La terapia del sorriso

 La terapia del sorriso

Un vero atto d’amore per la vita

La clownterapia è un’esplosione di colori e luce. E’ come la primavera che, a sorpresa, irrompe e saluta le giornate invernali, incerte e fredde. Quei ‘nasi rossi’, portatori sani di felicità, riescono, con le loro performance, leggere e divertenti, a trasmettere gioia su volti segnati dalla stanchezza di battaglie sofferenti e contese. Non vi è un’anima precisa che non possa essere allietata dalle loro acrobazie.

I clown, con la loro terapia del sorriso, sono sospesi su un filo quasi impercettibile che lega un cuore (quello del paziente)  all’altro (quello dei suoi familiari). Nei reparti ospedalieri, in special modo in quello pediatrico ed oncologico, si intrecciano infinite storie di vita, tantissime dolorose, molte di speranza, le stesse che i volontari dell’associazione ‘Un sorriso per la vita’ di Cesinali custodiscono nel loro cuore e che non abbandoneranno mai. Ogni persona, bambino o anziano che sia, entra a far parte di questo meraviglioso mondo dedicato al volontariato, al sostegno concreto di chi ha bisogno.

Costantino Fiore, è Cip cipollino, uno dei clown di questo progetto d’amore, Un sorriso per la vita, fondato da Francesco Forte e Silvana Piccini.

Quando Costantino sveste i panni di counselor relazionale dedica anima e cuore alla terapia del sorriso. Lo fa aggiornandosi  costantemente (perché sì, questi clown speciali possono improvvisare battute ma non la loro formazione) e macinando chilometri per raggiungere reparti, quali pediatria ed oncologia, di alcuni ospedali presenti nella nostra regione o strutture come l’Istituto F. Smaldone per sordi, il centro Aprea ed RSA.

La terapia del sorriso aiuta innanzitutto il paziente, ma aiuta anche tutte le persone che egli ha intorno a sé: familiari, amici e accompagnatori. Le parole d’ordine sono: divertire (pazienti e familiari) ed attenuare le preoccupazioni di tanti genitori in attesa di una diagnosi specifica.

Costantino, da quanto tempo pratichi clownterapia e cosa rappresenta per te?

“Sono sei anni circa ma non basterebbe una vita per seminare leggerezza laddove germoglia solo preoccupazione o timore. In tutto questo tempo ho incrociato tanti occhi disorientati, spaventati, colmi di dolore. Gli stessi occhi che, di fronte alle nostre performance ridono e si aggrappano al nostro mondo fantastico, recidendo, per alcuni istanti, il motivo per cui sono ricoverati o per cui si trovano lì, in quel reparto, a sostenere un proprio familiare.
La clownterapia mi ha insegnato ad ascoltare anche i silenzi, ad accarezzare le lacrime e gli sguardi, a lavorare in sinergia con i miei spettatori speciali. Ho compreso, in questo importante percorso che, molto probabilmente, gli ostacoli disseminati lungo il mio cammino erano pietre rispetto alla montagna di dolore che c’è  in questo mondo. Allora non posso che sentirmi fortunato ed essere grato alla vita. Per ringraziarla dedico il mio tempo a chi è stato meno fortunato di me”.

La tua formazione?

“Ho studiato economia e commercio, ho vissuto a Londra per tanti anni. Poi un grave lutto in famiglia mi ha spinto a ritornare ad Avellino. Ho dovuto reinventare la mia vita, facendo delle scelte drastiche. Ho scoperto il lavoro di counseling grazie ad un amico e poi dopo un po’ mi sono inoltrato nel fantastico mondo della clownterapia”.

Durante il Covid…?

“Non potevamo abbandonare i nostri spettatori speciali, così abbiamo optato per la clownterapia online, un modo per far sentire, soprattutto in quel terribile momento, tutti meno soli”.

Cip cipollino, perché questo nome e qual’è la caratteristica di questo personaggio?

“Porto con me uno scopino, il mio microfono. Con quello strumento faccio il mio ingresso nei reparti pediatrici o oncologici e provo a fare delle interviste. I piccoli si divertono tantissimo, dimenticano per un attimo di essere in quello spazio e viaggiano tra i colori e le risate di quei momenti. Per me la clownterapia è arricchimento è una sorta di energia che rende la vita reale, un gioco, un momento di leggerezza. In un’altra mano ho sempre con me un pupazzetto che rappresenta un bambino. Un dono speciale ricevuto da una persona che ora non c’è più e che mi accompagnerà per sempre in questo importante percorso”.

Quarantotto pagine, patinate e a colori. Un sito agile ed intuitivo. Free-press bimestrale e giornale online, per un'Irpinia come non l’avete mai vista. Che siate irpini, oppure no