Toni D’Angelo

 Toni D’Angelo

Il talentuoso e pluripremiato regista di Falchi e Calibro9, figlio di Nino D’Angelo

di Laura Solimene

Toni D’Angelo è uno dei registi italiani più interessanti e talentuosi .E se il suo cognome ricorda chiaramente il lavoro e la fama del padre, il cantautore partenopeo Nino D’angelo, la sua inclinazione è ben diversa, è altrove, alias dietro l’obiettivo.

Nato a Napoli nel 1979, Toni si trasferisce a Roma all’età di 6 anni. Si iscrive al D.A.M.S. di Bologna e si laurea con una tesi sul cinema di Abel Ferrara e inizia la sua carriera cinematografica proprio con il regista italoamericano, col quale lavora come assistente alla regia. Da quel momento gira svariati cortometraggi e nel 2007 realizza il suo primo lungometraggio, Una notte, che gli vale la candidatura come miglior regista esordiente nella cinquina dei David di Donatello. Con “Filmstudio,Mon Amour” (2015), vince di un Nastro d’argento e nel 2016 gira “Falchi” che vede Nino D’Angelo nuovamente sul set diretto dal figlio.

È da poco approdata su Sky la sua ultima pellicola ,”Calibro 9”, reduce dalla 38esima edizione del Torino Film Festival. Marco Bocci, Ksenia Rappoport, Michele Placido, Alessio Boni e Barbara Bouchet sono i protagonisti di questa storia che ambisce a tracciare un ponte ideale tra il capolavoro di Fernando Di Leo “Milano Calibro 9”, sulla malavita organizzata degli anni ’70, e il contesto criminale della ‘ndrangheta di oggi.

Ho avuto il piacere di dialogare con Toni D’angelo e ho interagito con un professionista strutturato e assai disponibile; un figlio fiero del padre ma con un percorso professionale tutto suo, che prescinde dallo stesso.

Dunque, tu sei figlio di Nino D’angelo, l’amatissimo cantante partenopeo e quindi, immagino, tu abbia ascoltato musica fin dalla nascita. E allora come è successo che sei diventato un regista?

Sì, sono stato bombardato di musica fin da bambino ma non ho mai pensato o desiderato di fare il cantante. In realtà è successo tutto per caso perché mio padre ha fatto l’impossibile affinché non lavorassi nel suo ambiente. Temeva che avrei subìto i pregiudizi nei confronti dei “figli d’Arte” e di conseguenza sofferto. E poi sono andato a Bologna, ho studiato come critico cinematografico e mi sono ritrovato a fare esperimenti di cortometraggi. Nel 2002 ho avuto l’onore di cimentarmi in un corto diretto da Abel Ferrara e poi nel 2007 ho esordito col mio primo film “Una notte” .

Nel 2015 vinci il Nastro d’argento con “Filmstudio Mon Amour” e nel 2016 giri “Falchi” proprio con Nino D’angelo in veste di attore. Ma è vero che poi l’hai tagliata, la sua scena? 

Beh sì, durante il montaggio capita di dover togliere scene che rallentano il film, e la sua era una di quella. Ad ogni modo è stato comunque emozionante dirigerlo in qualcosa che nella vita non gli hanno mai fatto fare.

E dicci, papà si “è pigliato collera” a causa del taglio?

Ma che collera! (ride n.d.r) Lui è un artista e un professionista. Conosce bene le dinamiche di questo lavoro.

Torniamo a oggi Toni. È da poco uscito su Sky il tuo ultimo film Calibro9 che ha avuto ottime recensioni. Ce ne parli?

È il proseguio di “Milano Calibro 9”. Ho portato quei personaggi nel contesto criminale della ‘ndrangheta di oggi, dove nulla è cambiato, piuttosto si sono evoluti solo i mezzi per delinquere. Un progetto ambizioso con un cast d’eccezione.

Come stai vivendo questo momento storico? Quella degli artisti è una delle categorie più penalizzate…

Personalmente ho approfittato dei vari lockdown per scrivere dei lavori. Essendo chiuse le sale, si producono meno film e ovviamente girano meno soldi, questo è chiaro. Ne risentiamo noi artisti ma anche tutte le maestranze, tuttavia si è aperta la possibilità di distribuire i film anche altrove, su diverse piattaforme. Io mi auguro che il Cinema abbia nuova vita, quando tutto questo sarà finito, ma la sensazione è che stia cambiando tutto…

Ma papà Nino, oggi è felice della tua scelta? Li guarda i tuoi film? Ti critica mai?

Oramai lui è un mio fan! Papà guarda tutti i miei film, mi dà consigli e poi io prendo molti spunti dai suoi racconti della Napoli che ha vissuto negli anni ’70 – ’80. Non mi ha mai criticato fino ad ora, ma, conoscendolo, non è improbabile che accada!

Sei cresciuto e vivi a Roma. Napoli ti manca? Ci torni spesso?

Certo! Ho più amici a Napoli che a Roma e anche se mi sento romano, amo tantissimo Napoli: è una città molto stimolante e ci torno spesso anche perché collaboro con Bronx e insegno Regia in molte scuole.

So che conosci bene anche la nostra Irpinia…

Beh, direi di sì: una terra ricca di prodotti gastronomici incredibili e vini eccellenti! E poi ho presentato molti miei lavori in Irpinia, anzi ti dirò di più: pensa che quando uscì il mio film “Falchi” in un multisala in quelle zone, fu uno dei posti, in assoluto, in cui vi furono più ingressi. Mi porta fortuna l’Irpinia!

Dove ti vedi tra cinque anni?

Sicuramente qui a Roma, più esaurito di adesso ma anche più maturo. Sai, mi vedo pure nella veste di produttore perché sono uno che riconosce il talento altrui e mi piacerebbe investire su giovani registi, magari accompagnandoli nei loro primi film!

Qual è la cosa più importante che ti ha insegnato papà?

Mio padre mi ha insegnato ad essere sempre umile, a prescindere dal successo, e ad avere rispetto per tutti. E io ci provo ogni giorno!