Fedele: “La cultura motore dello sviluppo impariamo a promuovere la nostra Irpinia”

 Fedele: “La cultura motore dello sviluppo impariamo a promuovere la nostra Irpinia”

L’ex Dirigente del Mise indica la strada per avviare una nuova stagione di crescita. “Perse tante occasioni, ma l’Europa ci dà ancora un’opportunità”

Da oltre sessant’anni rincorriamo una condizione che sembra essere un miraggio: lo sviluppo. Il nostro territorio, così come quelli che come il nostro soffrono il divario economico reddituale dal resto del paese, discute e dibatte su argomenti come disoccupazione, emigrazione, spopolamento, ed aspetta che la politica ci salvi e ci porti per mano verso la tanto sperata crescita”. Vincenzo Fedele, ex Dirigente del Ministero dello Sviluppo Economico, analista di gestione, esperto aziendalista e specializzato in finanza agevolata, individua in “locale” la parola chiave. “Bisogna scommettere di nuovo sulle comunità, sulle relazioni che sono a fondamento dei processi economici e sociali. Occorre partire da una dimensione locale dello sviluppo. Dobbiamo puntare a “stili di vita generativi”, capaci cioè di ripensare le azioni economiche secondo un orizzonte più vasto ed una maggiore consapevolezza delle implicazioni trasformative che tali azioni comportano, soprattutto in riferimento allo “spazio” in cui esse si localizzano”.

Fedele, il suo invito è a puntare sui territori, ma intanto le comunità locali, e l’Irpinia non fa certo eccezione, continuano a disperdere risorse preziose, a partire dai fondi comunitari.

È vero, non si sanno sfruttare le occasioni ed i benefici messi in campo dall’Unione Europea direttamente e per tramite la Regione. Opere faraoniche incompiute sono dimostrazione di accaparramento e di inefficienza. Le azioni dello sviluppo locale che tendono alla crescita culturale e, per tramite di questo, allo sviluppo del territorio e delle sue caratterizzazioni anche enogastronomiche, dovrebbero essere accompagnate dalle istituzioni, che il più delle volte sono impreparate.

Sta pensando a qualche opera in particolare?

L’ultimo esempio è il PICS città di Avellino. Parametri ed indicatori di punteggio vecchi ed incongruenti che hanno decretato il fallimento di tante leggi del passato, ora sono il riferimento per rivitalizzare con il commercio di vicinato il centro storico. Speriamo bene, ma le premesse non sono le migliori.

Lei cosa immagina per il centro storico di Avellino?

L’antico borgo è il cuore pulsante della città, dove si fa cultura, dove dovrebbe operare il caffè letterario, ludoteche e spazi a disposizione delle associazioni culturali. Immagino una vera e propria Academy che dirotti talenti verso altri impieghi futuri, sfoltendo le schiere sempre più corpose di avvocati, architetti, commercialisti che si spartiscono una clientela sempre più scarna. Di questo dovrebbe vivere il borgo della antica città.

La cultura può essere davvero il motore dello sviluppo anche in Irpinia?

Credo proprio di sì. Lo sviluppo, inteso nella maniera più moderna, e come lo vede l’Europa, tende al mantenimento delle posizioni attuali ed allo sviluppo di nuove attività. La scommessa parte dal MIUR che introduce la cinematografia come materia didattica nelle scuole con l’intento di stuzzicare, rimuovere, ambire a nuove professioni. Uno sviluppo autenticamente generativo non può, pertanto, che originare da una responsabilità maturata consapevolmente verso il proprio ambiente di vita e praticata concretamente in una dimensione particolare e locale.

E il territorio?

Ha un suo specifico ruolo: è, ad un tempo, l’insieme delle sue dotazioni naturali, delle tradizioni culturali e dei dinamismi e processi che in essi continuamente “condensano” le relazioni tra persone e istituzioni, vale a dire organizzazioni e sistemi di regolazione sociale. Diventa, pertanto, fondamentale recuperare un paradigma differente ed un approccio alle politiche di sviluppo territoriale che sappia coniugare insieme obiettivi economici e sociali, valorizzando al meglio le risorse produttive e non produttive, perseguendo una finalità più ricca e densa di valore territoriale.

Prego, continui.

Il termine cultura, mai come in questi ultimi anni, è stato ripetutamente trattato come elemento di sviluppo, di crescita, di progresso. Insomma un toccasana per le regioni ancora arretrate, secondo i parametri comunitari, la Campania, la Calabria, la Sicilia, la Basilicata e la Puglia. Il PON, programma operativo nazionale, è lo strumento comunitario attraverso il quale è stata e viene attivata la politica nazionale in tema di coesione ed interviene potenziando i servizi turistici e sostenendo la imprenditorialità del settore.

Con quali criteri sono gestite le relative risorse?

I fondi sono destinati a contribuire alla strategia “Europa 2020” per una “crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva”. Tra gli obiettivi tematici individuati vi è quello della protezione, promozione e sviluppo del patrimonio culturale, considerato asset potenzialmente decisivo per lo sviluppo del Paese, sia in quanto fattore cruciale per la crescita e la coesione sociale, sia per gli effetti e le ricadute positive che può determinare nel sistema dell’industria turistica. Il PON “Cultura e Sviluppo” supera quindi il tipico approccio fondato sul binomio “conservazione – fruizione”, aprendo alla funzione di “produzione/attivazione culturale”, intesa come capacità di generare ambienti favorevoli all’emersione e al trasferimento di innovazione e quindi di produrre nel tempo cambiamenti strutturali.

Come si traduce quanto immaginato nella programmazione comunitaria in interventi concreti a favore del territorio e delle sue comunità?

Bisogna sostenere le imprese della filiera culturale, turistica, creativa, dello spettacolo e dei prodotti tradizionali e tipici al fine di valorizzare le opportunità e i vantaggi delle intersezioni settoriali e realizzare prodotti/servizi finalizzati all’arricchimento, diversificazione e qualificazione dell’offerta turistico-culturale degli ambiti territoriali di riferimento degli attrattori. L’Irpinia, decantata da tutti per la sua incontaminata natura, è al centro del bacino dei più interessanti attrattori turistici dell’Europa: Napoli, Pompei, Ercolano, Paestum, Le costiere Amalfitana e Sorrentina, Santuari, Castelli, viabilità di eccellenza, enogastronomia unica. Promozioniamo poco noi stessi, mortifichiamo il nostro potenziale, non facciamo crescere le nuove generazione nella convinzione che “vivono un territorio di eccellenze di cui bisogna essere fieri ed essere protagonisti”.