Escher, il genio enigmatico

 Escher, il genio enigmatico

In mostra a roma fino al 1 Aprile 2024

Chi è Escher? È la prima domanda che ci si pone. E se il nome di questo grafico e incisore olandese per alcuni resta ancora sconosciuto, non così le sue opere, riconoscibili e spesso rielaborate in produzioni cinematografiche, fumetti, copertine discografiche, oggettistica, moda, design.

Presentato per la prima volta a Roma poco più di 10 anni fa in una mostra al Chiostro del Bramante (oltre 200.000 visitatori), oggi Maurits Cornelis Escher (1898-1972, Paesi Bassi) è tra gli esponenti artistici più ammirati e condivisi dall’epoca moderna per le sue incisioni, le litografie, le rappresentazioni di immaginari impossibili, di illusioni ottiche, di infiniti e di paesaggi che non hanno eguali.

L’Italia è la prima mèta di Escher dopo la fine dei suoi studi. Il 1922 è l’anno della svolta e l’inizio della sua avventura nel nostro Paese, dal nord al sud del territorio. 

Nel marzo del 1923 arriva in Campania, che ama per la sua luce e i suoi colori, e in costiera amalfitana, a Ravello, incontra la donna che sposerà l’anno successivo a Viareggio, in Toscana: Giulia Umiker, figlia di un banchiere svizzero.  I due si stabiliranno a Roma, in un’elegante palazzina nel cuore di Monteverde, in Via Poerio 122.

Nella Capitale Escher si fermerà per 12 anni. E oggi Palazzo Bonaparte, in Piazza Venezia, celebra i 100 anni dalla sua prima visita nella città con una mostra ricca di opere.

Otto sezioni, dagli inizi della sua attività di grafico fino alla cosiddetta Eschermania, passando per il periodo spagnolo delle tassellature ai paradossi geometrici, dalla struttura dello spazio ai lavori su commissione, per raccontare la vita e l’arte di un olandese inquieto, geniale e anche un po’ scontroso.

Circa 300 creazioni esposte, tra cui la celebre Mano con sfera riflettente (1935), Vincolo d’amore (1956), la splendida e ineguagliabile Metamorfosi II (1939) a testimoniare il percorso di un creativo ritenuto enigmatico per l’unicità della sua cifra stilistica, capace di unire e far confluire nelle sue produzioni tecniche e temi di sorprendete novità.

La sua originalità cattura una variegata platea di visitatori, non solo appassionati di arte ma anche scienziati, matematici, amanti del design e della grafica, registi, fumettisti. Le esposizioni su Escher realizzate negli ultimi anni a Madrid, Singapore, New York, Milano hanno fatto registrare oltre 2 milioni di presenze. In preparazione la prima presentazione in Giappone.

E nella storica palazzina difronte al Vittoriano, un tempo appartenuta alla madre di Napoleone Bonaparte, attualmente di proprietà delle Generali, ci si ferma ad ammirare le opere stravaganti e complesse di Escher, quasi una proiezione dell’attraente modernità del linguaggio visionario dell’intelligenza artificiale.

Nella Sezione Italia, risaltano i luoghi che Escher amava di più: la Campania, la Calabria e la Sicilia. “Erano per lui i paesaggi più belli”, racconta Iole Siena, presidente del Gruppo Arthemisia, ente organizzatore della mostra. Nel nostro Paese nasceranno due dei suoi tre figli.

Ad arricchire il percorso espositivo, distribuito su due piani e in sale caratterizzate da giochi di luce e ombra, anche la ricostruzione dello studio di Escher in Olanda, a Baam, con alcuni strumenti originali utilizzati dal maestro.

“Se una persona usa la grafica come mezzo espressivo fin dalla giovinezza – scriverà Escher nel novembre del 1953 – se per molti anni crea immagini impiegando invariabilmente strumenti come matrici di legno, lastre di rame e pietre litografiche, oltre al torchio, all’inchiostro e a ogni tipo di carta per la stampa, alla fine questa tecnica diventa la sua seconda natura. (…)

Al tempo stesso, tutta questa tecnica è solo un mezzo, non un fine in sé. L’obiettivo che sta perseguendo è qualcosa di diverso da una stampa perfettamente eseguita. Il suo scopo è raffigurare sogni, idee o problemi in modo tale che altre persone possano osservarli e rifletterci sopra”. 

E le opere di Escher raggiungono lo scopo espresso dall’artista: inducono alla riflessione. Catturano lo sguardo proiettandoci in un tempo sospeso, immaginando la sua mente geniale e solitaria protesa a indicarci una strada, magica, straniante, che tocca l’inconscio, si fa introspezione, silenzio, malinconia e allegria insieme, ci proietta in tempi futuri logori di meccanismi che, svelati già dalle sue fantasie, lasciano intravvedere l’unica possibile via d’uscita, di bellezza e creatività

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