Museo Abbaziale di Montevergine: tra fede, arte e cultura

 Museo Abbaziale di Montevergine: tra fede, arte e cultura
di Sabina Lancio

C’è un luogo, a pochi chilometri da Avellino, dove convivono, immerse nel verde dei monti del Partenio, fede, arte e cultura. Le statue di San Guglielmo da Vercelli e dell’animale simbolo dell’Irpinia, il lupo, sovrastano il piazzale del Santuario di Mamma Schiavona, che accoglie ogni anno migliaia di pellegrini e turisti. Montevergine è uno di quei luoghi che tutti conoscono, anche solo attraverso i racconti dei devoti o le pellicole cinematografiche alle quali ha fatto da cornice. Si può raggiungere in soli 7 minuti da Mercogliano, con una delle funicolari più ripide d’Europa, o in auto, attraversando anche il comune di Ospedaletto d’Alpinolo.

È intorno al 1125, a 1270 metri d’altitudine, che il monaco benedettino decise di costruire una prima chiesa, divenuta nel corso dei secoli un imponente Santuario che sovrasta il capoluogo irpino e la valle del Sabato. Il complesso monastico mariano appartenente all’Abbazia territoriale di Montevergine comprende anche il palazzo abbaziale di Loreto, situato nel centro di Mercogliano, nella cui storica biblioteca sono conservati antichi e preziosi testi e documenti. Alcuni raccontano la storia della fondazione del Santuario, narrazioni che prendono forma anche nelle opere scultoree e pittoriche custodite dal MAM. Ed è proprio nel Museo Abbaziale di Montevergine, gioiello incastonato nel Santuario, che bisogna immergersi per conoscere le origini e l’evoluzione dell’Abbazia.

All’esposizione museale, disposta su due piani, si accede dal bellissimo chiostro esterno. «Una prima raccolta risale al ‘700 – racconta Don Giovanni Maria Gargiulo, direttore del MAM – Negli anni 2000 c’è stato un primo sviluppo e nel 2016 l’ultimo allestimento, quello più importante, voluto e ideato dall’Abate di Montevergine, Riccardo Luca Guariglia, insieme ad uno staff di architetti e progettisti». Reperti archeologici ed elementi architettonici e artistici delle varie basiliche di Montevergine dal 1200 al 1600, ai quali, nel corso degli anni, si sono aggiunte altre opere, alcune donate dalla comunità, fino ad arrivare all’esposizione attuale che racconta Montevergine attraverso le sensibilità artistiche che si sono susseguite nei secoli. «È importante conoscere la cultura e la storia di un’Abbazia che nel tempo ha dato tanto al territorio, producendo molto anche dal punto di vista artistico. Montevergine è fede e devozione, ma anche arte, cultura e storia».

Nel MAM, che ha inglobato al piano inferiore anche la mostra dei presepi, ora ancora più strettamente legata all’arte del presepe napoletano e quindi alla cultura campana, attraversiamo diverse epoche. Dopo la sezione dedicata al pellegrinaggio a Montevergine, con foto di inizio ‘900 e pannelli che introducono il visitatore nella storia del viaggio collettivo verso la vetta ancora oggi molto praticato, il percorso artistico e cronologico parte dal dipinto della Madonna che allatta, prima immagine mariana di culto legata al Santuario.

La responsabile del MAM, la dottoressa Alessandra Fusco, insieme al dottor Emanuele Mollica, accoglie e accompagna i visitatori. Percorsa la scalinata, al piano superiore si attraversa la vasta sezione medievale, quella più frequentata dagli studiosi, soprattutto per il particolare seggio ligneo che, come descrive Fusco «Presenta elementi legati più ad un contesto politico che religioso e, in particolare, al mondo orientale. Si ipotizza, infatti, che sia stato donato all’Abate quando è divenuto anche feudatario di Mercogliano». Tra storie interessanti come questa, si arriva nella pinacoteca che raccoglie dipinti di fine ‘600 e inizio ‘700 e che restituisce tracce degli affreschi che ornavano il primo refettorio monastico. Laddove oggi c’è la parte più nuova, sorgeva quella più antica, la struttura originaria della prima chiesa, le cui origini vengono narrate ai visitatori attraverso quattro tele di Domenico Antonio Vaccaro, partendo dall’Apparizione di Gesù a San Guglielmo, episodio cardine della fondazione della chiesa. «San Guglielmo, seguendo la regola ora et labora – racconta la responsabile – ci viene proposto nel momento della preghiera e poi, in un’altra opera, insieme al lupo, animale che, si narra, abbia collaborato con lui alla costruzione della chiesa. Nella quarta tela è raffigurato il miracolo di Gualtiero, dove viene ritratto il Santo che ridona all’architetto l’utilizzo della mano, perso in seguito ad un incidente».

La visita continua tra arredi liturgici dal 1500 al 1800, tessuti pregiati del ‘700, paramenti sacri, una sezione lapidea caratterizzata da elementi che costituivano parte integrante della chiesa medievale fino alla trasformazione seicentesca, e nelle ultime sale, la raccolta di icone provenienti da Russia, Paesi Balcanici e Grecia, donata da Monsignor Francesco Pio Tamburrino, Abate Ordinario Emerito di Montevergine. Un’apposita sala offre, invece, spazio a esposizioni temporanee. Tra le più importanti quella intitolata “Fede e devozione nell’arte minore dimenticata. Tesori di culto recuperati dai Carabinieri”, arredi liturgici oggetti di furto o che rischiavano di andare perduti in seguito a catastrofi naturali. Una teca nel Museo conserva quelli che erano i pezzi più importanti della mostra, «tra cui oggetti molto particolari – spiega Alessandra – che appartengono alla cultura ebraica e che colpiscono perché lontani dalle nostre tradizioni. Quando non si riesce a ridare loro la giusta collocazione, vengono affidati, come nel nostro caso, ad un Santuario».

In ogni angolo del MAM si ammira la bellezza, attraverso l’arte, la fede e il paesaggio circostante che cattura lo sguardo dai finestroni delle sale. Chiunque vi può trovare spunti di interesse. «Sicuramente nei bambini c’è la curiosità di conoscere ed è importante e bello farli avvicinare a qualcosa che accresca la loro sensibilità artistica e umana. Gli esperti hanno interesse soprattutto per le opere medievali che sono i pezzi più importanti e sicuramente danno tanti spunti di ricerca. Ci sono continue tesi di laurea su alcune delle nostre opere che hanno ancora tanto da raccontare. I pellegrini possono, invece, percepire come si esprime la devozione anche attraverso l’immagine sacra e figurativa di ciò che è la fede», conclude il direttore del MAM.

Nonostante la lunga pausa forzata anche nel settore della cultura, il Santuario di Montevergine ha portato avanti iniziative importanti, tra queste la firma con la Scabec. Il MAM è entrato a far parte del circuito Artecard, il pass turistico che permette di accedervi ad un prezzo ridotto. «Con la ripresa delle attività, come da disposizioni, a giugno abbiamo riaperto e ripreso anche con le visite guidate a piccoli gruppi – conclude la dottoressa Fusco – e in modo particolare abbiamo avuto una grande richiesta da parte delle scuole: i più piccoli e la loro curiosità hanno segnato la nostra ripartenza. È necessario ripartire dalla conoscenza del proprio territorio».

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