Paolo De Vito: “Io, uno chansonnier”

 Paolo De Vito: “Io, uno chansonnier”

Dal teatro classico napoletano alle scuole di arte drammatica. Le esperienze dell’artista di Capriglia Irpina

Come nasce la passione per la recitazione, la musica?

La passione, manifestatasi già negli anni della prima giovinezza, prende corpo e si esprime in forme originali nel laboratorio artigianale “Teatro Insieme” che, negli anni ‘70, raccorda e divulga il teatro classico napoletano, maturando e facendo propria la lezione di Eduardo.

Negli anni ‘80 mi trasferisco a Firenze, dove la mia esperienza personale si fonde con la tecnica di scuole di arte drammatica di grande prestigio. Entro a far parte di varie compagnie e mi diplomo presso la scuola dell’“Oriuolo”. La mia formazione, quasi esclusivamente “napoletana” si estende alla totalità dell’espressione teatrale: da Shakespeare a Ibsen, da Goldoni a Pirandello, a Beckett, a Coward. Torno ad Avellino e con il piano-bar maturo una impostazione e interpretazione personale e suggestiva di brani di musica più leggera e più colta, dalla canzone classica napoletana, ai testi più impegnati dei nostri cantautori.

Divento uno “chansonnier” e dal 2008, insieme ai compagni di viaggio, i maestri Gianluca Marino, Giuseppe Musto e Salvatore Santaniello, proponiamo al pubblico recital poetici-musicali “La vita è sogno”, “La mia Napoli”, “Di vento e di viaggi”, “Gente di terra e di mare”, Dolce terra mia”, “Per mare, per cielo, per terra”, “Io e il signor G – Il Gaber che amo”, “Come un re – un po’ francese, un po’ napoletano”, Quanti passi …”, “Carbone di stelle”, con esibizioni in prestigiosi teatri a Napoli, Roma, Milano, Brindisi, Paestum e inseriti in importantissime rassegne quali Sentieri Mediterranei, Premio Prata, Sponz Fest, Capri Art Music Festival.

Nel 2014 ho iniziato una collaborazione con Carlo D’Angiò, cofondatore della Nuova Compagnia di Canto Popolare.

Quali sono i suoi progetti futuri?

L’isolamento a cui ci ha costretto la pandemia ci ha fatto riscoprire una dimensione più intima dell’arte. Grazie alla tecnologia, l’arte ha raggiunto le case nelle quali eravamo confinati, tornando al centro delle nostre vite. Vorrei tornare ad emozionare ed emozionarmi con un pubblico presente. Il mio prossimo recital non potrà non contenere le tracce dell’esperienza umana e collettiva che abbiamo vissuto, nonché un anelito di rinascita e normalità.

Marina D'Apice