Prof. Mario Malzoni

 Prof. Mario Malzoni

L’endometriosi: diagnosi e cura

Ci sono malattie molto diffuse e, spesso, difficili da diagnosticare che, pur essendo di natura benigna, possono portare a una sintomatologia dolorosa e a conseguenze, a volte, gravi. Una di queste è l’endometriosi, una patologia che colpisce il 10-15% delle donne in età riproduttiva.
Per capire esattamente di cosa si tratti, come sia possibile riconoscerla e come si possa intervenire, ho intervistato il Prof. Mario Malzoni, esperto a livello internazionale in Chirurgia Ginecologica Avanzata, da poco eletto anche nel Consiglio Direttivo della Società mondiale di Chirurgia Ginecologica Laparoscopica (AAGL) per il prossimo biennio. Primario dell’U.O. di Endoscopia Ginecologica Avanzata presso la Casa di Cura Malzoni di Avellino, è anche direttore del Centro Nazionale Endometriosi, del Centro di Chirurgia Pelvica Avanzata “Endoscopica”, Presidente della Società Italiana di Endoscopia Ginecologica (SEGI) dal 2015 al 2018 e Coordinatore Nazionale del GISS Endometriosi delle Società SIGO-AGUI-AOGOI.

Come nasce e quali obiettivi si pone la AAGL (American Association of Gynecologic Laparoscopists)?

È nata nel 1971 come Associazione dei ginecologi laparoscopisti americani e oggi è diventata la Società che rappresenta tutti i chirurghi ginecologi del mondo che si avvalgono di tecniche mini-invasive (compresa la tecnica Robotica e Vaginale).

Cosa rappresenta per lei far parte del Consiglio Direttivo di un’Associazione così prestigiosa?

È un’enorme soddisfazione, anche perché, in qualità di rappresentante per l’Europa, l’Africa e il Medio Oriente, avrò modo di dare maggiore visibilità a tutte le eccellenze presenti in queste aree geografiche. Cercheremo di organizzare una rete formativa internazionale per promuovere le tecniche più innovative e favorire la crescita delle nuove generazioni di chirurghi ginecologi pelvici.

Qual è la differenza fra chirurgia endoscopica e laparoscopica?

Come chirurgia endoscopica s’intende una procedura chirurgica eseguita all’interno di una cavità in generale, la laparoscopia è la tecnica endoscopica applicata all’addome.

Quali sono i vantaggi di queste tecniche?

Sono molteplici perché, essendo meno invasive rispetto alle procedure classiche, risultano essere meno traumatiche e dolorose per il paziente, soprattutto in caso di interventi molto lunghi e impegnativi (oncologici o per endometriosi severa), sono inoltre caratterizzate da minor perdita di sangue, maggior precisione del gesto chirurgico e da un recupero più veloce con dimissioni in tempi più brevi.

Parlando di tecniche all’avanguardia, lei utilizza da alcuni anni la chirurgia laparoscopica tridimensionale.

Si tratta di una tecnologia di ultimissima generazione che ci permette di avere una visione estremamente nitida dell’area da operare e ci consente d’intervenire con una precisione micrometrica, che riduce moltissimo i tempi chirurgici e il rischio di complicanze intra e post – operatorie.

Lei è un luminare per la diagnosi e la cura dell’endometriosi. Cos’è?

È una patologia estremamente frequente, che interessa numeri altissimi di donne in tutto il mondo e che si manifesta con una collocazione anomala (principalmente a livello pelvico) di un tessuto che, normalmente, si trova all’interno dell’utero. Pur essendo di natura benigna, tende a penetrare all’interno degli organi e delle strutture (ad esempio le ovaie, la parete uterina, le tube, l’intestino, la vescica, etc.) arrivando, nella sua forma più grave (denominata “infiltrante”), a danneggiarne pesantemente la funzionalità degli organi.
Nelle forme più leggere può essere trattata farmacologicamente, nei casi più aggressivi invece, spesso si deve intervenire chirurgicamente e l’operazione può essere estremamente delicata e impegnativa, poiché bisogna riuscire ad asportare tutto il tessuto endometriosico senza ledere gli organi e le strutture nervose.

