Andrea Giuliacci

 Andrea Giuliacci

Il cambiamento climatico, una sfida per la vita

È ormai sotto gli occhi di tutti quanto il clima stia cambiando: fenomeni atmosferici sempre più estremi stanno infatti stravolgendo non solo il nostro Paese, ma tutto il Pianeta, con esiti catastrofici per la sopravvivenza delle specie che lo abitano. Per avere un quadro preciso della situazione ho intervistato Andrea Giuliacci (figlio dell’iconico Colonnello Mario Giuliacci), famoso meteorologo e climatologo (dal 2002 cura le previsioni del tempo per Mediaset), autore di numerosi libri e di innumerevoli pubblicazioni scientifiche e accademiche, nonché docente di Fisica dell’Atmosfera presso l’Università degli Studi di Milano. Dal 1997 lavora presso il Centro Epson Meteo – oggi “Meteo Expert”) e dal 2007 è anche membro del CBN-E (Climate Broadcasters Network – Europe), che opera sotto l’egida della Commissione Europea. 

Cosa sono i cambiamenti climatici e a cosa sono dovuti?

I cambiamenti climatici descrivono quel fenomeno per cui le condizioni meteo più probabili in una determinata stagione stanno rapidamente cambiando: ecco allora che il clima dell’inverno in Italia, da “freddo e nevoso” che era, sta diventando “poco freddo” e “asciutto”, mentre l’estate sempre più spesso è “caldissima”. Il cambiamento climatico non sta solo causando un aumento delle temperature medie, ma sta letteralmente modificando le caratteristiche di tutti i fenomeni atmosferici, rendendoli in generale più intensi. È il motivo per cui i temporali sempre più spesso portano grandine, nubifragi e forti raffiche di vento, mentre la siccità, quando arriva, è mediamente più prolungata e severa che in passato. In parte si tratta di normali cicli naturali, dovuti alle variazioni dell’orbita terrestre, al vulcanismo e ai cicli solari, ma almeno per gli ultimi decenni un contributo importante è arrivato anche dalle attività umane, soprattutto attraverso l’emissione di particolari sostanze, i gas serra, capaci di trattenere il calore all’interno dell’atmosfera, rendendola perciò più calda.

Nella storia della meteorologia ci sono alcune date molto significative: il 1880, gli anni ’50 e ‘80 e l’ultimo decennio. Perché?

Il 1880 è importante perché è l’anno a partire dal quale disponiamo di un numero di stazioni meteo sufficiente a descrivere con certezza l’andamento del clima su scala planetaria; gli anni ’50 rappresentano un punto di svolta, perché tutte le ricerche più aggiornate suggeriscono che quanto avvenuto al clima prima del 1950 si possa spiegare quasi del tutto con la sua naturale ciclicità, mentre la maggior parte (dove per maggior parte si intende oltre il 50%) del cambiamento climatico dopo la metà del XX secolo sia stata causata dalle attività umane. Gli anni ’80, sono quelli in cui il problema del cambiamento climatico è divenuto di dominio pubblico. In particolare, viene considerato fondamentale quanto accaduto nel giugno del 1988 quando il climatologo della NASA James Hansen, in un’audizione pubblica al Senato degli Stati Uniti, annunciò che era in atto un rapido surriscaldamento del Pianeta causato dall’incremento delle concentrazioni atmosferiche dei gas serra. La notizia ebbe grande risalto sulla stampa americana e finì anche sulla prima pagina del New York Times, accendendo i riflettori del mondo su questo fenomeno. L’ultimo decennio poi è “tristemente” rilevante perché è quello che con maggior chiarezza ha mostrato agli scienziati, e non solo, quanto rapidamente stia cambiando il clima: basti pensare che, a livello planetario, gli ultimi 9 anni sono anche in assoluto gli anni più caldi dal 1880 in poi!

Di quanto si è alzata la temperatura media annuale dal 1880 a oggi e quali sono gli effetti a livello mondiale?

Rispetto alla fine del XIX secolo il Pianeta oggi è più caldo di circa 1,1 gradi. Può sembrare poco, ma in realtà è un’enormità, perché non si tratta dello scarto di temperatura tra un giorno e il successivo. È la differenza di temperatura su base annuale, quindi in un anno intero (365 giorni) si accumulano più di 365 gradi di differenza! Perché è tanto? Perché quei 365 gradi potrebbero essere distribuiti in modo uniforme, un grado in più tutti i giorni, ma anche in maniera casuale, magari concentrandoli tutti in appena 3 mesi in cui ogni giornata sarebbe di circa 4 gradi più calda rispetto all’anno precedente! Inoltre, se le temperature medie sono più alte significa che, inevitabilmente, nell’atmosfera c’è più calore, cioè più energia a disposizione di tutti i fenomeni atmosferici: è il motivo per cui i temporali sono mediamente più intensi e con maggior frequenza accompagnati da grandine o trombe d’aria, ma anche perché le perturbazioni portano sempre più spesso piogge eccessivamente abbondanti, che il territorio non riesce ad assorbire, mentre l’alta pressione quando arriva insiste per interi mesi, causando gravi periodi di siccità.

