Scuola e DAD: riflettiamo oltre gli schieramenti

 Scuola e DAD: riflettiamo oltre gli schieramenti
di Leonardo Festa*

Che la si ami o la si odi, la didattica a distanza rappresenta un punto di passaggio tra un prima e un dopo. La lontananza dai banchi ha reso evidente a tutti il grande bisogno di scuola che c’è, e tutto quello che questa parola racchiude. A scuola si vive la più lunga esperienza di vita collettiva della nostra vita, in cui si impara anche quello che non si studia. Sembra tornare di attualità un racconto di Asimov, “Chissà come si divertivano”, in cui due bambini del 2157 ritrovano un libro che racconta le caratteristiche del sistema scolastico del ventesimo secolo e con grande sorpresa scoprono che ai loro avi veniva impartita una istruzione comunitaria con insegnanti umani e libri di carta. Il dibattito di questi mesi è stato spesso monopolizzato da una presunta contrapposizione tra progressisti illuministi e luddisti romantici, perdendo di vista gli interrogativi più urgenti, su come realizzare al meglio una didattica in remoto e come immaginare la scuola del domani.

Questa crisi ha fatto emergere tutto ciò che finora avevamo messo sotto al tappeto. Il primo problema da affrontare, soprattutto nelle aree interne, è il divario digitale. Nel periodo 2018-2019 il 38% delle famiglie italiane (1/3) non aveva un computer in casa. Nelle famiglie con almeno un minore, la quota scende al 14%. Quelle in cui ogni componente ha a disposizione un computer o un tablet sono solo il 22%. Al Sud il 41,6% delle famiglie non possiede un computer (nelle altre aree dell’Italia la media è del 30%) e solo il 14% ha un pc o un tablet per ogni componente. Il 12,3% dei ragazzi tra i 6 e i 17 anni – quasi il 20% nel Meridione (470mila ragazzi) – non ha computer o tablet a casa. Più di un quarto degli italiani – il 41,9% dei minori – vivono in condizioni di sovraffollamento abitativo. Inoltre, nell’indice di digitalizzazione dell’economia e della società (Desi) l’Italia è al 24° posto su 28 paesi europei. Nel 2019 l’Istat ha dichiarato che il 23,9% delle famiglie italiane non ha accesso a internet. Questi sono dati su cui occorre fare una riflessione.

Manca una piattaforma unica: ogni scuola sta usando autonomamente diverse piattaforme stabilendo contatti con privati, ma per evidenti ragioni sarebbe più opportuno gestire tutto su una piattaforma unica del Miur. Manca un quadro epistemologico di riferimento, anche perché il paradosso della dad è che si è prima usata e poi pensata. Ad oggi, tuttavia, mancano linee guida adeguate, una riflessione sulle metodologie didattiche e le tecniche di apprendimento. In sintesi, quella che chiamiamo didattica a distanza, non ha ancora alle spalle una didattica.

È importante che passi chiaramente un messaggio: la tecnologia non ti consente di fare le stesse cose in modo diverso, ma modifica invece i gesti, le possibilità e le opportunità. Nonostante la Buona Scuola, la creazione della figura dell’animatore digitale, le Lim nelle classi, l’ultimo Piano Nazionale Scuola Digitale, mancano una adeguata alfabetizzazione digitale che accompagni l’aggiornamento di dispositivi e infrastrutture leggere che ci auguriamo possa esserci con i prossimi piani di rilancio per la scuola. 

C’è poi la questione legata alle relazioni sociali e agli spazi di incontro, che recupereremo, anche se non sappiamo ancora in che modo e quando. Gli arresti domiciliari di massa hanno paralizzato le relazioni umane, e questo rischia di produrre una implosione psichica, che non va sottovalutata. Tuttavia è altrettanto evidente che per alcuni la quarantena era iniziata molto prima. Molti surrogati virtuali che ci offre la rete hanno già da tempo occupato un posto nella quotidianità di ognuno. Sono stati questi i mesi contrappasso: dopo anni in cui chiedevamo agli studenti di spegnere i cellulari, abbiamo cominciato a chiedere di accendere i pc, dimenticando a volte che la vera scommessa non era accendere la telecamera, ma la curiosità.

Leonardo Festa

Sembrerà retorico, ma forse la questione principale in questo momento è immaginare un complessivo miglioramento della scuola, troppo penalizzata da un precariato diffuso e da una carenza di investimenti. Secondo l’ Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), abbiamo gli insegnanti più anziani del mondo: il 59% ha più di cinquant’anni, inoltre, secondo uno studio, la spesa per studente (scuola primaria e secondaria) è di 8.966 dollari all’anno, rispetto agli 11.028 del Regno Unito e agli 11.502 della Svezia.

Dubito che la Dad sia solo una parentesi, la scuola del domani è chiamata ad un rapporto meno ostile con le tecnologie per l’apprendimento. Nelle scuole delle aree interne si potrebbe continuare ad usare la Dad quando per via della neve si impone la chiusura degli istituti, e sempre grazie alla Dad si potrebbero gestire i moduli di teoria dei corsi Pon, gli incontri scuola famiglia o le riunioni di dipartimento.

Personalmente, ho vissuto questi mesi di scuola a distanza come una esperienza di laboratorio, come un cantiere in cui avvertivo l’esigenza di non dare solo un voto agli studenti, ma di riceverlo da loro. In questi mesi ho utilizzato prevalentemente la metodologia della flipped classroom: ho creato una radio su Anchor, lì carico i podcast delle mie spiegazioni, che così gli studenti possono ascoltare e riascoltare in autonomia, recuperando la lezione nel caso in cui fossero assenti. Di sicuro l’esperienza che ricorderò di più di questi mesi è stata quella da coordinatore del giornale scolastico, nato proprio a marzo 2020, nel momento più complesso ma forse anche più opportuno. Nella misura in cui il senso della scuola non è solo tramettere contenuti, ma soprattutto metodo, motivazione, e una attitudine nel vivere con gli altri, il laboratorio di scrittura giornalistica ci ha garantito l’opportunità di creare uno spazio di confronto paritetico, di esercizio del senso critico, di stimolo per il pensiero divergente.

*dottorato in Filosofia  medievale all’università di Salerno ed Erlangen (Germania); professore di storia e filosofia presso il Liceo Scientifico “E.Fermi” di Vallata e Sturno

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