Emanuela Di Guglielmo

 Emanuela Di Guglielmo

Architetto-Fotografa

di Angela Toglia

Emanuela Di Guglielmo,  architetto fotografa. Classe 1979, irpina di origini calitrane. Ha studiato architettura all’Università a Parma e vissuto a Londra per due anni dopo la laurea, dove ha approfondito la lingua. L’Irpinia è sempre stata il suo punto fermo, tanto da ritornare definitivamente per poter mettersi in gioco al 100% come donna e fotografa freelance. Oggi vive tra Calitri e Napoli e si occupa di fotografia pubblicitaria   

Emanuela, lei è architetto o fotografo?

Architetto di formazione e fotografa di professione.  

Paesaggio naturale o urbano?

 L’uno e l’altro. Avendo vissuto a Londra ho avuto modo di rapportarmi con lo skyline londinese, i quartieri residenziali e i negozi vintage. Ho vissuto tutto questo fotografandolo, tanto da aver realizzato una piccola esposizione degli scatti sulle vetrine dei negozi e le architetture riflesse di Crouch End. Qui si è unita la mia veste da architetto fotografa (interior design/architettura). Dall’altra parte, però, il periodo emiliano e gli anni dell’università mi hanno avvicinato alla fotografia del paesaggio italiano, facendomi leggere i nostri paesaggi irpini con più consapevolezza.

Lei si occupa anche di food photography: qual è la differenza con un food influencer?

 Sono due professioni complementari.  Il primo è un fotografo specializzato in still life. Fotografare il mondo del food non è semplicemente immortalare un piatto, ma esiste molto altro, come l’ambiente da raccontare, le sale dei ristoranti (foto di architettura), chef (brand identity) insieme allo staff, il luogo dove è collocato. Tutto questo è possibile realizzarlo da occhi esperti e specializzati. Nei miei scatti cerco di esaltare il lavoro che c’è dietro al prodotto, faccio le mie ricerche, ascolto e studio lo spazio in cui mi trovo. Unisco l’esigenza del cliente e la mia creatività. La foto deve essere reale e coerente per poter leggere l’anima del luogo in cui è stata scattata.

Quali sono i suoi riferimenti?

Fra i vari fotografi di architettura studiati durante l’università a Parma, Gabriele Basilico, dal quale ho attinto la razionalità, la composizione, lo studio delle forme architettoniche, e Luigi Ghirri, fotografo emiliano che attraverso i suoi scatti mi ha avvicinato al paesaggio, come pure Mario Giacomelli con le sue colline marchigiane. E mio padre, che mi ha trasmesso il forte senso per le radici e per l’arte.

Vivere qui, per lei, è una scelta o un ritorno alle origini?

Ho sempre vissuto fuori, ultimamente mi divido tra Napoli e Calitri, ma ho sempre sentito il legame con questa terra. La lontananza mi ha insegnato a leggere in maniera diversa il mio territorio e la fotografia mi ha aiutato molto in questo. Quando vivevo a Londra ho capito che volevo ritornare qui, non volevo vivere con questa separazione mentale di stare altrove e voler fare qualcosa per la mia terra. È una scelta consapevole, vista come una sfida che mi ha dato la spinta a continuare. Da qui traggo la mia ispirazione per il mio lavoro, l’importante è avere sempre una mente aperta ed obiettivi chiari.

Nella sua installazione interattiva dello scorso agosto a Conza della Campania in occasione del quarantennale del terremoto, su cosa ha voluto porre l’accento? Partendo dalla mia tesi di laurea “La ricostruzione di Conza della Campania attraverso la fotografia di paesaggio” ho elaborato questa video installazione dal titolo FATE PRESTO, insieme all’antropologa Marina Brancato, e ho analizzato le trasformazioni lì avvenute nel post terremoto. Ho interpretato il territorio diversamente da come poi è stato ricostruito. FATE PRESTO non solo per rievocare l’articolo de Il Mattino o l’opera di Andy Warhol, ma per me è ancora un “fate presto” per le divisioni che ancora oggi ci sono, per l’isolamento. L’installazione non è stata una commemorazione, ma una forma di protesta; è un’opera collettiva in cui le persone spostano, sul telo da me dipinto, le abitazione quasi a voler costruire la propria città ideale, ponendo così l’attenzione sul paesaggio. È anche itinerante perché è stata esposta a Napoli all’ex asilo Filangieri nella Semmana IrpiNA, a Gorizia e a Grottaminarda.

I suoi obiettivi per il futuro?

Continuare a fare il mio lavoro nel migliore dei modi. Di fatti, frequento un corso di fotografia pubblicitaria a Napoli, nell’istituto superiore di comunicazione ILAS. Mi piacerebbe molto poter vedere pubblicato un mio lavoro su una rivista di settore.