Luca Sardella, tra arte e natura

 Luca Sardella, tra arte e natura

Luca Sardella (all’anagrafe Biagio) è agronomo, paroliere, divulgatore, autore di numerose pubblicazioni, cantante, conduttore televisivo e anche uomo dai grandi valori e dalla fede salda. Una persona che è partita da zero e ha saputo affermarsi nella vita, facendo sacrifici e fidandosi del proprio istinto, che gli ha sempre fatto da guida, portandolo da San Severo (il paese in provincia di Foggia in cui è nato) fino a Milano.

Mi racconti dei suoi primi anni in Puglia.

Sono stati abbastanza sereni, nonostante le ristrettezze economiche. Già da bambino, davanti allo specchio, imitavo Celentano e i vari cantanti dell’epoca, dimostrando quella predisposizione che è innata e che non si può imparare. I miei volevano che studiassi per avere un futuro certo e io mi laureai in Agraria, focalizzandomi su ciò che aveva rappresentato la grande attrazione (e l’unico svago senza costo) della mia giovinezza: la natura.

Poi però decise di trasferirsi al Nord.

La musica mi scorreva nelle vene, componevo e avevo anche una bella voce, ma sapevo che per mettere a frutto questi talenti avrei dovuto lasciare San Severo. Scelsi Milano, che allora era la capitale della discografia. Ci andai facendo l’autostop perché non avevo nemmeno i soldi per pagarmi il biglietto del treno e, per i primi tempi, dovetti dormire per strada (in Piazzale Loreto) sotto un cartone. Per mangiare feci qualsiasi tipo di lavoro: fu un inizio difficile ma io ero determinato ad “arrivare”. Un giorno, incontrai Ornella Vanoni, che mi presentò il direttore di un’importante casa discografica (l’Ariston Records), che gestiva molti artisti famosi, tra cui i New Trolls, i Matia Bazar e la stessa Vanoni. Cominciò così una nuova vita: incisi il mio primo 45 giri e partecipai al festival itinerante “Cantaveneto”. Le prime serate furono deprimenti: quando toccava a me nessuno mi ascoltava poi, improvvisamente, ci fu una vera ovazione. Io ne rimasi stupito e scendendo dal palco chiesi spiegazione all’organizzatore (il famoso produttore artistico Gianni Maser): il mio disco era al primo posto della classifica italiana! Quando lo sentii annunciare alla radio quasi svenni. Alla fine vinsi il Cantaveneto e, subito dopo, pure il Cantagiro, mentre veniva prodotto anche il mio primo LP.

Il Cantagiro le fece incontrare Pippo Baudo, altro artefice del suo destino.

 È vero. Una sera lo sentii lamentarsi per la presenza, a casa sua, di una miriade di formiche di cui non riusciva a liberarsi: mi feci avanti e gli dissi che avrei potuto aiutarlo e lui mi rispose che, se ci fossi riuscito, mi avrebbe fatto da padrino artistico. Andai da lui e trattai il giardino in modo naturale (per non nuocere a sua figlia Tiziana, che era piccola e al cane di famiglia) utilizzando aglio, ortica, cipolla e peperoncino. Passarono alcuni mesi e, mentre stavo innaffiando il giardino di casa mia a Latina, mia madre mi disse: “c’è Pippo al telefono”. Convinto che fosse mio cugino di Milano per un saluto veloce, andai a rispondere lasciando la canna dell’acqua aperta. Invece era Baudo, che cominciò a elencarmi tutta una serie di date e trasmissioni in cui mi aveva inserito e a cui avrei dovuto partecipare (Domenica In e Discoring, per esempio). Inutile dire che dell’acqua mi dimenticai completamente, allagando così il sottoscala e la taverna.

E fu così che approdò in Rai.

 Ero perso, non conoscevo nessuno e non sapevo dove andare: entrai in una redazione piena di gente dove Pippo, a cui davo del lei e che chiamavo “avvocato”, mi accolse e mi presentò. Cominciò così un periodo stupendo, in cui partecipai ai momenti d’oro della storia della musica e della televisione italiane. Baudo mi diede anche due grandi consigli che mi cambiarono la vita: “creare un personaggio” indossando la coppola, che ormai è diventata un mio tratto distintivo sia nel lavoro sia nella vita privata e, molto più importante, coltivare la musica ma senza abbandonare le piante, “perché il mio successo sarebbe derivato da quello”. Aveva ragione.

