Gianluca Comazzi

 Gianluca Comazzi

Una voce per gli animali

Chi ama gli animali sa perfettamente quanto essi possano dare in termini affettivi e di compagnia tanto che spesso si usa dire “manca loro solo la parola”; ed è proprio quello che voglio fare con quest’articolo: dare voce a chi non l’ha, informando chi può operare in loro difesa, perché ognuno di noi, da semplice cittadino, può agire per tutelare i loro diritti. Per farlo mi sono avvalsa dell’aiuto di Gianluca Comazzi, consigliere in Regione Lombardia, componente della commissione permanente “Programmazione e Bilancio” e della commissione speciale “Antimafia, Anticorruzione, Trasparenza e Legalità” nonché consigliere comunale a Milano. Grande amante degli animali, da sempre si batte per la loro difesa tanto che, nel 2006 è stato nominato garante per la tutela degli animali del Comune di Milano e nel 2011 ha ricoperto l’incarico di delegato ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) nella consulta sul randagismo di Regione Lombardia. Attualmente è anche Presidente della F.I.B.A. (Federazione Italiana Benessere Animale).

Abbandono e Randagismo. Due problemi correlati e non ancora risolti. Cosa dice la legge?

Innanzitutto, è importante ricordare che l’abbandono e il maltrattamento degli animali sono reati secondo il codice penale (art.727) e vengono puniti, non solo con sanzioni amministrative, ma anche con la reclusione. La legge 189/2004 ha ampliato ulteriormente l’ambito di applicazione includendo il reato contro “il sentimento degli animali”. La legge sul randagismo (281 del 14 Agosto 1991) risale al 1991 e conferisce alle Regioni il potere di applicare la Legge Nazionale, dando quindi ai Comuni, sostanzialmente, la responsabilità di gestione degli animali randagi (di qualsiasi specie) e alle ATS/ASL quella di contenere il fenomeno attraverso le sterilizzazioni e l’organizzazione delle strutture di ricovero. Fortunatamente una maggior informazione, una crescente sensibilità e anche la presenza di supporti tecnologici (telecamere, microchip, etc.) stanno migliorando la situazione, soprattutto in alcune regioni. Ma la strada è ancora lunga.

La sterilizzazione: ci sono ancora troppi preconcetti.

È così purtroppo, eppure è l’unico modo per limitare il fenomeno del randagismo e degli abbandoni, evitando grandi sofferenze agli animali e problemi sociali quali, ad esempio, la presenza di branchi di cani randagi in aree abitate. A volte, soprattutto in alcune zone rurali, gli animali di proprietà sono lasciati liberi e, non venendo sterilizzati, vanno a peggiorare un problema già importante.

L’importanza del microchip.

Al Nord il suo utilizzo ha portato a ottimi risultati per quanto riguarda i controlli e gli abbandoni dei cani, tanto che, da gennaio 2020, la Lombardia (prima sul territorio nazionale) ne ha introdotto l’obbligo anche per i gatti (partendo dalle nuove adozioni e cucciolate). Questa prassi, che speriamo possa diffondersi anche alle altre regioni, dovrebbe portare, nel giro di una decina di anni, a un netto miglioramento anche per quanto riguarda la presenza e la gestione delle colonie feline.

Il microchip è fondamentale anche in caso di smarrimento.

Sì, anche se, purtroppo, al momento le banche dati sono su base regionale e non nazionale per cui, se l’animale viene smarrito fuori dalla propria regione di appartenenza (ad esempio quando siamo in vacanza), anche la lettura del microchip non garantisce di riuscire a risalire al proprietario. Questo rappresenta, chiaramente, un grave problema che stiamo cercando di risolvere.

Cosa si deve fare quando si trova un cane o si smarrisce il proprio?

Per prevenire è opportuno dotare sempre il vostro cane di microchip, tatuaggio e medaglietta recante il numero di telefono del proprietario, questo per facilitare e velocizzare le procedure di restituzione. Se si trova un cane, in caso di assenza della medaglietta, se possibile, ci si deve recare da un veterinario che leggerà il microchip, ove presente. Consiglio di contattare tutti i canili e le stazioni di polizia della zona (un cane può percorrere in una notte anche 20/30 Km) e di far circolare la segnalazione dello smarrimento/ritrovamento, anche attraverso i siti delle associazioni per la difesa degli animali. Se non si riesce a risalire al padrone, bisogna allertare le autorità competenti: Vigili Urbani, Servizi Veterinari delle ASL, Carabinieri (112), Polfer e Polstrada (113) nel caso in cui l’animale si trovi su tratti ferroviari o autostradali, che preleveranno il cane e lo porteranno in canile sanitario dove verrà controllato. In alternativa potranno affidarlo a chi lo ha trovato (su richiesta di quest’ultimo) mentre effettueranno la ricerca del proprietario. Se l’animale non verrà rivendicato, entro i termini di legge, verrà spostato presso il canile/ rifugio per essere adottato.

