Il Banco Alimentare
Un’esperienza di condivisione che migliora la vita
di Antonella Marano
A pochi chilometri da Avellino, c’è una “fabbrica”che produce tonnellate di solidarietà distribuendo cibo ai più bisognosi. È il magazzino del Banco Alimentare di Fisciano, un contenitore di valori sorretto dal cuore e dal lavoro straordinario dei suoi volontari. Una macchina perfetta ma che, per continuare a correre, ha bisogno costantemente di carburante: le mani volenterose di uomini e donne, il cuore pulsante di questo meccanismo solidale. A guidarli, in questa mission, c’è Roberto Tuorto, direttore del Banco Alimentare Campania.
«Fino ad undici anni fa – racconta Tuorto – ero un imprenditore, poi, grazie ad un incontro e ad una profonda amicizia la mia vita è cambiata: ho deciso di dedicare ogni mia energia e competenza a quest’opera straordinaria e complessa».
Come è organizzata la classica giornata di un volontario del Banco?
Ogni giorno, con automezzi in dotazione o con aziende di trasporto private, il Banco Alimentare, a proprie spese, recupera prodotti alimentari integri ma che, per diversi motivi, non sono più commercializzabili (ad esempio eccedenze di produzione, rotture delle confezioni o errori di confezionamento) dall’industria e della distribuzione agroalimentare oltre a gestire anche le donazioni di prodotti freschi dell’ortofrutta.
I dipendenti e i volontari in magazzino prendono in carico e preparano i prodotti da distribuire; controllano le giacenze di magazzino; posizionano i prodotti su pallet; sistemano i prodotti freschi e congelati nelle celle frigo e registrano sul sistema informatico di rete le donazioni ricevute.
Le strutture caritative accreditate come Caritas, parrocchie o mense per i poveri, ritirano gli alimenti presso il magazzino del Banco. Le assegnazioni dei prodotti vengono effettuate in base alla tipologia di distribuzione (mense, consegna pacchi alimentari, empori, aiuto ad unità di strada) ed in base al numero degli assistiti. La sede di Fisciano, caratterizzata da magazzini in fitto, è di circa 3500mq con celle frigo positive e negative per oltre 900mq. Una sede più capiente, però, sarebbe ideale per rispondere alle richieste d’aiuto sempre più in aumento e per svolgere al meglio il nostro lavoro.
In questa fase emergenziale il lavoro dei volontari è sicuramente aumentato…
A gennaio 2010, in Campania, aiutavamo 154.211 che, a causa del Covid, sono divenuti 228.314. Un aumento vertiginoso di richieste, un mare di bisogno al quale abbiamo tentato di rispondere con tutte le nostre forze e la nostra passione. Sono sicuramente tante, a volte sembrano troppe ma sicuramente non sono abbastanza. Tante sono le richieste ancora in lista d’attesa, alle quali, da settembre, cercheremo di dare risposta. Nel 2020 abbiamo distribuito gratuitamente 8.238.553 kg di alimenti per un valore commerciale che supera i 20 milioni di euro. Nel 2021 il trend è in crescita e speriamo di poter recuperare e donare ancora di più.

Tra le tante storie incrociate lungo il suo cammino quale resta nel suo cuore?
Sono tante ed ognuna unica e commovente. All’udienza privata che il Papa ha concesso a Banco Alimentare, dinanzi alla descrizione della nostra opera e al milione e seicentomila persone che aiutiamo in Italia, si fermò e ci disse: “Ricordatevi sempre che non sono numeri, ma persone”. Ed è esattamente così.
Una cosa è parlare della vicina di casa il cui marito perde il lavoro e chiede aiuto ed altro è incrociare il suo sguardo e assisterla concretamente. Per non dire delle tante persone aiutate che poi hanno dato una mano, presentandosi in magazzino chiedendo: “Come posso dare una mano? Quando avevo bisogno mi avete aiutato e grazie a voi sono potuta andare avanti. Adesso che sono tornata a lavorare voglio essere io a dare una mano”.
Un appello alle future generazioni?
