Silvia Annicchiarico: la voce solare delle notti di RTL

 Silvia Annicchiarico: la voce solare delle notti di RTL

Intervistare Silvia Annichiarico è come immergersi nella storia della televisione e della radio italiana, venendo travolti dall’energia inesauribile di quest’artista divertente e scanzonata che parla a macchinetta e che in ogni frase mette un ricordo relativo a eventi e persone indimenticabili, ma che lei tratta con grande semplicità e molta ironia. Sarà per questo che, spente a novembre 73 candeline, Silvia riesce a riempire le notti degli ascoltatori di RTL con brio e calore.

Mi racconti qualcosa della sua infanzia.

Mi ha fatta nascere in casa mio padre, che era medico della mutua a Rho, il 25 novembre 1947. Allora abitavamo in via Ciceri Visconti con la nonna. La mia è stata una famiglia serena, borghese. Erano anni tranquilli in cui andava di moda pattinare al Palazzo del ghiaccio di via Piranesi (dove io mi recavo con i miei pattini a lama comprati da Brigatti). Io ero un maschiaccio: mi attaccavo ai carri del fieno diretti verso l’ortomercato, andavo al Lido di Venezia con la mamma e in vacanza a Ustica. A parte questi spostamenti il mio mondo girava intorno al quartiere in cui vivevo. Dal punto di vista scolastico ho scaldato il banco al Beccaria per quasi un anno e poi sono passata al Cambridge dove ho studiato lingue. Poi sono arrivati gli anni ’70 con le turbolenze tristemente famose, che io però ho vissuto in modo diverso: ero una groupie dei Beatles e vivevo solo per loro. Ebbi anche modo d’incontrarli personalmente quando ci trovammo a soggiornare nello stesso albergo.

Quindi le molteplici teorie che la indicano come figlia di Walter Chiari (pseudonimo di Walter Annicchiarico) sono infondate?

Sì (si mette a ridere, ndr), è solo un caso di omonimia ma, in realtà, sia io sia la mia famiglia lo conoscevamo molto bene e lui stesso scherzava con mia madre, quando la incontrava, dicendole: “Signora Rosabianca cosa vuole, l’ho fatta (riferendosi a me) in un momento di distrazione”. Lui e Alida Chelli sono persone che hanno fatto parte della mia vita e li ricordo con molto affetto.

Dato che abbiamo appurato che non è sorella di Simone Annichiarico (figlio di Walter Chiari e Alida Chelli), ci dica se ha fratelli.

No, sono felicemente figlia unica. Non ho mai desiderato averne, tanto che quando i miei genitori mi chiedevano se volessi un fratellino io gli rispondevo: “preferisco che mi regaliate un doberman”.

Lei è entrata nel mondo dello spettacolo che era ancora minorenne, vero?

Sì, mentre studiavo al Cambridge, a soli 16 anni Giorgio Gaber mi chiamò come comparsa per “Questo e Quello”, programma cult che si registrava presso il Teatro della Fiera di Milano. Era il 1964. Alla mattina studiavo al Cambridge e nel pomeriggio prendevo il tram e andavo a registrare: in quel periodo cominciai a conoscere personaggi importanti e a lavorare come figurante, tanto che presi il mio primo libretto di lavoro.

E invece l’incontro con la musica?

Comincia come corista, lavorando anche con Mogol. Nel 1969 partecipai al programma “Speciale per Voi” di Rai 2 condotto da Arbore. Successivamente conobbi Paola ed Eleonora Orlandi ed entrai nel famoso quartetto “4 + 4”. A quei tempi non sapevo nemmeno leggere la musica ma andavo molto bene “a orecchio” e venni scelta, cominciando a farne una vera e propria professione, tanto che cominciai a girare per il mondo seguendo artisti del calibro di Johnny Dorelli (con lui feci la mia prima tournée, che durò due anni) Marcella Bella, Fred Bongusto, Mina, Sandro Giacobbe. Con Mia Martini trascorsi ben 5 anni. Nel ’77 partecipai a “Il Celebre” il famoso tour di Adriano Celentano. Ho partecipato come corista a tanti Festival di Sanremo (con Peppino di Capri l’abbiamo anche vinto nel ’73 con «Un grande amore e niente più») e pure a due Eurofestival (nel ’73 e nel ’74). In quel periodo quella divenne la mia attività primaria: facevo anche tre cori al giorno, in più c’erano le pubblicità (ricordate “umidificatori il cocciooo” oppure “non tagliare, spalma con margarina Vallè”?).

Dai cori alla radio il passo è breve.

