinematografica e fotografia facendo pratica a New York con gli studenti della famigerata scuola di cinema indipendente Tisch School of the Arts (NYU). Successivamente, in Italia, partecipa alla realizzazione di film come “Bentornato Presidente” con Claudio Bisio prodotto dalla celebre Indigo Film. Dal 2009, una serie di collaborazioni con imprese e istituzioni come Teatro Diana, ANM (Agenzia Napoletana Mobilità), Teatro San Carlo, Università degli studi di Napoli Federico II, Conservatorio San Pietro a Majella, DiARC (Dipartimento di Architettura – UNINA), BCT Festival Cinema e Televisione. Nel 2009 vince il suo primo premio con il cortometraggio “Green Economy” e sarà solo l’inizio di una lunga serie di riconoscimenti nazionali e internazionali che lo porteranno, nel 2019, a dirigere attori del calibro di Cristina Donadio e a collaborare con personaggi di rilievo come Nunzia Schiano e Maurizio Casagrande. Appassionato e talentuoso, ambizioso e strutturato, nonostante la giovane età, quello di Tullio Imperatore è certamente un nome del quale sentiremo parlare ancora, in futuro.

Tullio, innanzitutto come preferisci che ti appelli: avvocato o regista? 

Preferirei “regista avvocato”(ride n.d.r.). Scriviamo prima la vocazione e poi la deviazione. La verità è che, fin da piccolo, sono stato attratto da videoclip e telecamere per cui quando mi chiedono:” Come mai hai lasciato la tua professione, per fare il cinema?”, io rispondo che, in realtà, ho modificato la mia vera passione per studiare giurisprudenza, e non il contrario.

E perché mai non hai scelto subito di studiare cinema, se era ciò che volevi?

Perché quando avevo 18 anni, a Napoli, non esistevano ancora studi di cinema e quindi ho scelto un’università che mi potesse aprire qualche porta, considerando che una parte della mia famiglia è composta da giuristi, anche molto importanti. In quella paterna, invece, sono tutti artisti: mio padre è stato il primo ballerino al teatro San Carlo, mia zia insegna al Conservatorio di Napoli, per dire. Nessuno di loro, però, è legato al mio ambiente: questa è una strada che ho provato a costruirmi da solo. 

Tu hai già una lunga biografia cinematografica pur avendo, incredibilmente, solo 33 anni…

Vero, e da ben 10 anni mi dedico alla regia. Sono piuttosto giovane per questa professione, solitamente un regista considerato ’emergente’, riceve un premio intorno ai 40 anni, quindi io sono un po’ bambino nell’ambiente. Tra l’altro, d’aspetto, sembro ancora più piccolo!

E fra tutti i numerosi riconoscimenti ricevuti, quale ti ha lusingato di più?

Sicuramente i premi avuti a Houston e a Newport Beach. In questo ultimo caso era una sorta di nomination come miglior cortometraggio, che però mi ha dato l’opportunità di presentare il neo short “Smile” in un contesto pieno di filmaker, dunque tra una concorrenza spietata. Ho avuto la conferma che stavo andando nella direzione giusta.

Hai diretto anche diversi spot importanti, per inciso pure quelli pluripremiati. Ti stimola questo genere di regìa?

Assolutamente sì, perché io cerco sempre di far trasparire la mia identità anche in questo tipo di lavoro, inserendo un’impronta cinematografica. Sono spot narrativi, li dirigo come fossero dei mini shortfilm che hanno come cuore della storia, lo stesso dell’attività che vado a rappresentare. Mi stimola presentare una storia in pochi secondi, è una sfida per me, a differenza di un corto o un film dove, ovviamente, c’è più tempo a disposizione per riuscirci.

Sei stato, per Indigo film, sul set di “Bentornato presidente” con Claudio Bisio, che esperienza ricordi?

Un’esperienza illuminante. Mi sono confrontato con una realtà decisamente più grande: ho capito come si gestiscono i problemi su un set di grosse dimensioni. Mi è servito molto.

Quali sono i progetti a cui stai lavorando, in questo momento?

Beh, all’inizio del 2020 sono usciti diversi miei lavori quasi contemporaneamente su Amazon prime video: una miniserie “Combatto per vivere”, e sei cortometraggi di cui uno in co-regia. Ora, invece, sto realizzando un progetto molto interessante: un corto musicale sulle note del musicista napoletano Alberto Pizzo. Praticamente sto dirigendo, a distanza, delle riprese che avverranno in Giappone, dove il maestro vive e lavora. Sarà un connubio tra immagini e musica.

Come hai vissuto il particolare momento storico nel quale tutti i cinema e i teatri sono stati chiusi?

Ne ho approfittato per studiare il più possibile, aggiornarmi sempre e progettare cose nuove da poter fare liberamente quando tutto è ripartito. Ho scritto dei soggetti inediti che ancora, però, sono in fase creativa.

C’è un attore o un’attrice che sogni di dirigere, un giorno?

Eh, questa è una bella domanda ma anche difficile perché devo stare attento a fare nomi, per non precludermi nulla in futuro! Scherzi a parte, posso dire che da bambino sognavo di dirigere Jim Carrey, chissà…

Dicci almeno i nomi dei registi a cui ti sei ispirato o ti ispiri…

Diciamo che i miei registi mentori sono Christopher Nolan e il giapponese Hideo Kojima che fonde videogiochi e cinema.

Hai dichiarato:” seguire i sogni fa sentire soli e diversi”. Cosa intendevi dire?

Sai, non tutti riescono a concepire l’idea, e figurati condividerla, che si possa intraprendere un percorso di costruzione per riuscire a realizzare un sogno. La maggior parte delle persone si aspetta che tu faccia il solito iter della “normalità” e, quando ciò non accade, iniziano le incomprensioni. Probabilmente parlo così perché vivo a Napoli, è questa la mia realtà. Fossi a New York, intraprendere un lavoro come il mio, rappresenterebbe la normalità.

Cosa c’è di Napoli nei tuoi lavori cinematografici?

Napoli c’è sempre in tutto ciò che faccio, che sia un riferimento o un dettaglio. Chiaramente è una città che mi ispira molto, mi piace il calore e il modo di essere dei napoletani e ci tengo a inserirlo nei miei lavori anche quando uso una struttura cinematografica che ricorda quella americana. Il mio tratto di origine napoletana mi appartiene, e continuerà a essere presente nella mia regia.

Ce l’hai un sogno nel cassetto, da realizzare?

Il mio sogno è esattamente ciò che sto facendo! Ho la fortuna di realizzare quello che amo fare, al livello massimo che posso raggiungere, sempre continuando a studiare e ad aggiornarmi per migliorare sempre più. Io ho scelto di viverlo, il mio sogno.

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