Come dico sempre ai miei amici volontari, ciò che conta è il gesto, la disponibilità, il cuore. Si diventa volontari non per farsi dire grazie da qualcuno ma per dire grazie della condizione in cui si vive. “È la gratitudine che genera operosità”, diceva don Giussani, fondatore del Banco Alimentare. “La più grande povertà è la solitudine”, affermava invece Madre Teresa. Spesso, e non solo i giovani, finiscono per avere tanti “pseudo-amici” nei social per poi ritrovarsi sempre più soli. Come si può allora affrontare il problema della povertà se non in compagnia? La povertà non è solo alimentare. Spesso la povertà materiale è accompagnata da una povertà fatta di solitudine ed assenza di compagnia. Omero definiva il com-pagno (cum-panis) colui con il quale dividi lo stesso pane. Nella condivisione si scopre di più se stessi e ci si sente meno soli. Le persone che aiutiamo e quelle che ci aiutano ad aiutare sono nostri compagni di strada e con loro, dunque, dividiamo il pane: questo è il Banco Alimentare.
Donare, quanta energia racchiusa in questo verbo…
Sulla grande parete del nostro magazzino c’è una frase di Camus (de L’Annuncio a Maria): “Che vale il mondo rispetto alla vita? E che vale la vita se non per essere data? Forse che il fine della vita è vivere? Non vivere ma morire e dare in letizia quel che abbiamo. Qui sta la gioia, la libertà, la grazia, la giovinezza eterna”.Camus non parla solo di donare ma di donare in letizia. Qui sta il segreto della vita, la gioia, la libertà, la grazia, la giovinezza eterna. Nella parola letizia si racchiude il segreto del donare. Qui sta la nostra gioia. In piccoli e grandi gesti. Fatti di camion che si scaricano e di pallet da mettere a posto. Perché dietro ogni pacco alimentare c’è il lavoro di tanti uomini e donne di buona volontà che donano ciò che hanno di più prezioso: il tempo. Dare il tempo è come dare un po’ della propria vita, perché il tempo non torna indietro, scoprendo che la vita va data per poterla davvero guadagnare. Così il pacco alimentare diventa uno strumento e non un fine. In fondo il lavoro del Banco è questo. Tirar fuori dalla solitudine attraverso un incontro profondamente umano. Condividere i bisogni per condividere il senso della vita. È il nostro claim. È quello che ci guida. Perché non si può pensare di condividere il senso della vita se non si è disposti a condividere i bisogni.
Negli anni avete promosso una serie di iniziative per amplificare la voce del volontariato.
Una su tutte è la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare: l’evento di carità tra i più imponenti in Italia. Coinvolge in un solo giorno circa 150.000 volontari e oltre due milioni di donatori. Si svolge, ogni anno, dal 1997, l’ultimo sabato del mese di novembre in tutta Italia. I volontari, davanti ai punti vendita in Italia, invitano a fare la spesa, oltre che per sé, anche per un povero. Un gesto semplice e concreto che educa tutti alla carità e alla condivisione dei bisogni dei più deboli.
Regione e Governo cosa potrebbero fare per sostenere maggiormente le famiglie in difficoltà?
Il Banco Alimentare è una Organizzazione Partner capofila del Ministero delle Politiche Sociali per la distribuzione degli aiuti alimentari sia del fondo europeo Fead che del Fondo Nazionale Indigenti.
Con la Regione Campania c’è una grande collaborazione ed un sostegno concreto e reale alle azioni del Banco per il recupero e la redistribuzione delle eccedenze. Siamo grati all’assessore Fortini, per aver sposato un modello di welfare di prossimità. Oggi siamo di fronte ad un modello statalista in cui i protagonisti sono Inps e Poste. Il nostro modello, invece, rimette al centro i servizi sociali e la rete di welfare di prossimità fatta di enti del terzo settore presenti sui territori e vicini alle persone. Contrapponiamo ad un welfare statalista un modello che prevede la presa in carico ed un reale accompagnamento verso l’inclusione sociale. Così collaboriamo anche con oltre 150 comuni della regione che, attraverso i servizi sociali, prendono in carico le famiglie e le accompagnano attraverso l’aiuto alimentare. Come ho avuto modo di dire, occorre fare compagnia, non lasciare le persone alla loro solitudine, donare uno sguardo ed una speranza. Come ripeteva don Milani: “Non dobbiamo aver paura di sporcarci le mani. A che servirà avere le mani pulite, se le avremo tenute in tasca?”. Abbiamo imparato che il problema dell’altro è uguale al mio. Uscirne tutti insieme è politica. Uscirne da soli è avarizia.