Nel ’73/’74 ho cominciato anche a fare la radio: Radio 1, Radio 2, Radio 24, Radio Stramilano e tante altre, fino ad approdare a RTL, che è diventata per me una famiglia e che mi ha portato, per la prima volta nella mia vita, ad avere uno stipendio fisso.

Ha fatto anche tanta televisione.

Ho fatto sia programmi sia serie televisive (ad es. “Colletti bianchi”, “Nonno Felice”, “Don Matteo”, “La stagione dei delitti”, “Find me a man”) sia film per la TV (“Il grande Torino”, “Il cielo può attendere”). Per quanto riguarda i programmi mi ricordo di quando, nel 1978, Fabrizio Zampa mi offrì il ruolo dell’inviata da Milano per “L’Altra Domenica” con Arbore. In quell’occasione introdussi un mio compagno delle elementari, che cominciò così la sua fortunata carriera da regista: il suo nome era Maurizio Nichetti. Altro programma cult fu, nel 1985, “Quelli della Notte”, che rappresentò per me un momento di grandissima visibilità e soddisfazione.

Però non ti sei limitata perché sei approdata anche al cinema recitando in numerosi film (tra gli altri “Luna di miele in tre” di Carlo Vanzina, “Tutta colpa del paradiso” regia di Francesco Nuti, “Il pap’occhio” di Renzo Arbore con Roberto Benigni, “7 chili in 7 giorni”, regia di Luca Verdone, “32 dicembre” e “Croce e delizia”, entrambi di Luciano De Crescenzo, “Mia moglie è una bestia” di Castellano e Pipolo).

Sì, ho davvero bazzicato tutte le categorie dell’ENPALS (ndr. la cassa di previdenza dei lavoratori dello spettacolo)! Ho recitato in tante commedie e ho lavorato con attori molto conosciuti come Cochi e Renato, Mariangela Melato, Ornella Muti, Francesco Nuti, Roberto Benigni, Isabella Rossellini, Andy Luotto, Mario Marenco.

Tanto lavoro, ma l’amore?

Il mio primo fidanzato platonico è stato Renato Pozzetto, poi avventure ma senza convivenza. Sto benissimo da sola perché, come dice Arbore, “libertà è salute”. Un grande amore è stato però quello per Augusto Martelli (compositore e produttore cinematografico).

Desiderio di maternità?

Mai provato, io sarò per sempre figlia e mai madre.

Un momento buio?

Quando è morta mia madre d’infarto e l’ho trovata io. Mio padre era scomparso prima di lei e per me è stato davvero difficile elaborare il trauma e il lutto. Ho avuto attacchi di panico e tremori, tanto che sono dovuta ricorrere all’aiuto di uno psichiatra. Successivamente ho anche avuto problemi economici (ho le mani bucate) e ho dovuto persino vendere una casa di famiglia.

Parliamo di amicizia.

Per me quella vera è eterna e non importa se non ci si sente per anni: quella con Arbore è basata su stima e affetto (mai avuto una storia con lui!), poi ci sono Mario Arlati (proprietario della famosa trattoria di Milano), dove andavamo sempre a mangiare i nervetti con Arbore e Craxi, Marina Suma, Renato Zero. Ho avuto anche amori che si sono trasformati in amicizie e amicizie con “scambi fisici” (ride): l’importante è non innamorarsi, perché l’amore complica tutto. Anche la giornalista Gabriella Mancini, che mi ha aiutata a scrivere il mio libro, Giuseppe (Beppe) Clementi, che non appartiene al mondo dello spettacolo e che per me è un fratello, Michael Pergolani, Nino Mazzarino con cui lavoro a RTL, Jennifer Pressman, Alba Parietti, Diego Abatantuono (che conosco da quando aveva 13 anni). Tutte persone che ho nel cuore, anche se non riusciamo più a vederci quanto vorrei.

Ha accennato a un libro, qual è il titolo?

“Ma la notte sì” (Ed. Sagoma, collana “Dietro le quinte”), la prefazione è di Renzo Arbore e la postfazione di Renato Zero: è il racconto di 60 anni di vita italiana, fra storia e spettacolo, vista attraverso i miei occhi e le mie “razzolate”.

Ha un’energia davvero incredibile. Il suo segreto?

Basta essere zitelle e fare ciò che piace. Nel fine settimana vado in radio per condurre con Nino Mazzarino “Ma la notte no” e poi lavoro da casa per DOC, entrambi di RTL 102.5. Ho mantenuto l’arcobaleno nella mia vita: mio padre mi definiva “balenga” (matta) e un po’ di pazzia aiuta: dimentico il brutto e mi concentro sul bello. E poi ho un ritratto di Dorian Gray in soffitta, che invecchia al posto mio, perché io non ne ho voglia.

Laura Corigliano