Carmine Cioppa: non sparate sulle banche

L’ex Dirigente Bancario auspica un nuovo piano Marshall per rimettere in sesto l’economia dopo il ciclone Covid. “Procedure troppo lente, meno vincoli per il sistema creditizio”

Un piano Marshall per dare corpo e sostanza alla “fase 2” dell’emergenza sanitaria Covid-19 e rimettere in carreggiata il mondo imprenditoriale. Carmine Cioppa, che vanta una lunga carriera nel mondo bancario, come dirigente del Banco di Napoli e della Banca di Roma (poi Unicredit), auspica che alcuni punti chiave di quell’intervento possano trovare applicazione anche nell’Europa di oggi, alle prese con una ripartenza che si annuncia decisamente complicata. Egli sottolinea, ad esempio, l’importanza di mettere in campo, oggi come allora, finanziamenti, ripetuti negli anni, di lunghissimo termine, destinati a creare benessere, e quindi aumento dei consumi, nonchè a sviluppare attività imprenditoriali con maggiori ricadute occupazionali.

Come giudica le misure messe in campo dal Governo a sostegno dell’economia? Il premier Conte ha parlato di una potenza di fuoco senza precedenti.

La sfida è tutta sulla velocità: le banche, riferimento anche “fisico” di ultima istanza, devono essere messe in condizioni di operare in modo rapido e diretto. Le imprese hanno bisogno di risposte immediate, le misure messe in campo dal Governo devono funzionare in maniera automatica, come, per fare un esempio, i finanziamenti per le microimprese e per i professionisti. Solo in questo modo si può incidere concretamente e dare slancio alla nostra economia.

E invece c’è già chi punta il dito contro la burocrazia.

C’è burocrazia anche nelle banche, non nascondiamocelo. La loro attuale organizzazione fortemente centralizzata complica l’applicazione del piano Conte, in quanto esce fuori dagli standard del sistema creditizio che ha dei meccanismi ai quali non può derogare, anche in una fase in cui la velocità di erogazione di liquidità può decidere il destino di un’impresa.

Molte imprese accusano le banche di preferire investire liquidità nella Bce invece che nel tessuto imprenditoriale.

E’ inimmaginabile che Amministratori qualificatissimi di Gruppi bancari di dimensioni europee facciano scelte così poco oculate. In realtà, occorre tener presente che la capacità di prestito di una banca è rapportata al suo patrimonio di vigilanza e non può superarne il 12 per cento, a prescindere dalla liquidità di cui la banca dispone. E’ un vincolo, peraltro, che non si applica agli interventi legati al Covid, assistiti da garanzia statale, che non intaccano la capacità di prestito delle banche; un  aspetto certamente positivo. C’è di più. Il rischio di insolvenza dei prestiti che le banche stanno concedendo è piuttosto elevato e comporterà, in futuro, accantonamenti cospicui che andrebbero  a ridurre, in base alla normativa vigente, il patrimonio di vigilanza.  E’, perciò,  all’esame della Commissione Europea la possibilità di considerare tali accantonamenti, per periodi da definire, come capitale proprio senza obbligo di far ricorso a vecchi o nuovi azionisti.

Quali sono i punti del piano Marshall che lei crede possano trovare applicazione anche nel contesto attuale?

Quando, nel 1947, il Segretario di Stato George Marshall presentò il piano all’Università di Harvard, evidenziò la necessità di interventi massicci per evitare problemi di carattere socio-economico e politico. Il successo di quell’iniziativa fu determinato dall’impostazione del piano che prevedeva interventi ripetuti lungo l’arco di tre o quattro anni e finanziamenti di lunghissimo periodo destinati a creare benessere, e quindi a sostenere la ripresa dei consumi, ed in settori produttivi in grado di generare importanti ricadute occupazionali. Potrebbe essere questo un modello valido anche oggi per l’Europa, attesa da una fase di rilancio e ripresa che si annuncia tutt’altro che semplice.

Con il piano Marshall furono fatti anche degli errori che, secondo lei, andrebbero evitati?

Non c’è dubbio: quei fondi erano destinati soprattutto all’acquisto dall’America di beni di produzione e macchinari, un vincolo non gradito a gran parte dei paesi europei, a partire dall’Italia che utilizzò quelle risorse soprattutto per l’acquisto di beni di prima necessità e di combustibile. Altro errore: in Italia mancò il necessario coordinamento delle azioni messe in campo, al punto da far suggerire la creazione di una “Autorità di Piano”, composta di professionisti ed esperti, indipendente dai vari Ministeri, con capacità decisionali e con  obbligo di verifica dei risultati raggiunti. Sembra di assistere alle difficoltà del momento attuale. La verità è che la finalizzazione degli investimenti è stato sempre un fattore indigesto per il nostro Paese. Forse anche per questo, per tornare all’attualità, continuiamo ad opporci al Mes “senza condizioni”,  che ha l’unico vincolo nella destinazione dei fondi al solo comparto sanitario.

Anche con il piano Marshall successe qualcosa di simile?

Sì, nel 1948, ben 15 miliardi di lire furono utilizzati da Fanfani per il piano casa che diede un’opportunità di lavoro a 600mila operai, impiegati nella realizzazione di 350mila appartamenti. Fu una grande operazione che non venne però vista di buon occhio dall’America. Diciamo che il nostro Paese fa fatica ad osservare certi vincoli, e forse anche per questo si fa altrettanta fatica a capire fino in fondo le logiche e i limiti entro i quali opera il sistema creditizio.

Una difesa del mondo nel quale ha operato per tanto tempo?

Assolutamente no. Mi sforzo di essere sempre obiettivo, e non lesino critiche al sistema bancario. Ma teniamocele strette queste banche, perché, ancora per molti anni, saranno il riferimento principale per lo sviluppo del nostro sistema produttivo. Proteggiamole anche da scalate straniere che determinerebbero, per il sistema Italia, le stesse conseguenze che ha comportato, per il Mezzogiorno, la scomparsa del Banco di Napoli. I rapporti conflittuali, ne sono certi, continueranno, ma come tra due amanti, tra i quali il cercarsi e litigare è un elemento di vitalità, direi quasi naturale.

Marco Grasso