Nel 1990 cominciò infatti, con Michele Guardi, il suo percorso televisivo all’insegna della natura.

Sì, inizialmente venni invitato come ospite per sei puntate a “Mattina 2” poi, dati gli ascolti, mi confermarono per tutto l’anno. Successivamente mi chiamò Giampaolo Sodano (allora direttore di RAI 2), proponendomi un programma tutto mio: accettai e nacque “Una pianta al giorno”, che riscosse un enorme successo, tanto che mi chiamò Zucchelli (ex dirigente RAI) che voleva una trasmissione nella fascia del mezzogiorno per contrastare Mediaset. Puntavano a raggiungere il 13/-14% di share e io superai il 18-20%. Quel programma, che fece innamorare gli italiani e sbaragliò la concorrenza, era “La vecchia fattoria”.

Successivamente però arrivò il divorzio dalla RAI.

 Esattamente. Mi comunicarono che “La vecchia fattoria” sarebbe stata sostituita da “La prova del cuoco”, di cui mi offrirono la conduzione. Io mi arrabbiai moltissimo e me ne andai, rinunciando all’incarico e ai compensi.

Si è mai pentito?

No, perché sono laureato in Agraria e voglio occuparmi di divulgazione negli ambiti che mi competono, senza snaturarmi.

Da quel rifiuto partì la collaborazione con Mediaset.

La mia coerenza è stata premiata e infatti attualmente conduco, con grande soddisfazione personale e dell’Azienda, “Sempre verde” su Rete 4, insieme a mia figlia Daniela e “Speranza verde” su Canale 5 all’interno di “Striscia la notizia”. Curo anche una rubrica su “TV Sorrisi e Canzoni”, ho riscosso grande successo per “Spettacolare ghiacciato”, il brano scritto per lo spot di “Vecchio Amaro del Capo” e sto ultimando un CD realizzato fra l’Italia e gli U.S.A. Sono felice perché lavoro da 35 anni continuativamente senza aver mai tradito me stesso.

La prima fase di difficoltà cosa le ha insegnato?

 La comprensione per gli altri e l’umiltà, che ho saputo mantenere anche quando ho raggiunto il successo.

Ha scritto un CD dal titolo “Emozioni”. Cosa la emoziona?

La natura, il creato, due anziani che si tengono per mano, la musica, i tramonti e le albe: i doni che Dio ha fatto a tutti noi perché possiamo gioirne condividendoli con gli altri.

Ha condotto un programma dal titolo “Sole, Sardella e Fantasia”, specchio del suo bisogno di luce.

Io amo il sole e detesto il buio, dormire mi sembra una perdita di tempo, così come il silenzio. Amavo sentire il rumore fatto da mia moglie in cucina quando preparava il caffè alla mattina perché significava vita e presenza.

Il vostro è stato un grande amore.

Era un’insegnante laureata in architettura, la conquistai improvvisando per lei un brano alla chitarra: io avevo 24 anni lei 23. Ci siamo sposati che non avevamo una lira. Un legame unico ma lei, purtroppo, si ammalò e venne a mancare quando nostra figlia era ancora piccola.

Cosa l’ha aiutata a risollevarsi?

Mia figlia Daniela. Ci siamo tenuti per mano e siamo usciti dal dolore. Oggi è una donna dolce e solare con cui ho un rapporto meraviglioso.

Quanto conta per lei l’aspetto umano in campo professionale?

Tantissimo, come la gratitudine: non si vive solo di successo, di audience, di share ma anche di rapporti, di relazioni, di scambi e non ho mai dimenticato chi mi ha teso una mano quando ho avuto bisogno.

Paure?

Non ho paura di nulla. Nel lavoro non mi sono mai tirato indietro e ho accettato ogni sfida e nella vita so affrontare i momenti bui con la certezza che Qualcuno vigila su di noi e che, alla fine, vince sempre la Luce.

Laura Corigliano

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