Lo Sponz Fest non si arrende

 Lo Sponz Fest non si arrende

La pandemia non ferma l’VIII edizione, “SponzacQuà 2020”. Vinicio Capossela: «La lezione di questi tempi di limitazione della vita: imparare a farsi bastare le cose».

di Pasquale Gallicchio

La passione per ciò che si fa, accompagnata dal desiderio di offrire nuove emozioni, sono gli ingredienti indispensabili per fare di un evento un grande appuntamento, capace di fondere le singole emotività in una collettiva. Creare occasioni di incontro dove la dimensione umana, riscoprendo il rapporto con l’arte e la natura, finisce per apprezzare ancora di più se stessa. Forse, risiede in questa alchimia, sempre diversa e affascinante, la magia dello Sponz Fest.

Un appuntamento annuale, un patto rinnovatore per un’alleanza stretta tra le persone, i luoghi e le risorse dell’ambiente. È come se ogni volta, si rispolverasse il decalogo del rispetto nei confronti della Terra, che continua pur sofferente a stringere in un forte abbraccio vitale gli esseri umani, i quali ricambiano depredandola.

La pandemia, oltre a cancellare migliaia di vite umane, ha seminato un clima di diffidenza e paura tale, da obbligarci al distanziamento che prima ancora di essere fisico, si sta rivelando di valori. Un nemico invisibile capace di far annullare ogni possibile occasione di condivisione. Da ciò, la cancellazione di tantissimi appuntamenti culturali. La potremmo chiamare, una prudente resa.

Invece, Vinicio Capossela, ideatore e direttore del festival giunto all’8^ edizione, non ha voluto cedere il passo alla pandemia e come per il treno, ha invitato a un nuovo sogno che ancora una volta si è materializzato con l’edizione “Sponz acQuà” 2020 che ha parlato il linguaggio della rinascita e della purificazione.

Forse, oltre alla qualità degli appuntamenti proposti, tutti a numero chiuso, che hanno toccato dal 25 al 30 agosto Torella dei Lombardi, Caposele e Calitri in provincia di Avellino, Valva, Serre, Contursi, Eboli, Capaccio-Pestum in provincia di Salerno, l’edizione 2020 sarà ricordata per il potente messaggio: no alla resa. Capossela ha sottolineato con forza e determinazione in questa edizione, come ci sia la necessità non solo di parlare di ecologia in termini di ambiente, il che per i tempi che corrono è già lodevole, ma di pensare all’elemento dell’acqua come un liquido capace di entrare nell’intimo e spazzare via tutto ciò che è nocivo per l’animo umano.

Tanti i tasselli messi insieme: la presenza di Legambiente, la partecipazione di eccellenti artisti, l’omaggio a Morricone e al cinema di frontiera dei Guano Padano, Vincenzo Mollica e Pietro Negri che hanno raccontato Sergio Leone. Ancora lunghissimo è l’elenco delle altre partecipazioni. Per citarne soltanto alcune: Vasco Brondi e Massimo Zamboni, Paolo Rumiz, Goffredo Fofi, Pietro Bartolo, Jimmy Villotti, e tanti altri.

In chiusura dello “Sponz acQuà” le parole di Vinicio Capossela, ci caricano di un peso morale enorme: «È stato un cammino poco festivaliero e poco spettacolare. La lezione di questi tempi di limitazione della vita è quella della frugalità, della concentrazione. Dell’imparare a farsi bastare le cose. Questo ci fa conoscere e vedere diversamente quello che abbiamo già. Non è un caso che le aree interne d’Italia abbiano avuto un significativo incremento di visitatori. Del resto, la vocazione al riparo e connaturata con le terre interne. La resistenza la si è sempre andata a fare nell’interno, nella selva, nella montagna. Anche per questo è importante preservare le terre interne. Sono la nostra possibilità di ritirata. Se le avveleniamo e le lasciamo cadere nell’abbandono perdiamo i nostri polmoni e le nostre riserve vitali».

Una scommessa vinta anche dalla Regione Campania che ha finanziato l’evento e da Scabec-Società Campana Beni Culturali che l’ha promossa. Un brand vincente prodotto dall’Associazione Sponziamoci, La Cupa e International Music and Arts.