Le staffette che portano gli animali in adozione dal Sud al Nord, come funzionano e quali rischi comportano?

Sono pratiche di grande aiuto per i canili del Sud che versano in grave difficoltà. Pur essendo gestite a livello di volontariato sono, generalmente, organizzate molto bene e portano a risultati davvero importanti. È fondamentale però verificare la serietà dell’associazione e dell’adottante ed è sempre consigliabile monitorare la situazione dopo l’affidamento del cane al nuovo proprietario.

Lo stallo è un altro modo concreto per aiutare.

Si tratta di un’adozione temporanea per cui l’animale viene affidato a chi si offre di ospitarlo per un certo periodo, evitandogli il canile. Questo diminuisce i costi e i problemi di gestione per le associazioni e consente all’animale di attendere il ritorno del proprietario (in caso, ad esempio, di un ricovero ospedaliero) o l’adozione da parte di una nuova famiglia in una situazione di benessere e tranquillità. Come FIBA, per far fronte all’emergenza Covid, abbiamo organizzato un servizio anche domiciliare, totalmente gratuito, di accudimento degli animali domestici per persone in quarantena oppure ospedalizzate.

Per chi è ricoverato poter vedere il proprio animale è importantissimo. Cos’è stato fatto in questo senso?

Per quanto riguarda il proprio animale d’affezione l’accesso è consentito a discrezione della direzione sanitaria e si sono verificati casi di adozione da parte della struttura stessa (si pensi per esempio alle case di riposo) per favorire nei pazienti l’autostima, abbassare il livello di stress e stimolare la reattività, soprattutto in caso di depressione. Un ruolo sempre più importante è quello che sta assumendo anche la pet therapy che, ad esempio, dal 2015 viene utilizzata con ottimi risultati presso l’Ospedale Niguarda Ca’ Granda con le persone mielolese, ovvero che hanno subito una lesione traumatica o patologica al midollo spinale.

Divieto di Accattonaggio con animali: non sempre si tratta di sfruttamento. Quando e come si deve intervenire?

È un tema a me molto caro: per alcuni homeless il proprio cane/gatto rappresenta l’unico affetto e io sono davvero orgoglioso di aver fatto aprire a Milano il primo dormitorio per senzatetto accessibile anche agli animali. Nel caso dello sfruttamento a fini di lucro invece si deve agire denunciando alla polizia. Non esiste, purtroppo, una Legge Nazionale che lo impedisca (ci sono però quelle regionali e i regolamenti comunali). In ogni caso basta che il cane sia sedato o in cattive condizioni per poter far scattare la denuncia di maltrattamento, con relativo sequestro dell’animale.

Separarsi dal proprio animale è un grande dolore, acuito spesso dall’impossibilità di dargli una degna sepoltura.

Si tratta di un tema molto sentito, tanto che alcuni comuni stanno realizzando dei cimiteri a loro destinati. In Lombardia è stata approvata una norma che consente la tumulazione dell’urna con le ceneri degli animali nella tomba dei proprietari.

Un altro problema è quello del costo esorbitante delle spese veterinarie e dei farmaci.

È fondamentale essere consapevoli, quando si decide di adottare un animale, che si sta assumendo un impegno di 10/15 anni non solo pratico, ma anche economico. Ciò detto, è vero che in alcuni casi le situazioni possono cambiare improvvisamente, oppure ci sono persone che rappresenterebbero ottimi adottanti (sto pensando ai pensionati) ma che magari non hanno possibilità economiche adeguate. Di sicuro ci sono volontari e veterinari che prestano aiuto in modo sostanziale ma sarebbe oltremodo utile (e ci stiamo lavorando) istituire un ticket ad uso veterinario.

Chi può migliorare le cose?

Ognuno di noi, perché ogni piccolo gesto individuale può essere estremamente importante e poi le nuove generazioni che vanno informate, sensibilizzate e formate nel rispetto e nella tutela degli animali, perché il futuro è nelle loro mani.

Laura Corigliano