Gerardo Gallo

 Gerardo Gallo

Dalla regia di “Un Posto Al Sole ” al suo romanzo “Tre Luci Dal Buio”

di Laura Solimene

Gerardo Gallo, nato a Gragnano (NA), dal 2005 è tra i registi della famosa soap opera italiana made in Rai “Un posto al sole“, oltre ad essere sceneggiatore cinematografico e televisivo. È inoltre autore del romanzo “Tre luci dal buio” e anche terapeuta energetico con la passione per la ricerca spirituale ed esoterica. Ho avuto il piacere di incontrarlo a Napoli e, tra un caffè e una sfogliatella, abbiamo percorso insieme un insolito ed entusiasmante viaggio emozionale.

Tu sei uno dei registi di “Un posto al Sole”: 25 anni di storie e ascolti eccellenti. Come ti spieghi tanto successo?

Sicuramente è da attribuire a quello zoccolo duro di attori e telespettatori che resistono al tempo. E poi semplicemente perché è ambientata a Napoli, una delle più belle città del mondo, diciamolo.

E che Napoli racconta?

Direi tutta, la connotazione medio alta: i ricchissimi che abitano a palazzo Palladini (in realtà Villa Volpicelli) ma anche quella popolare, dei vicoli.

In seguito alle disposizioni anti-covid, quanto è cambiato il tuo lavoro sul set?

Moltissimo! Sai, è tutto più complesso di come appare. Prima sul set c’erano truccatori, parrucchieri, costumisti. Ora la loro presenza è ridotta all’osso. La mattina arriviamo in Rai, gli attori vengono “preparati” ma poi la giornata di riprese può durare anche 10 ore e quindi bisogna intervenire da soli. Gli attrezzisti per esempio, quelli che sistemano in scena i bicchieri o i piatti su un tavolo, lasciano tutto lì e poi siamo noi che disponiamo le cose. Infine, facciamo il tampone in continuazione. Esiste tutto un mondo dietro le quinte.

Quella degli artisti è, in questo momento storico, una delle categorie più penalizzate: cinema, teatri e piazze chiuse. Cosa ne pensi a riguardo?

Penso che non si sia fatto niente per rendere la vita delle persone più felice e sicura in questo periodo. Credo si sia trasmesso solo paura. Una nazione in cui lo sport, l’istruzione, la cultura in tutte le sue forme e la socialità come scambio creativo di pensiero viene così mortificata e bloccata, non ha grandi possibilità di crescere, ma è solo destinata ad un involuzione molto pericolosa.

Gerardo Gallo: regista, sceneggiatore, scrittore e terapeuta energetico. Eclettico o solo indeciso?

Da vero gemelli in senso astrologico, non posso che essere molteplice! (ride n.d.r). Tutto quello che sento essere nel mio talento e nel mio desiderio, io lo seguo e lo perseguo. Sono un curioso, mi piace indagare il mondo, anche ciò che non è apparentemente concreto ma di cui ho percezione. No, non sono un indeciso, mai lo sono stato, so quello che voglio e appena posso vado a prendermelo.

Parliamo di “Tre luci dal buio”, il tuo libro. Che storia racconta?

È una storia di destini incrociati, quella di tre artisti che, a un certo punto, subiranno un blocco (anche) creativo. E nelle loro vite arriveranno tre donne che le sconvolgeranno, in senso positivo, perché faranno da ponte verso una nuova visione del mondo.

So che il libro è nato inizialmente come una sceneggiatura…

Vero, è proprio un racconto filmico. Mi è arrivato come un’onda energetica che poi si è tramutata in realtà dopo 10 anni: è diventato libro durante il lockdown, pensa.

E se diventasse un film? Quali attori potrebbero interpretare i tuoi personaggi?

Beh, sarebbe il mio sogno! E se proprio devo sognare in grande, vorrei un cast internazionale. Per le mie “creature” non vanno bene attrici sofisticate ma donne che abbiano la propria età e che la dimostrino, volti che raccontino un vissuto e un percorso. Cate Blanchett ad esempio. Per i protagonisti maschili mi vengono in mente nomi come Servillo o anche Salemme in un personaggio tutt’altro che comico. 

Progetti futuri? 

Io progetto in continuazione: sono prolifico assai. In questo momento sto scrivendo una storia esoterica su Napoli, culla di grande energia, ho un amore viscerale per questa città. Parla di un camorrista che viene ucciso ma torna in vita dopo 5 giorni dotato di una forza fisica straordinaria, una sorta di supereroe, che però ha un compito specifico: fare i conti con le sue malefatte e capire perché dei bambini speciali entrano nel suo mondo.

So che tu conosci benissimo la nostra Irpinia. Ti piacerebbe o ti ispira come set per girarci un film?

Ho ricordi molto belli dell’Irpinia, ne amo la natura, il suo essere un polmone verde della nostra regione, il cibo e le tante tradizioni in cui l’energia della madre terra è molto forte. Ci ho anche lavorato: facevo il percussionista per un gruppo musicale, “La Partenope”, e abbiamo suonato tante volte lì, uno dei concerti più belli e calorosi è stato a Lioni. Poi amo Montevergine per l’energia di bellezza e di amore che sprigiona e che ti infonde. Sì, sicuramente un progetto che possa prendere vita da quelle parti, sarebbe molto nelle mie corde!

Gerardo, dove ti vedi tra 5 anni?

Tra 5 anni vorrei stare su un set, magari proprio in Irpinia chissà…. a dirigere attori senza mascherine.