Martina Palma: “Mostro a tutti i miei difetti, fatelo anche voi”
di Sabina Lancio
Martina Palma, @martiipal per gli oltre 74.000 follower su Instagram, curvyinfluencer avellinese classe ’93, Social Media Manager e una laurea in Giurisprudenza. La body positivity, di cui è diventata simbolo, è per lei un percorso collettivo. Non ha una sola passione, perché ne mette tanta in ogni cosa, dal lavoro ai tramonti ad Ascea. Solare, determinata e incredibilmente spontanea, anche nel suo mondo virtuale è fondamentale la dimensione reale.
Come nasce il tuo interesse per Instagram e come sei diventata influencer?
Nel 2013 ho cominciato ad utilizzare Instagram per modificare foto da caricare su Facebook. In realtà, guardando il mio profilo, mi sono resa conto che ho da sempre la tendenza a raccontare ciò che faccio, riuscendo ad essere spontanea e ad esprimere i miei sentimenti. Così ho continuato, migliorando sempre più le mie foto e prendendo ispirazione dal mondo intorno. Nel 2017 qualcuno ha cominciato a mandarmi piccoli prodotti per fare foto e descriverli, ed ero molto felice. Poi le aziende hanno capito il potenziale e, tra il 2018 e il 2019, è diventato per me un vero e proprio lavoro.
Oltre 74.000 follower, una bella soddisfazione ma anche tante responsabilità.
Mi sono resa conto di parlare a così tante persone quando ho cominciato a controllare ciò che scrivevo. Mentre nei primi anni il social era una sorta di diario e mi sentivo completamente libera nel modo di esprimermi, man mano ho cominciato a modificare il mio linguaggio, perché sento una grande responsabilità. Mi arrivano feedback di tantissime ragazze che mi ringraziano per averle aiutate a indossare un vestitino o il costume al mare, senza vergognarsi del proprio corpo. Così mi rendo conto che, nel mio piccolo, quello che dico può veramente migliorare qualcosa.
Un fisico curvy che non nascondi affatto. Come cerchi di far arrivare la tua positività rispetto al corpo a quelle ragazze che non riescono a stare bene nel proprio?
Anche questo non è stato studiato. All’inizio non mettevo foto mie su Instagram, ma solo di ciò che facevo o del cibo che adoro. Poi ho cominciato a pubblicare foto del mio viso e dei miei outfit, o al mare in costume. Ed è nato tutto così, al contrario. Anche perché pubblicare una foto in costume mi sembrava così normale, ma vedevo che un sacco di persone mi ringraziavano per averlo fatto. È stato tutto costruito su questo bisogno che molte ragazze mi hanno fatto capire di avere e da lì è cominciato un percorso molto più strutturato. Come i post in intimo con Lovable, collaborazione che all’inizio mi spaventava, ma che poi sono riuscita a far diventare un messaggio ed è stata una delle più belle. Il mio scopo è quello di normalizzare il corpo: ti mostro come sono realmente così ti rendi conto che abbiamo tutti dei difetti e, come io li faccio vedere ad un sacco di persone, chiunque può farlo con il proprio gruppo di amici al mare. Allora facciamolo insieme questo percorso collettivo e interattivo.
Nei tuoi contenuti coinvolgi le persone che fanno parte della tua quotidianità in modo naturale. Potrebbe essere anche questa la chiave del tuo successo?
Sì, proprio perché è successo tutto per caso. All’inizio, ad esempio, facevo colazione con il mio fidanzato, la riprendevo e pubblicavo. Poi è diventata quasi una richiesta da parte di chi mi segue perché c’è affetto anche nei confronti delle persone che coinvolgo e che partecipano volentieri, perché hanno capito che è molto divertente e assolutamente non costruito. Credo che la spontaneità sia una delle cose per cui mi seguono di più.
Una delle esperienze lavorative più belle?
Sicuramente Aruba, Caraibi, nel 2018. Un progetto Food per raccontare cosa si mangia sull’isola. Con altri influencer europei, siamo stati a cena a casa di molti locals che ci hanno raccontato la loro vita. Sia su Instagram che in generale, le esperienze più belle sono quelle calate nella realtà. È stato davvero molto interessante, anche per le persone che ho conosciuto, e anche divertente perché ho perso quello che è il mio strumento di lavoro, lo smartphone. Fortunatamente il penultimo giorno! E grazie ai miei colleghi sono riuscita a recuperare un po’ di foto per poter raccontare quell’incredibile esperienza.

Haters?
Con il discorso body positivity è facilissimo incontrarli, perché è facilissimo attaccare chi si espone soprattutto dal punto di vista fisico. Ho ricevuto insulti da profili fake, da alcuni ragazzini di Avellino. E anche da un’altra influencer, in un gruppo Telegram che affrontava proprio il tema della body positivity. Ha condiviso alcune mie foto prese da Instagram insultandomi per il mio stile alimentare. Amo il cibo, soprattutto la pizza, e lo mostro spesso. Capisco che quello che dico e il modo in cui lo dico non siano condivisibili da tutti, ma non ammetto attacchi del genere. Una delle partecipanti mi ha riferito l’accaduto e ci siamo rivolti agli avvocati. Poi lei mi ha chiesto scusa. Insomma gli haters ci sono, ma non mi intaccano particolarmente, anche perché ho cominciato ad espormi in un periodo in cui ero già abbastanza forte.
Il rapporto con gli altri influencer?
Instagram nasce come condivisione, con progetti da fare insieme. Nei primi anni c’erano gli Instameet, per incontrarsi, condividere e raccontare esperienze. Molto divertenti, ma un po’ si è persa l’idea di community da quando le aziende hanno cominciato ad investire e si è iniziata a sentire la competizione. Io sono fortunata perché riesco a mantenere buoni rapporti con diversi colleghi che ho conosciuto in questi 10 anni. Giorgia Di Basilio, ad esempio, è una mia cara amica anche nella realtà. Tutti ci incontriamo agli eventi e ci può essere anche il far finta di essere amici, così come può essere davvero bello rivedersi. Un incastro di dinamiche a volte necessario anche per lavoro.
La prima cosa a cui pensi la mattina, a parte come sistemare la tua frangia ribelle?
Ecco, mi hai rubato la risposta! In realtà, penso al programma del giorno, a come organizzare i contenuti, anche in base alle dinamiche che si creano in questo lavoro che è molto strutturato, in cui non si fa nulla per caso. Poi ci sono volte in cui mi sveglio e piango, altre in cui sono super felice, un po’ come tutti.
Progetti futuri?
Si accavallano progetti di vita e lavorativi, poiché stiamo aspettando di capire il mio fidanzato, dopo i test di Medicina, dove andrà a vivere. Dove andrà lui, andrò anche io. Stiamo insieme da 10 anni ed è arrivato il momento di passare alla convivenza, in più ho la fortuna di poter spostare il mio lavoro con me. E sarà anche divertente costruire una nuova vita in una città a caso, scelta esclusivamente in base all’Università dove studierà Giovanni. L’inizio di un percorso che non so dove mi porterà. Un po’ mi dispiace lasciare Avellino perché la ritengo una città a misura d’uomo e dove sta crescendo il settore del marketing e della comunicazione. La mia idea, al momento, non è quella di vivere fuori per sempre. È chiaro che mi mancherà anche la mia famiglia, in particolare i miei nonni, ma nel momento in cui con me ci sarà Giò, sono pronta a fare questa nuova esperienza.