Quali sono i sintomi più ricorrenti?

Dolore durante il ciclo mestruale o durante i rapporti sessuali, irregolarità nelle funzioni urinarie e intestinali.

Quanto conta una diagnosi precoce?

È fondamentale: più è precoce più è facile riuscire a tenere la malattia sotto controllo a livello farmacologico; il problema è che molte donne sono asintomatiche o paucisintomatiche per cui si calcola che, in media, il ritardo fra l’insorgere della malattia e la sua diagnosi è tra i 6 e i 7 anni. Inoltre, dato che i sintomi possono essere confusi con altre patologie, un ginecologo non specializzato può avere difficoltà a riconoscerla.

Qual è la fascia d’età più a rischio?

Essendo strettamente collegata agli ormoni estrogeni, la patologia può presentarsi dal momento del menarca (lo sviluppo) fino alla menopausa, con maggiore incidenza delle forme infiltranti dai 30 anni in su e con fasi di quiescenza (fatte le dovute eccezioni) durante la gravidanza e l’allattamento.

Quali sono gli strumenti diagnostici?

Inizialmente la visita ginecologica e poi, in caso di sospetto clinico o anamnestico, l’ecografia transvaginale e la risonanza magnetica. L’ecografia in mani esperte ha accuratezza diagnostica leggermente superiore alla RM e costi più bassi. È da sottolineare però che l’attendibilità d’interpretazione di questi esami dipende esclusivamente dal grado di specializzazione e dall’esperienza dell’operatore che, di solito, è un ecografista ginecologo o un radiologo che dovrebbe essere preferibilmente dedicato alla diagnosi dell’endometriosi nei Centri di riferimento per la patologia.

Può esserci una componente genetica?

Sì, infatti le linee di ricerca vanno in questa direzione, cercando di valutare quale possa essere l’alterazione genetica che porta alcune donne a sviluppare la malattia e altre no. Altri fattori possono essere ambientali (ad esempio l’esposizione a fattori inquinanti) e alimentari (l’assunzione di alimenti contenenti estrogeni).

L’intervento chirurgico è sempre risolutivo o possono presentarsi delle recidive?

Anche in questo caso dipende molto dall’abilità del chirurgo e dall’entità della malattia: maggiore è la quantità di tessuto malato asportato, minori sono i rischi di recidiva. In alcuni casi, tuttavia, si opta per non rimuoverlo totalmente per non rischiare di lesionare gli organi o le strutture nervose. Possiamo dire che, ove l’asportazione sia stata corretta e completa, il tasso di recidiva è molto basso, intorno all’8%. In questo senso un grande aiuto ci viene da una nuova tecnologia, il laser a diodi, che permette d’impostare il livello millimetrico di penetrazione del raggio all’interno del tessuto ovarico per minimizzare i danni, soprattutto in pazienti di giovane età.

Il Centro Nazionale Endometriosi fa capo alla Casa di Cura Malzoni di Avellino, che è diventata un punto di riferimento anche per la Ginecologia ed Ostetricia, per la Chirurgia, per l’Ortopedia, l’Urologia e la Nefrologia.

È una struttura (Convenzionata con il Sistema Sanitario Nazionale), fondata da mio nonno nel 1956, che oggi vanta 160 posti letto. Fa parte degli “Ospedali Rosa”, selezionati dall’Osservatorio Nazionale sulla salute della donna, ed è fra i primi 10 centri italiani più avanzati nel trattamento della patologia oncologica ginecologica.

La Sua è una carriera internazionale, ma ha scelto di non abbandonare Avellino.

Qui ho tutti miei affetti e gli amici di una vita. Ho scelto di far crescere una struttura che mi ha sempre permesso di avere la massima libertà decisionale. La mia soddisfazione è di aver rinunciato a primariati all’estero ma di essere riuscito a far conoscere il nostro Centro al di fuori dei confini nazionali, realizzando così un mio sogno. La prima sarebbe stata una scelta forse più facile e di ritorno immediato, ma la seconda è stata anche di cuore. Ed è stata premiata.

Laura Corigliano