Carlo Gatti, carriera militare e dipinti
“Nella mia pittura l’amore per la vita”
di Sabina Lancio
Comincia a disegnare a 13 anni. Dopo aver terminato gli studi classici, Carlo Gatti, nato ad Avellino nel 1948 e Colonnello dell’Esercito in pensione, intraprende la carriera militare che lo porta in giro per l’Italia e all’estero, e alla nomina di Cavaliere, conferitagli nel 1994 dal presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Ma non abbandona la sua passione per la pittura, né la sua terra d’origine, l’Irpinia. Oggi risiede, infatti, a Mercogliano dove continua a dipingere il suo amore per la vita, attraverso la bellezza delle sinuosità di corpi, fiori e paesaggi. E attraverso l’accostamento di forme e colori diversi nella sua “scomposizione d’amore”, dando vita, su tela, ai contrasti dell’animo umano.
Dopo la vita militare terminata nel ‘97, si è iscritto all’Accademia delle Belle Arti di Roma, dove ha continuato a coltivare una passione e un talento che ha sin da giovanissimo, quelli per la pittura. In che modo ha cominciato a dipingere e come si è evoluta la sua arte nel tempo?
Disegnare è una dote innata. Io ho avuto anche la fortuna di poter seguire, dal vivo, quello che considero il mio maestro, lo scultore e pittore Giulio De Angelis di Roma. Con lui e attraverso i suoi lavori ho acquisito la consapevolezza delle mie capacità, così come delle mie mancanze.
Poi, quando ho assimilato tecnica ed esperienza, ho continuato nella ricerca della “mia” pittura. In pittura, come in ogni campo, vince alla fine chi ha l’idea vincente.
“Credo che rendere visibile l’invisibile sia il grande merito dell’arte” si legge nella sua biografia. La pittura per conoscere il mondo, ciò che ci circonda, per fissare su tela pezzi di storie che rimangono impressi negli occhi di chi osserva, con una grande profondità che deriva dall’animo dell’artista. La sua pittura esprime il suo mondo interiore, o preferisce raccontare quello esterno?
In pittura mi lascio trasportare dall’istinto. Per me la pittura è estraniarsi dal mondo, è come una medicina, un unguento magico. È il mio amore per la vita. Ogni artista esprime un po’ del suo mondo interiore. Io non sfuggo a questo principio. Cerco comunque di tenere da parte i miei sentimenti, per quanto possibile. Devo e mi sforzo di produrre qualcosa che possa interessare a tutti, senza influenzarli con i miei problemi o le mie gioie. Certo qualcosa trapela, ma non è mia intenzione raccontare di me.

Nei suoi dipinti un insieme di sensazioni e sentimenti attraverso un’esplosione di colori e forme, anche contrastanti tra loro, proprio come le emozioni che ognuno di noi porta dentro. Contraddizioni e dualismi della vita si celano nella sua pittura, in particolare nella scomposizione. In che modo?
Il mio “modo di dipingere” è stato sempre caratterizzato dal colore. Forte, chiaro, deciso e denso. La “scomposizione d’amore” mi ha permesso di interconnettere tra loro le figure che dipingo. È stata la chiave di volta della mia pittura, nella quale cerco di inserire vari aspetti della vita e delle situazioni. Questo mi permette, isolando in quadrati, di dipingere un panorama interconnesso ad una figura o anche ad una natura morta. Alla fine ne risulta un insieme armonico per i colori usati, che caratterizzano le varie componenti del dipinto. Sta poi all’osservatore fare le proprie deduzioni e congetture per interpretare il dipinto. Ognuno penserà di trovare la giusta verità in esso, secondo la propria sensibilità. Già il fatto che l’osservatore si fermi ad osservare un mio dipinto mi gratifica molto.
Il corpo femminile senza veli è presente in molte delle sue opere. Ma anche volti, o particolari del corpo, o più corpi insieme. Sembra che sia proprio dal corpo che parte tutto ciò che muove i suoi pennelli sulla tela. Come mai?
In molti dei miei dipinti compare la donna. Certamente il corpo femminile e le sue grazie mi hanno spesso portato a dipingere di loro. Per me rappresentano la perfezione che non è detto, però, io riesca a riportare nei dipinti. Cosa c’è di più dolce e sensuale di un corpo femminile? Credo poco. Altre cose che amo dipingere sono i fiori e i paesaggi, tutto ciò che possiede bellezza.

Le sue tele sono state esposte in occasione di tante mostre personali e collettive, e ospitate da numerose Gallerie nazionali e internazionali. Alcune, a breve, in permanenza a Venezia e Torino, insieme alle opere di artisti del calibro di Chagall. Della sua pittura hanno scritto i maggiori critici e tanti sono i riconoscimenti che ha ricevuto. Quale futuro immagina, in questo momento storico, per la sua pittura e per l’arte in generale?
Con la pittura ho iniziato negli anni ’70. Ho attraversato ogni periodo. Ho fatto tante mostre, anche in Gallerie prestigiose. I risultati? Pochi. In quanto, soprattutto quando sono giovani, gli artisti vengono solo sfruttati. I galleristi chiedono soldi per esporti, gonfiano i prezzi per i cataloghi e tante altre cose. Il mondo dell’arte è un mondo effimero, mi ricorda la Borsa. Se hai la fortuna, perché di fortuna si tratta, puoi trovare un gallerista che ti supporta, ti espone e ti valorizza, senza chiederti molto. Ma sono mosche bianche. Andando avanti negli anni, l’artista viene valorizzato un po’ di più, sapendo che è giunto ormai alla sua ultima stagione di produzione. A 70 anni ho avuto la fortuna di fare una mostra a Torino, finalmente una gallerista mi ha notato e sono soddisfatto. La Galleria Accorsi, infatti, ospiterà una mia mostra personale dal 2 al 16 aprile 2022. È un’occasione importante, prestigiosa. Finalmente, dopo tanto lavoro, si potranno vedere la mia grande passione e la mia grande fede pittorica. Oggi fare l’artista costa. Non tanto nel lavoro da inventarsi con nuovi effetti, quanto nel supporto pubblicitario che bisogna avere, dai Social alle inserzioni su giornali importanti. Fino alle “giuste” conoscenze.