Uno degli effetti del Global Warming è la fusione dei ghiacciai. Cosa comporta?

Questa è una delle conseguenze più evidenti del surriscaldamento del Pianeta e può avere ripercussioni anche difficili da immaginare. In Italia, ad esempio, la scomparsa dei ghiacciai alpini rischia di privarci di una preziosissima scorta d’acqua per i mesi estivi, quando a riempire fiumi e laghi, più delle scarse piogge estive, è l’acqua di fusione proveniente dal ghiaccio e dalla neve presenti sulle montagne. E situazione analoga potrebbe presentarsi in tante altre regioni del Globo.

L’aumento della temperatura nei mari cosa sta provocando?

Il riscaldamento dei mari, innanzitutto, come un cane che si morde la coda, ha conseguenze proprio sul clima, e ce ne stiamo accorgendo anche nell’area del Mediterraneo. Un mare più caldo, infatti, trasferisce all’atmosfera maggiori quantità di calore e umidità: ecco allora che, quando in autunno le perturbazioni cominciano ad attraversare con frequenza i mari attorno alla nostra Penisola, raccolgono più energia e più vapore acqueo rispetto al passato, e quindi con maggior facilità portano piogge e venti di grande violenza. Ma ci sono conseguenza anche per le specie marine: si stima che, oramai, nei mari attorno all’Italia vivano oltre 1000 specie aliene, in gran parte di origine tropicale, che attraversando lo Stretto di Gibilterra o il canale di Suez trovano un ambiente a loro favorevole, contrariamente a quanto accedeva qualche decennio fa. Nuove specie che però tolgono spazio a quelle tipiche del Mediterraneo, mettendole così in pericolo.

L’Italia presenta caratteristiche particolari o rispecchia l’andamento globale?

L’Italia purtroppo è un cosiddetto “hot spot” del cambiamento climatico. Il clima, infatti, non sta cambiando in modo uniforme in tutto il Pianeta: ci sono regioni in cui il processo sta avvenendo molto rapidamente, e altre in cui sta procedendo più lentamente. Ebbene, purtroppo l’area del Mediterraneo, compresa l’Italia, è una delle regioni in cui il clima sta cambiando con maggior rapidità.

Il suo ultimo libro ha un titolo emblematico “Nella peggiore delle ipotesi”. Cosa ci attende se non invertiamo la rotta?

Se continueremo a emettere gas serra con il trend attuale, il clima è destinato a cambiare ulteriormente e in modo veloce. In realtà, nel breve periodo, i nostri comportamenti faranno poca differenza: entro il 2040 infatti le temperature medie planetarie saliranno ancora di qualche decimo di grado, anche se riusciremo a inquinare di meno, semplicemente perché a “lavorare” per riscaldare il Pianeta ci penseranno le enormi quantità di gas serra con cui abbiamo già riempito l’atmosfera e che hanno bisogno di tempi lunghi per essere riassorbite. Se saremo bravi a ridurre le nostre emissioni inquinanti i risultati si vedranno verso la fine del secolo, quando le temperature potrebbero addirittura cominciare a scendere, avviandoci a un graduale ritorno al clima di un tempo. Nella peggiore delle ipotesi, se invece dovessimo aumentare sempre più le emissioni di sostanze inquinanti, le temperature medie per la fine del secolo potrebbero salire anche di 3-4 gradi, con conseguenze disastrose, oltre che per il clima, anche per il paesaggio, l’economia, la finanza, la salute e, persino, le relazioni sociali. Una ricerca condotta dalla Iowa State University ad esempio stima che, con la tendenza corrente, a causa dell’aumento del caldo, entro la fine del secolo il numero annuale di crimini violenti potrebbe aumentare di 34 episodi ogni 100 mila abitanti: come dire che, tra rapine, aggressioni e omicidi, per fine secolo in Italia potrebbero esserci ogni anno quasi 20 mila crimini violenti in più causati dal cambiamento climatico!

Lasciamoci con una nota positiva: cosa possiamo fare noi tutti nella quotidianità per contrastare il cambiamento climatico?

Noi singoli possiamo fare molto più di quel che ci immaginiamo. Innanzitutto, possiamo contribuire a inquinare di meno già con i nostri piccoli comportamenti quotidiani, scegliendo dove possibile di utilizzare energia pulita e, soprattutto, evitando gli sprechi di energia (consumare meno energia significa anche inquinare di meno). Ma ancor più importante è ciò che possiamo fare come collettività, specie in qualità di consumatori: il mercato lo decide il consumatore, e se tutti noi chiedessimo energia pulita anziché inquinante, magari disposti anche a pagare qualcosa di più per averla, il mercato dovrebbe per forza di cose adeguarsi. Ecco perché dobbiamo trasmettere queste conoscenze ai più piccoli: dobbiamo far sì che il consumatore del futuro non si ponga neanche il problema, e che scelga con naturalezza la via dell’energia pulita, del risparmio e del riciclo. In questo senso sono ottimista, perché vedo che le generazioni più giovani hanno una sensibilità per le tematiche ambientali e una conoscenza che dieci anni fa i loro coetanei non avevano: insomma, la strada è lunga, ma la direzione è quella giusta.

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